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Inoue Yasushi - Il fucile da caccia |
Quando nel 1949, il gornalista, poeta e critico d'arte Inoue Yasushi pubblica il suo primo romanzo ha quarantadue anni. In quest'opera l'autore trova nella brevità una misura ideale e, nell'oscillazione tra il detto e il non detto, raggiunge un miracoloso equilibrio narrativo. Un equilibrio difficile e impervio come il gioco amoroso che tiene legati i destini dei quattro personaggi, un uomo e tre donne, e che li accompagna nel corso degli anni senza mai turbare la calma ritualità delle loro esistenze. Eppure il romanzo è attraversato da una tensione costante, da una rabbia sorda e trattenuta che esplode alla fine, quando ogni menzogna viene svelata, ogni passione consumata e a regnare è la consapevolezza che ogni essere è abitato da una vita segreta.
| La recensione de L'Indice |

Nel panorama della letteratura giapponese contemporanea, Inoue Yasushi (1907-1991) occupa un posto a parte, difficilmente catalogabile in una specifica corrente, per la varietà dei temi che ispirano la sua vasta opera. Nato nell'isola di Hokkaido dove il padre, medico militare, era stato assegnato, all'età di sei anni venne mandato a vivere dalla nonna, una ex geisha, nella provincia di Shizuoka, perché crescesse nel villaggio di cui la famiglia era originaria. Iniziò a interessarsi alla poesia fin dalla scuola media e cominciò molto presto a scrivere brevi poemi, ma dopo la laurea in estetica e filosofia nel '36 (con una tesi su Paul Valéry) e la parentesi del servizio militare (dal '37 al '38 venne mandato come soldato di fanteria in Cina), abbandonò quasi subito la carriera letteraria per iniziare quella giornalistica. Fu solo dopo la guerra che Inoue decise di dedicarsi alla scrittura, iniziando con il racconto Il fucile da caccia, subito acclamato da critica e lettori, cui seguì una produzione estremamente vasta che gli procurò in patria la consacrazione di "tesoro nazionale vivente". La fama letteraria di Inoue in Giappone è legata soprattutto a lunghi romanzi storici in cui ricrea, con ispirazione tolstoiana, atmosfere epiche della storia cinese e giapponese (Koshi, del 1982, una biografia romanzata di Confucio, ottenne un immediato successo tra i giovani), ma sono le opere in cui tratta di argomenti intimi, a volte autobiografici, quelle che più lo avvicinano al lettore occidentale. La solitudine dell'essere umano, la tristezza della separazione da ciò che sia ama - persone, luoghi, ambienti - la perdita di illusioni e speranze sono i temi che ispirano i suoi libri più toccanti, tra cui Shirobamba (1967), nel quale l'autore narra la sua infanzia. In Italia non si conosce molto di lui: a parte un paio di novelle apparse su riviste specializzate, finora erano stati pubblicati La montagna Hira (Bompiani, 1964), il racconto autobiografico Ricordi di mia madre (Feltrinelli, 1986), tre novelle uscite con il titolo Il falsario (Il Melangolo, 1995) e La corda spezzata (Vivalda, 2001), cronaca di una scalata. Esce ora per Adelphi, nelle bella traduzione di Giorgio Amitrano, proprio il racconto epistolare con cui Inoue ha iniziato la sua carriera letteraria, da molti considerato il momento più poetico, l'opera più geniale, nella sua brevità, di tutta la sua produzione. Il tema che l'ispira - l'illusorietà dell'apparenza, dietro la quale ogni individuo nasconde il segreto della sua vera natura e dei suoi sentimenti profondi - è annunciato nel primo capitolo, in cui uno scrittore, invitato a comporre una poesia per la rivista di un circolo venatorio, si rende conto, a cose fatte, che la figura assorta, quasi sofferente, evocata nei suoi versi non corrisponde all'immagine vigorosa del cacciatore che gli si chiedeva di esaltare. Al contrario, dietro la calma solenne di quell'uomo si indovina il peso di un dolore. In seguito alla pubblicazione della poesia, un certo Misugi scrive all'autore, dicendo di riconoscersi in quel cacciatore solitario, e gli invia tre lettere, da lui ricevute da altrettante donne. Dalla lettura di queste veniamo a conoscenza di un dramma segreto durato tredici anni - il classico triangolo: un uomo, la moglie e l'amante di lui - visto attraverso gli occhi delle due donne, che sono cugine, e della figlia dell'amante. Nella prima lettera Shōko, la figlia, rivela lo sconcerto provato nell'apprendere, dal