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Girard René - Vedo Satana cadere come la folgore | In ciascuno dei suoi libri Girard si sforza di stringere più da vicino l'essenziale. Negli oltre 20 anni passati da "La violenza e il sacro", l'essenziale è stato per lui un pensiero: il meccanismo del capro espiatorio. Pensiero che ha una prodigiosa capacità di espansione e investe tutti i piani della vita. Nelle sue opere più recenti, Girard ha cercato di mettere a fuoco tale meccanismo, nel tentativo costante di gettar luce su un punto cruciale: l'unicità della rivelazione cristiana, il perché del suo opporsi a tutte le precedenti. Sfida quanto mai ardua, che Girard accetta fino in fondo: "il carattere irriducibile della differenza giudeico-cristiana può essere dimostrato. E' tale dimostrazione che costituisce l'essenza di questo libro".
Media Voto: 4.25 / 5Piero (02-02-2009) La folla ha bisogno di sacrificare delle vittime per preservare, come crede, se stessa. La caccia alle streghe, l'olocausto, il caso dreyfuss, l'insediamento dei rom causa dei mali della città ecc sono solo alcuni esempi del meccanismo perverso mimetico nel quale le culture di ogni epoca si riconoscono. Tale meccanismo si ripete perpetuamente nella storia dell'uomo in un susseguirsi di folle e di vittime, è Satana che scaccia Satana. Ma succede una cosa anomala: nei miti le vittime erano sempre colpevoli, il loro sacrificio era necessario per vivificare e fecondare la società; nella cultura giudaico cristiana le vittime sono innocenti, pagano per colpe non loro; uccidendo Gesù, cioè la vita, è la colpevolezza della folla che viene finalmente smascherata. Si apre un ciclo nuovo. Satana è smascherato, non può più ingannare l'uomo avveduto con questo stratagemma, cambia strategia: non esige più dalla cultura delle società la colpevolizzazione redentrice di innocenti ma, al contrario, chiede la difesa ad oltranza fino ad un livello di perdita della cognizione dei valori fondamentali dell'uomo. Per non colpevolizzare nessuno si finisce nel non distinguere la differenza fra il bene ed il male.
Non è vero che alla tradizione cristiana appartengono i fautori delle teorie sulla religione, il mondo è pieno di pensatori e critici che riflettono sull'origine e sul significato di ogni religione e cultura dell'umanità, da secoli per esempio il comparativismo studia in ogni anfratto la religione cristiana per cercare di demolirla, ma nessuno è ancora riuscito a sbugiardare la croce, unico simbolo che mostra all'umanità la vera natura di Dio: vittima innocente della follia dell'uomo, eppure innamorato di lui fino alla morte. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Un lettore (16-01-2007) Girad è uomo di un solo libro: "La violenza e il sacro" (Adelphi) le cui teorie ha poi ripetuto con accenti piu' o meno diversi in tutta una serie di libri, librini, interviste, interventi che hanno fatto di lui un maitre-à-penser. La posizione teorica di Girad per cui il Cristianesimo sarebbe "diverso" dalle altre religioni (posizione che - in tutt' altro ambito - già fu di Eliade) mostra comunque tutta la sua ingenuità: certo il Cristianesimo ha caratteristiche proprie che impediscono di assimilarlo al Buddhismo o al Mithraismo (e viceversa), ma - se consideriamo le interpretazioni generali sull'essenza dei fenomeni religiosi in quanto tali - la vera sola "differenza" del Cristianesimo verso le altre religioni consiste solo nel fatto che alla tradizione cristiana appartengono (finora) i fautori delle teorie antropologiche sulla religione, e questo ha fatto si' che quest'ultimi si trovassero portati a guardare il Cristianesimo in un' ottica appunto "diversa" rispetto alle altre religioni (per fare un esempio è come voler descrivere un edificio rimanendone sempre all'interno). Nella fattispecie poi penso che il Cristianesimi, ben lungi dallo scardinare il meccanismo sacrificale, pone anzi quest'ultimo a proprio fondamento. Comunque sia l'interpretazione girardiana del Cristianesimo rimane un capitolo fondamentale di quella "religion after religion" cui John Dadosky ha dedicato uno studio fondamentale: cosi' come Eliade ci ha offerto la possibilità di "essere sciamani" senza dover sottostare ad alcuna iniziazione allo stesso modo Girad ci offre un Cristianesimo fatto di sole idee, senza Chiese né sacramenti. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Piero Gallo pgallo@tiscalinet.it (12-09-2005) L'autore evidenzia in modo magnifico la novità delle scritture cristiane attraverso un'indagine che fa avvertire il fremito del contatto con l'infinita Sapienza che le sorregge.
La bellezza dell'opera può non sorprendere solo chi ha già letto le altre opere dell'autore, tutte di altissimo livello. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Luigi Demiet Dresda luigi.demiet@usa.net (20-06-2001) Questo libro smaschera l'errore logico di chi pretende di ridurre il fatto cristiano ad un mito tra i tanti. Cristo come Dioniso o come Mitra o il Buddha? Girard invita ad indagare fino in fondo ogni somiglianza, ogni elemento che ritorna nel mito e nei vangeli: perché più si indaga e più emergono le differenze essenziali. Il libro opera un'apologia del cristianesimo che trova fondamento unicamente nel rigore della ragione. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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