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Sciascia Leonardo - Il giorno della civetta | Di questo romanzo breve sulla mafia, apparso per la prima volta nel 1961, ha scritto Leonardo Sciascia: "... ho impiegato addirittura un anno, da un'estate all'altra, per far più corto questo racconto. Ma il risultato cui questo mio lavoro di 'cavare' voleva giungere era rivolto più che a dare misura, essenzialità e ritmo, al racconto, a parare le eventuali e possibili intolleranze di coloro che dalla mia rappresentazione potessero ritenersi, più o meno direttamente, colpiti. Perché in Italia, si sa, non si può scherzare né coi santi né coi fanti: e figuriamoci se, invece che scherzare, si vuole fare sul serio".
Recensioni 1 - 20 di 26 recensioni presenti. Media Voto: 4 / 5Dario (11-01-2012) Un breve 'giallo' per descrivere un tema italiano di fondamentale importanza. Della mafia è stato detto tanto perciò io passo per non essere banale e ripetitivo. Del libro posso dire che è stata una bella sorpresa; ricordo che era uno dei titoli che venivano assegnati durante le vancanze scolastiche da professori speranzosi di vedere i propri alunni interessati a qualcosa di serio come la letteratura. So che se l'avessi letto 15 anni fa ( ai tempi delle scuole superiori ) non l'avrei apprezzato, l'avrei trovato difficile, poco scorrevole e a tratti noioso. Oggi invece lo trovo scritto benissimo con uno stile impegnativo ma godibilissimo se si pone la giusta attenzione durante la lettura; perfettamente bilanciato nei suoi ingredienti: ambientazioni, personaggi, storia.
Insomma un piccolo gioiello. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Alessandro Marocco alessandroilgrande@aol.com (31-07-2011) Un romanzo essenziale ma pieno di significato. Sciascia, da siciliano verace, riproduce l'ambiente della sua isola al meglio. Mirabilmente tratteggiati sono anche i rapporti umani tra i personaggi, fino alla rappresentazione del fare mafioso con allusioni più che con descrizioni vere e proprie. Una lettura che non può certo mancare, anche se lo stile di Sciascia risulta spesso faticoso, con molti stilemi del parlato dialettale siciliano e non proprio fluido. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
sanchezpizjuan82 (19-10-2010) Che gran libro, ho appena finito di rileggerlo dopo qualche anno, ed è ancora più bello di come lo ricordassi.
I personaggi essenziali, manovrati da un ambiente invincibile, e poi quel fantastico finale imploso, che fa sentire fisicamente al lettore il taglio che separa l'Italia europea e l'Italia del Sud. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Marcello (20-11-2009) Nonostante sia lungo solo centotrenta pagine, Il giorno della civetta, è un gran libro. Non soltanto per il delicato tema trattato (la mafia invade il paese, la mafia invade la politica) che ne vale la pena leggerlo. Sciascia svela la parte umana del mafioso, i suoi atteggiamenti e i suoi valori, con personaggi interessantissimi e tutti ben descritti con una meticolosità quasi paradossale. La Sicilia cosa è? L'Italia cosa sarà? Ma innanzitutto, cosa è la mafia? Lo scrittore, nei vesti del protagonista, appunto, di un valente (<<...un uomo...>> pensa di lui don Mariano) capitano parmense Bellodi, lì a svolgere le indagini su un omicidio "puzzolente", attravero le reflessioni che fa, cerca di darsi delle definizioni di "mafia" tentando di offrire perfino qualche soluzione per "annientarla". Infine, la verità resta dietro un bavaglio che cela allusioni. Ma quale verità? Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Nino ninowe@libero.it (19-11-2009) Il giorno della civetta è uno di quei libri per chi vuole senza remore conoscere il fondo di un'italia malata e dannosa non solo ad una parte di essa. Sciascia ci accompagna ad una dura avventura perseguita da un commissario Emiliano, mostrandoci i pensieri degli eventi sia da parte dei mafiosi, sia dalla parte dei politici e sia dalla parte degli "uomini veri". Per quanto mi riguarda la vedo anche come denuncia di una vera e propria complicità amichevole che esiste fra lo stato e la mafia (ed ancora oggi esistono sospetti validissimi). Insomma si fanno bene a vicenda. Da studiare a scuola. E come scrive Sciascia "...per scoprire quanto è incredibile l'italia, si deve andare in Sicilia". Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Renzo Montagnoli renzo.montagnoli@gmail.com (03-04-2009) Basterebbe già lo sfolgorante incipit con quella corriera che sta per partire nella piazza di un paese siciliano, che anzi si avvia fra sussulti vari e poi si ferma perché il bigliettaio si accorge che un ritardatario richiama l’attenzione correndo; ecco, si apre la porta del mezzo, l’uomo vestito di scuro si appresta a salire, ma due colpi squarciati lo fermano un istante a mezz’aria e infine lentamente, quasi al rallentatore, il corpo finisce per l’afflosciarsi.