diario della madre, l'esistenza di una relazione illecita fra quest'ultima e Misugi, che lei chiama zio. Sentendosi tradita da tutti - dalla madre, che le ha tenuto segreto un legame così intenso da resistere per tanto tempo a un devastante senso di colpa; dallo zio, in cui nutriva fiducia assoluta; dalla zia, che rappresentava per lei un'ideale di femminilità estroversa e dinamica - la ragazza decide di allontanarsi per sempre dalla famiglia. La seconda lettera è di Midori, la moglie di Misugi, che in realtà ha sempre saputo, fin dall'inizio, della relazione del marito con la cugina, ed è vissuta nell'amarezza di un tacito patto: fingere di non vedere le reciproche colpe. Perché anche lei, spinta dal tradimento di Misugi a un crescente distacco, in più occasioni non gli è stata fedele. Ma la morte della cugina, mettendo fine alla necessità di continuare una triste farsa, ponendola di fronte allo squallore del proprio rapporto col marito, la induce finalmente a domandare il divorzio. Nella terza lettera Saiko, l'amante, che per tutto il tempo della relazione è stata oppressa dal senso di colpa e da un presagio di morte, racconta di aver capito, ora che si sente vicina alla fine, non solo che Midori era a conoscenza del suo rapporto con Misugi, ma che questo fatto lascia lei, Saiko, indifferente. E che in fondo al cuore non è riuscita a soffocare l'amore per il marito, dal quale si era separata molto presto, dopo aver scoperto che lui la tradiva. Un senso di solitudine insopportabile la travolge allora, togliendole la forza di lottare per la vita. Tutte le lettere sono d'addio, per l'impossibilità di sopportare oltre il peso della menzogna, per l'incapacità di ricucire lo strappo aperto nella coscienza delle tre donne dal divario tra la realtà e la serenità illusoria che hanno cercato, ognuna a suo modo, di preservare. Misugi, figura di seducente drammaticità che prende corpo, come tutta la vicenda, attraverso le tre lettere, resterà solo, col ricordo del suo amore per Saiko, e forse il rimorso per il dolore arrecato. Il tema della solitudine dell'individuo, che cela il suo vero io anche alle persone più amate, persino a se stesso, ricorre sovente nella letteratura giapponese, sia in autori della generazione di Inoue (Tanizaki Junichiro, Abe Kobo) sia in autori più giovani, molto lontani da lui per sensibilità e interessi (Murakami Haruki, Banana Yoshimoto). Cosa che non può stupire in un paese dove la dicotomia tra apparenza e sostanza costituisce, più che altrove, una delle caratteristiche della psiche collettiva. Nel racconto Il fucile da caccia, tuttavia, l'autore infonde in questo tema una rara intensità emotiva, espressa in un linguaggio nitido ed essenziale che il traduttore ha saputo felicemente ricreare. Inoue scandaglia l'animo dei suoi personaggi con una lucidità penetrante, quasi spietata, ne mette a nudo tutta la devastazione, trasmettendone in maniera lirica e immediata l'angoscia e il disorientamento. Una limpidezza che evoca le immagini di uno dei più bei film del cinema giapponese, Rashomon di Kurosawa Akira, in cui un tragico episodio viene raccontato dai tre protagonisti in tre versioni diverse, con la stessa drammatica semplicità, lo stesso pathos che troviamo nelle pagine di Inoue. Sia il libro che il film riprendono infatti un altro tema caro alla sensibilità giapponese, la consapevolezza che la realtà assume aspetti diversi, a seconda del punto di vista da cui la si osserva, e sfugge a ogni spiegazione obiettiva. Bisogna solo accettarla così com'è. L'impressione che il lettore conserva alla fine del libro non è quindi né di disperazione, né tanto meno di condanna. L'autore non giudica, raccoglie la confessione dei suoi personaggi, si direbbe quasi che li perdoni, e soprattutto li fa amare per l'intensità della loro passione, la loro debolezza, la loro sofferenza. Per quel groviglio di sentimenti che sono al fondo dell'animo umano, sul quale ogni tanto un poeta riesce a fare un po' di luce. A. Pastore è saggista e traduttrice letteraria dal giapponese e dal francese |
Recensioni 1 - 20 di 32 recensioni presenti. Media Voto: 4.68 / 5geffy gemondi@libero.it (01-12-2009) Amare o essere amati...
Più che romanzo lo definirei un breve saggio epistolare, un’intensa esplorazione degli enigmi dell’animo umano, un’analisi di sentimenti forti come l’amore e il tradimento.
