|
|  |
Arbasino Alberto - La bella di Lodi | "La bella di Lodi" è una commedia d'amore e soldi tra una splendida ragazza possidente e prepotente e un intraprendente meccanico, molto attraente e sexy. Al di là dei conflitti di classe, i due finiscono presto energicamente avvinghiati, strapazzandosi in luoghi non propizi, lungo l'autostrada del Sole appena aperta: raccordi, svincoli, autogrill, garage, motel. Ma non si tratta solo d'amore. La coppia deve fare i conti anche con altri aspetti importanti nella vita italiana di sempre: lavoro, famiglia, società, motori, differenze patrimoniali, musica leggera.
9 recensioni presenti. Media Voto: 2.66 / 5francois sanders francois-sanders@hotmail.it (05-02-2010) Pubblicato poco dopo il kolossal Fratelli d'Italia,è meno grottesco e decisamente più avvicinabile per un pubblico di paria. Arbasino non si legge per caso. I suoi libri non escono in economica e non figurano tra i remainders. Chi lo compra senza conoscerlo,e pure lo critica,probabilmente è la stessa persona che (in sogno) non ordinerebbe mai una 'Ferrari color blu petrolio' ma ovviamente rosso-ferrari. Arbasino è l'ultimo dei dandies italiani. La sua scrittura è il massimo esempio di grazia,irriverenza,ricercatezza ed originalità.
La bella di Lodi si chiama Roberta. "Biondissima,stupenda di figura:braccia petto,ventre,gambe;faccia piuttosto simpatica ma con quel tanto di forza di carattere che potrebbe renderla magari dura;e il sorriso può diventare abbastanza misterioso,perchè rispetto alla bellezza e allo chic di lei può anche avere un qualche cosa di impalpabilmente ordinario".Lui è Franco:" Certo,osservando tutto bene da vicino,denti perfetti,capelli splendidi,occhi magnifici,una pelle che è una meraviglia,e un (..) che dev'essere davvero fra i più grandi in Italia..e dato che si abita in questo paese,certo,ragion di più per non lasciarlo andare così alla leggera.." Arbasino può infastidire,capisco. Non serve una rivoluzione (a da venì baffone) e neppure un rap remake su Sciur padrun da li beli braghi bianchi,serve solo possedere i Preludi di Franck e ritrovarsi nei dipinti di Lancret." Ah..beh..allora..se è così.." Voto: 5 / 5 |  |  |  |
GAX (03-03-2008) appoggio in pieno il commento del precedente lettore, un libro completamente inutile. Arbasino fa parte di quella cerchia di intellettuali amalgamati in una sordida casta culturale le cui maglie tendono a stritolare tutto ciò che li circonda. con la scusa della sperimentazione linguistica, creano opere narcisistiche e snob, prive di quello stimolo alla comunicazione e alla divulgazione che ogni scrittore dovrebbe avere. in due parole, più accessibilità, meno chiusura. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Gordiano Lupi lupi@infol.it (25-06-2007) Ha ragione Genna. Arbasino è un gigante del XX Secolo. E se dite il contrario vuol dire che non lo avete letto o che vi meritate Faletti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
erl (11-07-2005) Un libro inutile. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
il legnoso (06-01-2005) carissimo genna: "gigante del Ventesimo secolo" non le sembra esagerato? Se teniamo in piedi questo metro di valutazione, joyce e proust e céline e kafka che cosa diventano? Davvero non capisco il fanatismo che suscita questo scrittore - A.A. - il cui birignao e il suo snobismo mi sono sempre parsi stucchevoli! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Antonio (01-10-2003) Sono gli anni del boom economico. L’Italia ha ancora addosso le cicatrici psicologiche della guerra eppure, allo stesso tempo, raggiunge l’accesso alla crescita e al benessere economici. Quella italiana appare, d’un tratto, una società schiacciata tra le arcaiche chiusure provinciali e l’affermarsi del consumismo di massa. Senza cadere in facili costruzioni sociologiche e politico-ideologiche, Arbasino registra le evoluzioni e le contraddizioni della provincia lombarda, una delle più esposte a tali processi. Roberta, industrialotta lodigiana e Franco, meccanico senza fissa dimora (quasi due stereotipi dell’Italia degli anni ‘60), si muovono, non senza incomprensioni reciproche, su questo sfondo di grandi ville e capannoni, auto potenti e conclamata liberazione dalle privazioni materiali. Un amore altrettanto fisico, il loro, sessualmente meccanico, reiterato, consumato come a estinguere una “fame atavica” pur tra i fasti della produzione di massa. Sullo sfondo è anche tutto il resto della società col suo senso gretto della proprietà e degli affari, col suo dialetto contaminato da inflessioni prese a prestito, con la scoperta della nevrosi del vivere (gli amici, ad esempio, che riempiono e svuotano freneticamente case, piatti, feste, compagnie). Arbasino rende magistralmente questo clima attraverso una narrazione dalla struttura, al contempo, essenziale e espressionista, ironica e punteggiata di elenchi di oggetti come accumulazioni di non senso materiale. Il racconto è scritto con tecnica frammentista, dove gli stessi dialoghi sono ridotti a lacerti, più chiacchiere che reale comunicazione, balbettii. Infine, probabilmente a causa dell’impegno teatrale e cinematografico, l’autore si fa volutamente scoprire tra le pagine, giocando con i protagonisti, collocandoli sulle ribalte di volta in volta scelte, quasi chiedendo consiglio al lettore. Una tecnica che oggi può apparire esausta (Arbasino aderì alla neoavanguardia). Ma i buoni libri si giudicano correttamente anche ponendo mente al tempo in cui sono stati scritt Voto: 4 / 5 |  |  |  |
genna (31-08-2003) L'opera di Alberto Arbasino, nel corso di questi ultimi quaranta anni; è divenuta un faro per coloro che intendano scrivere oggi. La luce intensa del suo stile, nel cui pulviscolo nuotano molecole impazzite di fosforo arricchito, riverbera in ogni pagina. Adelphi ristampa il leggendario La bella di Lodi. Un opera perfetta, intensissima, vertiginosa. Che scorre rapida e rombante. Più splendente del Crash di Ballard, più vicino alle scorrerie tragiche e leggiadre del Sorpasso di Dino Risi. Sesso e velocità. Soprattutto la luce che inonda l'Autostrada del Sole. Arbasino dipinge le figure ballerine e paniche di una possidente gioiosa e di un fusto meccanico. Il loro energico amore e lo schianto della loro reciproca turbolenza libidinale. Superbo. L'atmosfera loungissima e barocca che si respira tra motel e musica pop è narcotica, vi stordisce fino all'ebbrezza. Il ragionamento arguto e viscerale che si snoda nella trama impalpabile sprizza intelligenza come il fatuo esplodere delle bollicine nel cristallo dei flutes. . E' il trionfo della letteratura che festeggia l'Era dorata della Donne e Motori. E' il trionfo della Bellezza e della Morte. Per chi non conosce Arbasino La bella di Lodi è una tappa obbligata per cominciare lo studio di un gigante del Ventesimo secolo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Maramao (29-01-2003) Un delirio narcisistico e omoerotico. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
luciano sangrila31@hotmail.it (31-10-2002) L'industria editoriale, per alimentare il ritmo frenetico e parossistico di uscita facendo finta di non sapere che il 50 per cento dei libri pubblicati non vende una sola copia, ha riesumato questa vecchia opera. Le prime 20 pagine sono potabili, le rimanenti sembrano scritte in stato di confusione mentale e fanno venire in mente l'Ecclesiaste, dove dice che la vita è una storia raccontata da un pazzo, piena di rumore e di furore, che non significa nulla, proprio come questo libro. Il voto qui sopra è esageratamente alto.
Voto: 1 / 5 |  |  |  |
|
 | I più venduti di Arbasino Alberto |
| Chi sceglie questo libro legge anche |
|
|