Dico basterebbe, perché la scena è talmente viva che sembra di essere presenti, lì in un’alba livida con le sfilacce di nebbia, e questo non è che l’inizio di un romanzo che avvince, costringe il lettore a convivere con i personaggi, a respirare l’aria di paura, ad annusare il pericolo a ogni svolta, immerso nell’atmosfera quasi rarefatta della realtà di un’isola soffocata e dominata dalla mafia.
La scrittura di Sciascia volutamente tralascia il superfluo, è essenziale, precisa, ritaglia i protagonisti con la precisione di un bisturi nelle mani di un chirurgo estetico. Nulla è lasciato al caso e tanto meno al compiacimento, affinché l’atmosfera sia resa nel modo più esatto possibile.
Le pagine scorrono, le dita le girano impazienti e anche intimidite; il viaggio all’interno di un inferno di apparente normalità è quanto di più grande al riguardo sia mai stato scritto.
Fantasia, invenzione? Certamente, ma è un castello costruito su elementi oggettivi, su situazioni presenti, dove cambiano solo i nomi, magari anche gli eventi, ma la sostanza resta e con essa quel patema d’animo che prende chi si appresta a diventare vittima, chi riesce a mettere le mani sui colpevoli, con la certezza che, nonostante le prove, questi non espieranno mai le proprie colpe.
Da leggere, perché è stupendo e perché si sappia veramente che cos’è la mafia.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
elafos (06-02-2009) Romanzo dallo stile neo realista con cui Sciascia descrive una normale indagine su un omicidio di matrice mafiosa nella Sicilia degli anni sessanta. Il protagonista, il capitano dei Carabinieri Bellodi, forte del suo bagaglio di ex partigiano si scontra con una realtà a lui incomprensibile, fatta di omertà, di ossequio ad un potere mafioso, tanto pervasivo quanto impalpabile. Bellodi è il prototipo dell'eroe antimafia, incarnazione di una lealtà alle istituzioni che abbiamo poi conosciuto nella realtà in personalità come il Gen. Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino e che tutti sono stati sconfitti dal potere mafioso. Se è vero, come diceva Giorgio Bocca, che solo la mafia conosce se stessa, come potrà lo Stato sconfiggerla se addirittura ne nega l'esistenza? Un romanzo da leggere non tanto per l'intreccio polizesco, ma per le riflessioni, piuttosto amare, che sa suscitare.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Martina (22-07-2008) un racconto breve ma denso di significato.
credo che sciascia abbia voluto con questo scritto sollecitare la coscienza si ognuno di noi.
che altro dire? chapeau!
lo consiglio a tutti, senza limiti di età. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Laron (05-06-2008) Per favore... ok la storia mafiosa,ok la cruda realta' di un mondo corrotto e falso,ma accanto a queste grandi riflessioni bisognerebbe accostare personaggi reali ad una storia viva e piacevole.
Personaggi vuoti,senza carattere,ed una rappresentazione penosa di un ambiente inesistente,rendono il libro simile ad un discorso di conferenza...
Ottime le riflessioni,ma la stroria è vuota ed impalpabile.
Non lo consiglio. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Andreas (22-05-2008) Bellissimo ed illuminante.
