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Narrativa straniera  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Canetti Elias - Auto da fé

Auto da fé TitoloAuto da fé
AutoreCanetti Elias
Prezzo
Sconto 15%
€ 11,90
(Prezzo di copertina € 14,00 Risparmio € 2,10)
Prezzi in altre valute
Dati2001, 548 p., 6 ed.
TraduttoreZagari L.; Zagari B.
EditoreAdelphi  (collana Gli Adelphi)

Disponibilita immediata
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Descrizione
Da una parte un grande studioso, Kien, che disprezza i professori, ritiene superflui i contatti con il mondo e ama in fondo una cosa sola: i libri. Dall'altra la sua governante, Therese, che raccoglie in sé le più raffinate essenze della meschinità umana. Il romanzo racconta l'incrociarsi di queste due remote traiettorie e ciò che ne consegue: la minuziosa, feroce vendetta della vita su Kien, che aveva voluto eluderla con la stessa accuratezza con cui analizzava un testo antico.

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 30 recensioni presenti.  Media Voto: 4.2 / 5

Piero (06-10-2011)
Romanzo straordinario, allucinato, corrosivo; colpisce per la densità dei temi, affiancata da uno stile cerebrale, ma ironico e veloce. Il risultato è un grandioso ritratto della piccineria umana visto attraverso il filtro (a tratti forse un po' angusto) della personalità di Canetti. Niente, dai personaggi all'intreccio pare reale ma tutto è umano, troppo umano: così viene spontaneo perderersi nelle ossessioni, e nella goffaggine dei protagonisti per poi trovarsi nel vivo di una riflessione di folgorante lucidità, o di una risata amara. Non è, sia chiaro, una lettura facile, ma è vivamente consigliato a tutti quelli che sanno trarre godimento e soddisfazione da un'opera impegnativa e di grande valore.
Voto: 5 / 5
emanuele (11-03-2010)
Un grandissimo romanzo. Umoristico, a tratti spassoso, racconta le miserie umane e le sottili paranoie e perversioni che ognuno di noi ha. Scrittura sintetica e scorrevolissima, e' un capolavoro assoluto. Anche il diversissimo " massa e potere " lo e'. Canetti e' un genio.
Voto: 5 / 5
gianni (12-02-2010)
Notevole, affascinante, ipnotizzante. Questo libro mi ha preso fin dalle prime righe. Scrittura molto sicura e sempre scorrevole, anche se non sempre semplice, anzi direi spesso impegnativa. La storia è paradossale, surreale. I protagonisti della storia sono estremizzati: si va dal sinologo Kien che vive solo per i libri e per ciò che essi contengono, alla governante Therese, zittella per antonomasia, ottusa, che ha come una sorta di incomunicabilità congenita con il sinologo, al nano scacchista Fischerle, che vive di espedienti e di raggiri, il cui sogno è quello di diventare campione del mondo e di potersene andare in America. La storia si gioca tutta su equivoci ed incomprensioni; non conta tanto la realtà ma la percezione che uno ha della realtà, ecco che allora diventano possibili fatti altrimenti irreali: il responsabile del settore libri del Theresianum che si ciba di libri, Kien che crede di aver ucciso Therese pur trovandosela davanti viva e vegeta, Fischerle che già si vede campione del mondo di scacchi a consolare Capabianca, il portiere Benedikt uomo-bestia, misogino, violento e violentatore, ecc….. Significativa del contenuto del libro è la divisione in tre parti intitolate: Una Testa Senza Mondo, Un Mondo Senza Testa, Il Mondo Nella Testa. Personalmente ho trovato questo libro geniale. Sicuramente uno dei più bei libri che abbia mai letto. Non capisco i tanti commenti negativi. E’ chiaro, non è un libro semplice, ma non credo che ci si possa avvicinare a questo libro pensando di leggere un romanzo alla Dan Brown. Riconosco anche che è difficile farsi coinvolgere emotivamente da questi personaggi così particolari. Direi quindi che si tratta sicuramente di un libro fortemente cerebrale, in cui il sentimento ha poco posto. Ma non sono sicuramente del parere che questo sia un difetto. Trovo poi del tutto ingiusta ed ingiustificata la recensione di Monsa: se uno non riesce a capire od a trovare un senso in quello che legge (se di alto livello), spesso il limite sta nel lettore. Assolutamente da leggere.