Il libro è articolato in tre lettere inviate a Misugi dalla nipote, dalla moglie e dall’amante.
Misugi riceve la prima lettera da Shoko, la nipote, che, avendo scoperto la sua relazione con la mamma sfoga la propria amarezza per essere stata così profondamente ingannata. Segue la lettera di Midori, la moglie di Misugi, che svela di essere stata a conoscenza del tradimento del marito con la cugina Saiko sin dal primo momento e ammette che anche lei ha avuto storie d’amore con altri uomini, fosse solo per vendetta. La terza ed ultima lettera è di Saiko, l’amante. La donna, confessa di non essere stata completamente felice, durante la loro storia d’amore, in quanto lacerata dal rimorso e dai sensi di colpa nei confronti del marito.
Tre lettere, tre vite, tre donne, la consapevolezza di aver passato tredici anni sotto una cortina di inganni e falsità, e il bisogno pressante di denudare la propria anima e di purificarsi raccontando la verità, unica testimonianza della comune solitudine.
Voto: 5 / 5 |
Giusy (20-10-2009) Semplicemente stupendo!!!!
Si legge tutto d'un fiato.Consigliatissimo! Voto: 5 / 5 |
Andrea Ferrari nuntio@alice.it (27-02-2009) Semplicemente un piccolo (di dimensioni) grande capolavoro! Voto: 5 / 5 |
jane a. (21-01-2009) Se amate le atmosfere rarefatte giapponesi, leggetelo. C'è molta delicatezza in questo libro, ed anche tanta intensità.
Ma... e se si cominciasse con l'amare se stessi? Il resto poi viene da sé... Voto: 4 / 5 |
Umberto (20-01-2009) Testo di folgorante bellezza e ammirevole perfezione formale. Intenso e indimenticabile. Da leggere e rileggere. Consigliatelo agli amici e regalatelo! Contribuirete a diffondere in questo brutto mondo un po' di bellezza. Voto: 5 / 5 |
Marco (02-03-2008) Straordinario. Da leggere e rileggere. Voto: 5 / 5 |
ardid79 (16-12-2007) Un racconto come solo i racconti giapponesi sanno essere: poetico e affilato insieme, elegante e crudele, dolce e tempestoso, calmo eppure vorticoso di emozioni. Tre lettere di tre donne allo stesso uomo, tre lettere d'amore e ppure d'addio, tre lettere che raccontano un amore taciuto, negato, un amore vestito di rimpianto e di menzogna, un amore che, una volta rivelato, non puo' essere piu' tale. Un piccolo capolavoro che andrebbe letto, riletto e meditato piu' volte nella vita, per cerecare una risposta al quesito: è meglio amare o essere amati? Cosa ha piu' sesno, cosa da' felicita'? Cercare una risposta, e non trovarla. Voto: 5 / 5 |
Walter Magnoni don.walter@tiscali.it (04-12-2007) Un libro preso dallo scaffale, senza conoscere nè l'autore, nè la trama, scelto semplicemente per la qualità dei libri che normalmente pubblica l'editrice che ha tradotto anche questo libricino. Mi sono messo a leggerlo in una pausa e non ho potuto andare a dormire senza averlo finito. Avvolgente! Soprattutto colpisce la capacità dell'autore di penetrare nell'animo dei personaggi. L'intento è tutt'altro che moralistico, malgrado la parola "colpa" ritorni spesso, invece si coglie la solitudine del vivere umano, la fragilità che abita corpi forti. Cosa scegliere tra poter amare ed essere amati? Forse nella risposta a questa domanda si può trovare il senso di tutto lo scritto. Ma forse, penso io, non si può separare il desidero di amare dal bisogno di essere amati, credo si tratti di un'unica e inseparabile trama che riempe di valore la vita di ogni persona. Voto: 5 / 5 |
Elena (03-11-2007) Avvolgente come seta. Doloroso come il taglio di una lama. Immerso in una natura abbagliante e dirompente. Delizioso! Voto: 5 / 5 |
mato (14-05-2007) Bellissimo libro. Intenso, elegante e anche un pò misterioso. Credo che lo rileggerò. Ne vale la pena. Ma quale pena? E' un vero piacere! Voto: 5 / 5 |
Vicky Vale (16-03-2007) Piccolo romanzo epistolare elegante e raffinato che scandaglia l'animo umano di tre donne con inusuale sensibilità. Il senso dello scrivere per Inoue Yasushi è contenuto nella prefazione che narra la genesi della poesia sulla caccia e da il là a questa splendida narrazione. Voto: 4 / 5 |
Fede (05-02-2007) Un vero gioiello.