Quando la penna può fare più male della spada. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
zogno gian luca g.zogno@alice.it (18-01-2008) Un piccolo racconto sia come durata che come contenuti.Essendo il primo libro di leonardo che ho letto, mi aspettavo qualcosa di più. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Philip (24-11-2007) Oltre ad essere scritto benissimo,ha l'enorme merito di descrivere la mafia in un periodo nel quale le istituzioni ne negavano(!) addirittura l'esistenza.Imprescindibile. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Francy91 (09-09-2006) Mi è piaciuto molto il libro soprattutto per il tema che affronta ed il messaggio che lancia. Purtruppo ci fa capire che non è facile combattere la mafia perchè è un organizzazione potente alimentata dalla corruzione ma bisogna ugualmente tentare per cercare di realizzere un momdo migliore. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
il Bombarolo (18-04-2006) La bellezza di questo libro, sta nella sua universalità. Nella descrizione di quel microcosmo così lontano, così localista e nello stesso tempo applicabile a tutti i sistemi del Mondo. Qua sta la rivoluzione di Sciascia. Quando parla di mafia non parla della retorica(passata anche per gli anni '60)cultura mafiosa o della filosofia mafiosa. Ma di un sistema gerarchico aristocratico che trova le sue fondamenta in una classe sociale ben definita: lui stesso parla di borghesia parassitaria, che non imprende ma frutta, illegale per natura perchè la legge, la legalità, intralcia la sua illiberale arroganza di conquistare il controllo e di beneficiare personalmente del potere economico e politico-sociale del territorio dove essa si sviluppa. Teme ogni forza progressista e teme chi parla di diritti e non di privilegi pseudo feudali. Non dunque un problema culturale ma della società. Pensate quando enuncia la "teoria della Palma" (di pura concezione illuministica), di quell'ombra che sale su su per la penisola superando Roma e distendendosi sul Nord: bene in quel momento profetizza Tangentopoli e dico di più: profetizza anche le recentissime schifezze dei furbetti del quartierino(il cui impianto sociale e simile a quello mafioso). Pensate quando considera la Sicilia come la metafora di tutte le problematiche italiane. Bene, qui troverete la sua universalità. Un bun libro, che fa pensare e ragionare (questo credo sia la cosa più importante), che fa riflettere, con buona razionalità siciliana, sui problemi, tutt'ora irrisolti, di questo incredibile e indecifrabile paese, perennemente minacciato: ora da stragi ora da scandali ora da impresari dediti alla malapolitica. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Albys braveheart1966@libero.it (17-07-2005) Autore molto legato al bisogno narrativo di rappresentare la piena essenza della società sicula - così pregna di esclusive definizioni date a certe questioni come l’onore, la giustizia, la democrazia - Sciascia ha sempre voluto imprimere un valore sociale alle sue opere. E c’è riuscito, senza alcun dubbio. Sciascia scrisse questo primo atto d’accusa verso lo stato mafioso (cioè il governo e il parlamento e tutto l’establishment politico-giudiziario italiano) con circospezione (non era certo peregrina l’ipotesi che lo scrittore potesse finire male per aver parlato troppo...) ma anche con estrema chiarezza. E’ un racconto lungo (130 pag.) che trova il suo pieno valore nelle ultime 30-40 pagine, nelle quali si inserisce anche l’ottimo dialogo fra il boss mafioso e il Capitano di polizia, di Parma, che segue l’inchiesta su un pluri-omicidio di stampo mafioso. In quelle righe molto carismatiche ci sono i valori della Famiglia (nei due sensi), la definizione di Uomo, il concetto più intimo della mafiosità sicula. Niente che mi abbia sorpreso, sono cose che immagino o so da tempo (come chiunque abbia provato a soffermarsi su questa piaga sociale), ma sono righe davvero ben confezionate, senza tempo. E’ un libro che si fa leggere a scuola, ed è cosa buona e giusta. Peccato che in giro ci sia troppa poca intelligenza e onestà per far sì che questa cosa possa avere una qualche conseguenza positiva. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Claudio 90 (17-06-2005) mi è stato imposto dalla prof.del quarto ginnasio...delle prime 40 pagine non ne ho capito niente! non riuscivo a collegare la storia e gli avvenimenti , forse perchè non è diviso in capitoli. poi l'ho lasciato per 10 giorni
e ho incominciato a capirlo .è un buon libro che mi ha fatto capire di più sulla mafia.
