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Bennett Alan - La cerimonia del massaggio |
Si sa che non c'è nulla di più mondano quanto un buon funerale. E ancor più se si tratta di commemorare un estinto che, letteralmente, ha avuto per le mani la "crème de la crème", ambosessi, di Londra. E allora l'evento può diventare, oltreché mondano, atrocemente intimo. E rischiare da un momento all'altro di sgangherarsi, se il suo programma prevede un preoccupante assolo di sax. E se uno dei convenuti si alza in piedi per tessere un panegirico dell'anatomia del trapassato. 6 recensioni presenti. Media Voto: 3 / 5massimo (16-02-2009) Libretto di godibile lettura, grazie (anche) alla sua brevità.
Riesce a descrivere in modo dettagliato e graffiante un evento piuttosto banale, come un funerale, riuscendo a cogliere risvolti psicologici dei partecipanti, assurdità, aspetti grotteschi e caricaturali della società. Lo stile è leggero e all'inizio riesce a mantenere l'attenzione svelando i dettagli un poco alla volta sempre, anche se il finale perde di tensione. Il libro è comunque ben lungi dall'essere esilarante o divertente come descritto da molti, forse lo humor è troppo sottile, o forse siamo già così assuefatti ad una certa comicità cinica per cui molte battute non fanno più nè ridere nè sorridere, ma appaiono un po' scontate. Voto: 3 / 5 |
Claudio ROE claudioroe@aliceposta.it (13-11-2004) Grazioso, leggero, da leggere in un giorno! La cerimonia del massaggio scova nei meandri della nostra imperfezione, ci rende piacevolmente squallidi e illumina l'uomo nella sua intera figura di animale sociale moderno, quindi corruttibile, sessuale, traditore. E non lascia alcuna via di uscita... Poche pagine, il prezzo un po' eccessivo, comunque dalle mie parti si dice: "se po fa!" :o) Voto: 3 / 5 |
piera (29-04-2003) L'idea che qualcuno, leggendomi, possa soffermarsi in maniera critica sul mio modo di scrivere non mi permette di esprimere appieno quanto e perche' qs. libro mi sia piaciuto.
Trovo che sia stato sottilemente geniale nell'affrontare alcuni temi come l'AIDS e tutto cio' che ruota intorno ad esso.
La cosa incredibile, e' che mi ha fatto sorridere, su cose, di cui onestamente non trovo ci sia molto da ridere.
Voto: 4 / 5 |
cristiana (26-10-2002) Che dire di un raccontino di 90 pagine di cui almeno 45 servono solo ad allungare il brodo? Leggetelo se non avete altro da acquistare con i vostri 7 euro degni di miglior causa! Voto: 1 / 5 |
conci superconci@supereva.it (17-09-2002) A tratti divertente, si legge tutto d'un fiato (d'altronde è brevissimo) ma non giustifica le recensioni entusiastiche che mi hanno spinto a comprarlo. Voto: 3 / 5 |
Massimiliano Mineo maxmineo@hotmail.com (16-07-2002) A. Bennett : Impietosamente sarcastico
Clive Dunlop fa il massaggiatore. E lo fa molto, molto bene. Un vero professionista del massaggio. Ma, ancora in giovane età, non ancora oltrepassata la soglia dei quarant'anni, muore misteriosamente in Perù. E, a qualche mese da quella morte, egli viene ricordato con una funzione religiosa a Londra, città in cui egli viveva e lavorava; funzione che diventa un vero e proprio funerale (senza bara, però).
Le novantacinque pagine di "La cerimonia del massaggio" sono sostanzialmente la descrizione di questo funerale. Detto cosi', sembrerebbe poca cosa. Bè, tutt'altro. Il fatto è che Clive non era un massaggiatore qualunque; il suo servizio non si limitava al magistrale uso delle mani a fini terapeutici, con quel calore che da esse si spandeva, ma egli indulgeva (diciamo cosi') in performances ben più...piccanti, senza punto curarsi se chi si trovava sotto le sue mani fosse o meno del suo stesso sesso (anzi, le testimonianze durante la cerimonia concordano nell'attribuire a Clive una conclamata omosessualità). Al funerale, poi, partecipa tutto il jet-set londinese (il che, viste le considerazioni di cui sopra, rende la vicenda più esilarante), e l'assoluto rispetto della privacy da parte di Clive viene testimoniato dal fatto che praticamente tutti all'interno della chiesa pensano di recarsi ad una funzione per pochi intimi, ed invece presi in contropiede dal vedere riuniti una cosi' vasta messe di celebrità. Tutti meno, probabilmente, l'arcidiacono Treacher, presente in veste di esaminatore di Padre Joliffe, officiante il funerale e candidato ad una improbabile promozione.