Voto: 5 / 5
Lucio lubongiovanni@yahoo.it (01-10-2009)
Dal complesso delle recensioni emerge una circostanza significativa: autodafè piace moltissimo o non piace affatto. Si tratta di un testo visionario, impressionante, estremo, che necessariamente divide le coscienze, perchè spiazza il lettore e lo trasporta sistematicamente su territori sempre diversi, immaginari ma, al tempo stesso, estremamente realisti. La prima impressione che si trae leggendo questo libro è la totale incomunicabilità che pervade la storia e i non-rapporti tra i personaggi. Tutto è frutto di equivoco, qualunque scelta i personaggi adottino deriva dall'erronea interpretazione delle intenzioni altrui. Questo dato è costante e pervade tutta la narrazione. Non si rinviene la minima traccia di comprensione, di condivisione, di partecipazione emotiva; neppure il dialogo tra i due fratelli Kien, nel finale, esprime affetto o vicinanza tra esseri umani. Il mondo è un palcoscenico sul quale ognuno gioca una partita autonoma, claustrofobica e folle, in cui l'altro è un nemico, costituisce solo un impedimento. Nessuno è in grado di realizzare i propri progetti sconclusionati, tranne colui che si accontenta di assecondare le fissazioni dei pazzi, cioè il fratello psichiatra. Un affresco deprimente ed impietoso di un mondo senza relazioni, privo di compassione e di possibilità di ascolto. Il rogo finale sancisce una solitudine cosmica.
Voto: 4 / 5
Marina (23-09-2009)
Mi sono imposta di leggerlo dopo averlo sentito citare (peraltro da persona che stimo molto sul piano intellettuale)come un grande libro di un grande autore. La mia delusione non avrebbe potuto essere più totale. L'ho terminato a fatica (non lascio mai un libro a metà), e il non averlo apprezzato per nulla mi ha causato non pochi complessi. Eppure mi ritengo una lettrice di discreto livello, che ha molto amato, due esempi su tutti, LA MONTAGNA INCANTATA di Mann e LA RICERCA di Proust. Il fatto è che di tutti i personaggi di AUTO DA FE, nessuno escluso, non me ne poteva fregare di meno! Coinvolgimento zero, una noia pazzesca. Ok, la scrittura è buona, ma a me pare un po' poco per definirlo un capolavoro.
Voto: 2 / 5
silvia (25-08-2009)
Drammaticamente delirante! La fantasia è lasciata correre senza limiti e si confonde con la realtà nella testa dei personaggi, del lettore e, forse, anche dell'autore! Molto faticoso, molto contorto, molto introspettivo. Crudele, a tratti macabro.Un libro molto impegantivo che tuttavia, presenta una prosa superba.
Voto: 3 / 5
Vincenzo (24-07-2009)
Onestamente non mi sento di consigliare questo libro... per carità, ci sono spunti anche interessanti e pagini godibili. Ma in generale la lettura è pesante e difficoltosa. E la stessa storia non convince, soprattutto nella conclusione a mio modo "forzata" che si cerca per ogni personaggio... data la fama dell'autore, del quale questo è il primo libro che leggo, mi aspettavo molto di più.
Voto: 3 / 5
Monsa andreamonsagrati@hotmail.it (26-01-2009)
Me ne sono dovuto andare (e tornare) da Monselice con il regionale per ricavarmi 8 ore di prigione e solitudine e terminare questo autentico capolavoro della masturbazione. Mai avevo faticato così tanto, in tutta la mia vita - e ne ho letti di libri - per terminare qualcosa di scritto. Il mio responso è il seguente: "Tutti hanno il diritto di scrivere ma non tutti scrivono come Thomas Mann e Marcel Proust. Uno assaggia la madeleine e nasce "Dalla Parte di Swan" un altro assaggia la madeleine e, al massimo, ti chiede una tazza di thè star. Ecco: Elias Canetti appartiene a questa schiera di uomini: i non dotati. Auto da fè è un libro vuoto come la testa di un calciatore e pretenzioso come le calze a rete di una sessantenne. Sono 530 pagine di nulla con personaggi odiosi, inutili e vuoti. La storia, semplicemente, non c'è. Il mesaggio non c'è. La bravura neppure. Regalatelo al Vs. peggiore nemico dicendogli che si tratta di un capolavoro della letteratura: se già solo dovesse arrivare a pagina 100 vi sarete rifatti di qualsiasi torto subito."