concordo con la sicilianetà di Sciascia. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Enzo (17-03-2005) La mafia è cambiata senza dubbio ma, da siciliano, posso dire che è illusiorio ritenere che non sia più coinvolta nei piccoli affari. L'alta finanza, la droga, le girandole nelle sfere ministeriali consentono introiti smisurati e potere politico, ma la richiesta del pizzo, l'asfissia esercitata sui piccoli e grandi appalti (i muratori che qualcuno ha citato dal libro) non sono finalizzati al guadagno in sé ma al controllo del territorio, metro per metro. Questo è un tratto della mafia ch'è rimasto invariato ed è ciò che decreta la sua invincibilità come fenomeno sociale. Chi non è siciliano difficilmente capisce: se per esempio a Roma io decido in proprio di rubare una macchina e persino di spacciare in un piccolo giro, lo faccio e non mi succede nulla; a Catania, il primo arrivato non può fare nulla senza il permesso di chi controlla quella cella di territorio. A questo controllo, attraverso la pressione su piccoli commercianti, piccole imprese eccetera, la mafia non ha mai rinunciato, non ha rinunciato alla sua natura tentacolare, quindi nella sostanza non c'è stato nessun cambiamento: il vero cambiamento c'è stato purtroppo nella letteratura, dove non abbiamo più scrittori come Sciascia che si occupavano di questioni di mafia con competenza e che soprattutto, con competenza, conoscono la sicilia e i siciliani. Visto da quest'ottica Il giorno della civetta è ancora oggi un libro molto istruttivo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Tortorici Federico (16-01-2005) Ho letto attentamente i giudizi che si danno su questo libro. Non voglio assolutamente che una persona parli solo bene di Sciascia, ma quando leggo che questo libro ha il solo merito di offrire una molto pallida fonte di riflessione sul mondo mafioso e sul pensare siciliano e che un un qualsiasi telegiornale fa molto riflettere addirittura piu' di questo libro penso e aggiungo che anche uno specchio riflette piu' di un libro. Caro amico ALEXVED, leggendo questo libro non hai mai pensato che questa storia è un bell' inizio per cominciare a comprendere la mafia? Forse conosci il mondo della mafia? Forse pensavi che per raccontare una storia di mafia doveva scorrere tra le pagine un fiume di sangue? Non hai pensato invece che attraverso questa storia Sciascia ha raccontato la mafia in maniera ottima propio perchè la conosce bene. Se vai a guardare quando è stato pubblicato IL GIORNO DELLA CIVETTA ti accorgi che è stato il primo a raccontare qualcosa sulla mafia, quindi è quì che sta la forza del libro! Ma tu ovviamente conosci il pensiero siciliano. Poi TENZIG scrive a sproposito dicendo che in questo libro ci sono solo questioni di muratori, perchè i tempi sono cambiati.E' vero che i tempi sono cambiati, per questo devi rileggere il libro. Con o senza muratori la mentalita' dei mafiosi non è cambiata. E' cambiato il sistema per eliminare l'avversario, la tattica delle stragi, che prima non veniva presa in considerazione da i Boss della vecchia guardia che si muovevano nel silenzio e che non volevano fare troppo rumore perchè allora non c'era il pool antimafia che faceva la guerra a cosa nostra. Non e' cambiata la mentalita' del mafioso! Il libro dice molto. I telegiornali contano solo i morti è non fanno mai il passo piu' lungo della gamba, tranne per qualche giornalista che poi come al solito ci lascia le penne. Capite da soli che i libri servono per fare conoscere al mondo i mondi che non si conoscono, Sciascia capì benissimo il suo mondo. Leggete il Maestro di Regalpetra e prima di giudicare, leggete leggete. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
VALE07 (27-12-2004) questo libro mi era stato assegnato da leggere durante le vacanze natalizie dell'anno scorso. dopo le prime quattro pagine,però lo appoggiai sopra un'alta pila di libri in camera mia, certa di non poterlo e non volerlo più leggere.
anche quest'anno sebbene la scuola sia cambiata mi sono ritrovata con lo stesso identico nauseante libro da leggere per le vacanze. è vero, in un anno si cambia, eccome! dopo averlo riletto la mia opinione è cambiata, infatti penso che questo sia uno dei libri più belli(dopo "Figli del nilo") che abbia mai letto. Voto: 4 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 26
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