Da leggere e rileggere. Voto: 5 / 5 |
sonia so.bi@libero.it (21-01-2007) Un libricino davvero prezioso…sia a livello letterario per il modo in cui è scritto, per la leggerezza che lo pervade, per l’atmosfera di quiete, di calma nonostante tutto…sia per la storia ricca di sfumature, di emozioni, di sentimenti.
Neanche lontanamente paragonabile a Banana Yoshimoto (non riesco proprio a trovare nel suo modo di scrivere qualcosa di così eccezionale come molti sostengono)…nel senso che Yasushi sì che riesce a far vivere, vedere e sentire le atmosfere del Giappone…indimenticabile! Voto: 5 / 5 |
mariangela starvenus73@yahoo.it (14-12-2006) Romanzo breve ma intenso che si addentra nei meandri dell’animo umano in punta di piedi senza giudizi né condanne. Nella forma di romanzo epistolare, si esplica la confessione di tre donne a conoscenza di un segreto l’una indipendentemente dall’altra. Con queste confessioni si chiude un cerchio intriso di sofferenze, segreti, debolezze, sensi di colpa, ma anche di amore e perdono. Sentimenti forti e passionali che finiscono tuttavia per “uccidere” qualcuno. Lo scrittore arriva a mostrare quale realtà si nasconde dietro le apparenze, dietro ciò che non viene detto e rimane isolato nell’animo umano. Il segreto che avvolge la vita di ognuno mostra quanto sia profonda la solitudine di ogni essere vivente, anche quella delle persone amate. L’immagine che più di ogni altra accompagna il romanzo è quella che si trova nelle prime pagine: il cacciatore solitario che punta il fucile sulle sue prede e, sullo sfondo, il fiume desolato della vita. Molto singolare è la compagine del libro che seduce subito il lettore e lo coinvolge fino alla fine. Scrittura semplice, fresca, fluida che sprigiona una forte sensibilità. Un libro da leggere…e rileggere! Voto: 5 / 5 |
baton baton@email.it (15-09-2006) Il Giappone è distante da noi anche letterariamente, così il nostro grado di conoscenza o, più in astratto, la nostra visione, deriva da autori come Murakami, la Yoshimoto o magari dalle suggestioni cinematografiche di "Lost in translation"; insomma, tutte cose non realmente giapponesi e non tutte di sicuro valore.
Questo piccolo gioiello di pochissime pagine è in realtà enorme: una storia semplicissima, raccontata con una sensibilità impensabile per un autore italiano, che ha bisogno di tempo per essere assorbita. Mi ha fatto ricordare, seppur diversissimo, "Un eroe del nostro tempo" di Lermontov. Nessuno, dalle nostre parti, si sarebbe potuto permettere di rimare cuore con amore senza dare scandalo. Yasushi è riuscito a farlo. Voto: 4 / 5 |
ayrinne (05-07-2006) La traduzione è splendida e molto coinvolgente. Risulta facile inserirsi nelle vite dei personaggi, leggere la loro corrispondenza e allo stesso tempo scorrere la loro vita come vista fotogramma dopo fotogramma. Sprazzi di immagini, quasi visioni, trascinano fino all`ultima pagina. Insomma, bello, avvolgente, si legge in un fiato. E infine, molto molto poetico. Voto: 4 / 5 |
suela Suibuf@yahoo.it (18-01-2006) e un regalo da un mio amico molto speciale ,E GRANDE < GRANDE < GRANDE.Amo a fare TEATRO,e per fortuna sono un atricce albanesse.E una vita meravigliosa di donne, cuassi tutte le donne del mondo in un solo libro, ti fa pensare di essere fortunatta ad essere donna , tutti questi sentimenti, lacrime e amore... Voto: 5 / 5 |
marino m.poduje@virgilio.it (07-12-2005) Ho saputo di questo libro per caso, vagando qua e la nelle vs. recensioni... Non conoscevo Yasushi e l'ho acquistato scettico e solamente per il basso costo...Ebbene, posso dire di aver fatto il migliore investimento degli ultimi anni!
E' un libro delicato come un petalo di fiore e tagliente come la lama di un pugnale...Originale la trama seppure di una semplicità disarmante! Un romanzo brevissimo ma di una intensità incredibile...Un piccolo grande capolavoro della letteratura! Voto: 5 / 5 |
marilia (05-12-2005) mario fortunato consiglia sempre il meglio!
un piccolo grandissimo racconto
peccato per chi non lo ha letto ma beato chi deve ancora leggerlo Voto: 5 / 5 |
Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 32
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