Voto: 1 / 5
Enrico patoerik@libero.it (22-01-2009)
Un libro bellissimo, per gli amanti e i feticisti dei libri una lettura obbligatoria. Canetti ha uno stile ironico e asciutto, che a una rilettura mostra persino stratificazioni concettuali. E' uno dei libri che porterei su un'isola deserta!
Voto: 5 / 5
giulia (11-10-2008)
Questo libro è semplicemente un capolavoro. E come ogni capolavoro, non è alla portata di tutti. Se dovessi portarmi UN libro in un'isola deserta, sarebbe questo: è succulento come la migliore torta che esista lo è per un goloso, con al differenza che non sazia e non stanca mai.
Voto: 5 / 5
Marco B. (15-09-2008)
Quasi illeggibile. Nonostante la continua citazione alla psicanalisi classica, penso che "Auto da fé" sia datatissimo e insopportabile. I personaggi sono dei mentecatti disadattati, caricature irritanti e ridicole prive di sfaccettature, capacità di adattamento, e di qualuneu spessore. Non capiscono niente di niente, né evolvono, sempre uguali a se stessi dalla prima all'ultima pagina. Kien è un grande studioso - lontano dalla scrivania, un inetto disadattato; Therese è ignorante e avida; Benedikt è primitivo, violento e violentatore; il nano è uno scacchista presuntuoso e subdolo; Georg, forse, ha qualche traccia di senno (infatti sbroglierà in parte la matassa). Nessun'altra caratteristica per tutti loro. Lo studio delle miserie umane è annegato in un insopportabile e ossessivo flusso di coscienza che serve solo a confermare (nevroticamente) i pensieri (arbitrari e malati) dei personaggi. Un'opera incredibilmente sopravvalutata.
Voto: 2 / 5
Annamaria (30-06-2008)
Questo libro è IL capolavoro. E' sempre stato il mio libro preferito, da quando l'ho letto, ovviamente! Racconta tutto, impietoso, irriverente. Scava nella profondità dell'animo umano e scopre tutto quello che non avremmo mai voluto sapere. Eppure le storie di questi personaggi parlano delle meschinità e follie di tutti noi, ci appartengono e non possiamo fare finta di non riconoscerle.
Voto: 5 / 5
D.L.FLOW (02-06-2008)
Auto da fè è indubbiamente un buon libro, che riesce a districarsi in un periodo storico difficile, in cui la letteratura era già stata ampiamente spremuta per tutto l '800 da geni come Dostoevskij e Tolstoj. Ha una peculiarità che lo rende in parte unico: è un libro che parla di libri. Kien è un personaggio fuori dal tempo, da ogni tempo, che vive solamente dei suoi libri, finendo per non conoscere più le persone, e perdendo anche se stesso, in nome dei libri. Come in Fahrenheit 451, un paragone un pò azzardato lo riconosco, si intravede una società totalmente incurante dei libri e del loro contenuto, e che per questo sfugge totalmente alla comprensione del protagonista, che non può fare a meno di ricondurre ogni suo pensiero ad una citazione letteraria (affermazione forse subdola di Canetti, che gli permette di ripescare concetti da altri romanzi infilandoli come citazione nella mente di Kien). Se effettivamente certi passaggi diventano laboriosi, addirittura pesanti, e certi dialoghi sembrano persino Kafkiani tanto sono tortuosi da seguire, nelle 548 pagine che compongono il libro risultano scogli accettabili, visto i lampi di genialità che attraversano la maggior parte delle pagine. A mio avviso un libro eccellente, anche se con diversi peccati di gioventù di Canetti, ma d'altronde non tutti i libri possono essere perfetti.