Ce n'è abbastanza perchè l'abile penna di Alan Bennett ci delizi con un quadro graffiante di raffinata ilarità, in cui l'immagine che di Clive viene data da coloro che via via prendono la parola è sempre differente, quasi a trattarsi di persona volta per volta diversa, con unico denominatore fornito dall'abilità del defunto nell'offrirsi al cliente di turno nei modi che quest'ultimo, in modo il più delle volte silenzioso, avrebbe desiderato. Ma il tema della sessualità di Clive viene accompagnato da altre trovate di Bennett a dir poco folgoranti. Ad esempio, il rapporto di tutti i presenti, personaggi pubblici ed altolocati, con l'austero ambiente che li accoglie e con quanto detto ambiente raffiguri:
"...e i suoi cattivi presentimenti vennero confermati quando un ragazzo si lasciò cadere rumorosamente sulla panca davanti ed appoggiò accanto al programma sigarette e accendino.
Una scrittrice molto acclamata, notando le sigarette, sussurrò: «Si può fumare».
Il suo accompagnatore scosse il capo. «Non credo».
«Non c'è il cartello. E' quello là?».
Cercando gli occhiali, scrutò una targa attaccata ad una colonna.
«Credo che sia una stazione della Via Crucis» rispose l'altro.
«Ah si? Comunque all'entrata ho visto un posacenere».
«Quella era un'acquasantiera»
..."
Tutti, chi più chi meno, sembrano lontani anni luce dal rigore e dal raccoglimento che dovrebbe esser loro richiesto ad un funerale religioso. Primo fra tutti, proprio quel Padre Joliffe che, blandamente omosessuale anche lui, aveva apprezzato le virtù manipolatorie di Clive; per terminare con quella autentica gemma che è Miss Wishart, sordastra zitella ed assidua frequentatrice delle messe di Padre Joliffe, le cui difficoltà uditive ben si prestano a tutta una serie di equivoci e doppi sensi.
Quando poi per la chiesa si spande la notizia che, verosimilmente, Clive è morto di AIDS, è il panico, ammantato di modi urbani e cortesi, ma sempre panico, il che rende il tutto ancora più esilarante. Il lieto fine, rappresentato dalla notizia contraria, da tutti velocemente presa per buona, che no, Clive non era affetto da AIDS, riporta tutti a recitare nuovamente il proprio ruolo, con l'animo 'nettato' dall'avere preso parte al pubblico ricordo di siffatto grande professionista. Dell'AIDS non rimane nulla. In fondo, i problemi ed i drammi sono ben diversi se non ci investono direttamente, no?
Pur se molto breve, davvero un grande libro, in cui in maniera impietosa viene messo alla berlina tutto un mondo basato sull'insipienza e la vuotezza, in cui il massaggiatore assurge al ruolo di unico dispensatore di un'umanità che, pur se relegata alla penombra di un'alcova profumata, è ben più significativa di quella di quanti in tale alcova volentieri soggiacevano. Tra i molti sorrisi che questo libro riesce a strapparci, esso dovrebbe far riflettere su quanto la civiltà dell'apparire abbia offuscato quelli che dovrebbero essere i valori di riferimento dell'uomo.
Ma forse, queste considerazioni sono troppo serie per un umorista del calibro di Bennett. Meglio lasciarle ad un qualche reboante critico di massa che ci illumini con centinaia di pagine con minuziose analisi dei costumi, e la cui forza di persuasione sia pari alla sua capacità soporifera. Noi preferiamo aspettare Bennett con qualche altra gemma come questo "La cerimonia del massaggio".
Voto: 4 / 5 |
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