Voto: 4 / 5
Maurizio Ricci (15-12-2007)
Questo libro mi fu consigliato da una cara amica diversi anni fa: solo per rispetto verso lei sono arrivato, faticosissimamente, alla fine; una vera tortura: addirittura imbarazzanti le pagine nelle quali il Nostro vorrebbe essere spiritoso o brillante..... Oltre a questo "Auto da fè" l'amica mi consigliò (ed io, obbediente, lessi!) anche "I fiori blu" di Raymond Queneau e "Il profumo" di Patrick Suskind......entrambi molto peggiori di questo.
Voto: 2 / 5
stefano pelagatti (01-11-2007)
Non credo che esistano molti scrittori più sopravvalutati di Elias Canetti. Ricordo l'opinione sferzante espressa su di lui da T. Bernhard:" Perchè lo considerate un genio? egli è soltanto un uomo qualunque". Eccessivo? Forse, tuttavia Canetti non è un genio; scrive bene, ma non è un genio: a tutti è debitore di qualcosa ( Kafka e Dostoevskij avrebbero potuto citarlo in giudizio). Quel che è più grave, tuttavia, è la sua disonestà intellettuale, quando afferma di aver cessato di scrivere romanzi in seguito agli orrori della Seconda Guerra Mondiale. Pietosa bugia, detta per nascondere di non avere avuto, come romanziere, più nulla da dire. Anzi no, peggio: infatti, se avesse perseverato nel romanzo, presto o tardi si sarebbe palesato l'inganno, quello, cioè, di ha condotto al mercato soprattutto merce di seconda mano.
Voto: 3 / 5
Sandro Florenzo sandro.100@libero.it (13-05-2007)
Non sono riuscito a finirlo ! dall'alto della mia enorme ignoranza ed insensibilità il libro mi ha dato l'impressione di essere senza trama, come se l'autore abbia fatto un esercizio di scrittura e buttato giù volta per volta quello che gli passava per la testa. Il pasticcio di un grande autore, insomma. ( mi vergogno un po a dire queste cose su Canetti)
Voto: 3 / 5
michele (08-03-2007)
Un libro assolutamente geniale e originale come pochi.Il professor Kien,Fischerle il nano,Therese e il portiere sono descritti cosi bene,con le loro assurde manie,che non sarà facile dimenticarli.Sono personaggi bizzarri ma al tempo stesso sono cosi reali...Le idee e le situazioni sgorgano a fiumi...non dico altro...da leggere. Una sola domanda...come mai è cosi poco conosciuto?
Voto: 5 / 5
paola (08-03-2007)
E' UNO DEI LIBRI PIU' BELLI CHE IO ABBIA MAI LETTO, RILETTO, SOTTOLINEATO,PORTATO NELLA MIA TESTA E NEL MIO CUORE - SARA' BEN DIFFICILE TROVARE ALTRI LIBRI ALLA SUA ALTEZZA - CANETTI E' UN GENIO, HA SCRITTO UN CAPOLAVORO ASSOLUTO
Voto: 5 / 5
maqroll (13-11-2006)
Un uomo abituato ad essere una “testa senza mondo”, cioè a vivere della e nella propria chiusa intellettualità senza rapportarsi alla realtà esterna, si trova catapultato nel “mondo senza testa”. E vi soccombe. L’auto da fè è alla fine l’unica soluzione.
Voto: 5 / 5
Michele Pinto michelepinto@usa.net (18-10-2006)
Un capolavoro. Ogni personaggio, ad iniziare, dal protagonista, il Professor Kien, vive in un mondo tutto suo, caratterizzato da un’ossessione dominante. Il narratore sposta il suo punto di vista da un personaggio all’altro, e solo occasionalmente racconta i fatti come accadono realmente e non come li interpreta uno dei personaggi. Kien è ossessionato dai suoi libri, Fisherle dagli scacchi, Therese dall’eredita che il marito di 20 anni più giovane deve lasciargli e dal commesso di un negozio di mobili. Proprio perché la pazzia di Therese è l’avidità di soldi gli altri personaggi non la considerano pazza. Personaggio centrale è il fratello del protagonista, psichiatra parigino, che si è liberato della propria ossessione, le donne, e ora ammira, quasi invidia, i pazzi che ha in cura per le loro fissazzioni. Fino a che il suo culto per la pazzia non diventa esso stessa una pazzia. Leggendo viene spontaneo interrogarsi sulla propria pazzia e le proprie fissazioni.
Voto: 5 / 5
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