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Narrativa straniera  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Inoue Yasushi - Il fucile da caccia

Il fucile da caccia TitoloIl fucile da caccia
AutoreInoue Yasushi
Prezzo
Sconto 15%
€ 7,65
(Prezzo di copertina € 9,00 Risparmio € 1,35)
Prezzi in altre valute
Dati2004, 100 p., brossura, 9 ed.
TraduttoreAmitrano G.
EditoreAdelphi  (collana Piccola biblioteca Adelphi)

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Descrizione
Quando nel 1949, il gornalista, poeta e critico d'arte Inoue Yasushi pubblica il suo primo romanzo ha quarantadue anni. In quest'opera l'autore trova nella brevità una misura ideale e, nell'oscillazione tra il detto e il non detto, raggiunge un miracoloso equilibrio narrativo. Un equilibrio difficile e impervio come il gioco amoroso che tiene legati i destini dei quattro personaggi, un uomo e tre donne, e che li accompagna nel corso degli anni senza mai turbare la calma ritualità delle loro esistenze. Eppure il romanzo è attraversato da una tensione costante, da una rabbia sorda e trattenuta che esplode alla fine, quando ogni menzogna viene svelata, ogni passione consumata e a regnare è la consapevolezza che ogni essere è abitato da una vita segreta.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

Nel panorama della letteratura giapponese contemporanea, Inoue Yasushi (1907-1991) occupa un posto a parte, difficilmente catalogabile in una specifica corrente, per la varietà dei temi che ispirano la sua vasta opera. Nato nell'isola di Hokkaido dove il padre, medico militare, era stato assegnato, all'età di sei anni venne mandato a vivere dalla nonna, una ex geisha, nella provincia di Shizuoka, perché crescesse nel villaggio di cui la famiglia era originaria. Iniziò a interessarsi alla poesia fin dalla scuola media e cominciò molto presto a scrivere brevi poemi, ma dopo la laurea in estetica e filosofia nel '36 (con una tesi su Paul Valéry) e la parentesi del servizio militare (dal '37 al '38 venne mandato come soldato di fanteria in Cina), abbandonò quasi subito la carriera letteraria per iniziare quella giornalistica. Fu solo dopo la guerra che Inoue decise di dedicarsi alla scrittura, iniziando con il racconto Il fucile da caccia, subito acclamato da critica e lettori, cui seguì una produzione estremamente vasta che gli procurò in patria la consacrazione di "tesoro nazionale vivente".

La fama letteraria di Inoue in Giappone è legata soprattutto a lunghi romanzi storici in cui ricrea, con ispirazione tolstoiana, atmosfere epiche della storia cinese e giapponese (Koshi, del 1982, una biografia romanzata di Confucio, ottenne un immediato successo tra i giovani), ma sono le opere in cui tratta di argomenti intimi, a volte autobiografici, quelle che più lo avvicinano al lettore occidentale. La solitudine dell'essere umano, la tristezza della separazione da ciò che sia ama - persone, luoghi, ambienti - la perdita di illusioni e speranze sono i temi che ispirano i suoi libri più toccanti, tra cui Shirobamba (1967), nel quale l'autore narra la sua infanzia. In Italia non si conosce molto di lui: a parte un paio di novelle apparse su riviste specializzate, finora erano stati pubblicati La montagna Hira (Bompiani, 1964), il racconto autobiografico Ricordi di mia madre (Feltrinelli, 1986), tre novelle uscite con il titolo Il falsario (Il Melangolo, 1995) e La corda spezzata (Vivalda, 2001), cronaca di una scalata.

Esce ora per Adelphi, nelle bella traduzione di Giorgio Amitrano, proprio il racconto epistolare con cui Inoue ha iniziato la sua carriera letteraria, da molti considerato il momento più poetico, l'opera più geniale, nella sua brevità, di tutta la sua produzione.

Il tema che l'ispira - l'illusorietà dell'apparenza, dietro la quale ogni individuo nasconde il segreto della sua vera natura e dei suoi sentimenti profondi - è annunciato nel primo capitolo, in cui uno scrittore, invitato a comporre una poesia per la rivista di un circolo venatorio, si rende conto, a cose fatte, che la figura assorta, quasi sofferente, evocata nei suoi versi non corrisponde all'immagine vigorosa del cacciatore che gli si chiedeva di esaltare. Al contrario, dietro la calma solenne di quell'uomo si indovina il peso di un dolore. In seguito alla pubblicazione della poesia, un certo Misugi scrive all'autore, dicendo di riconoscersi in quel cacciatore solitario, e gli invia tre lettere, da lui ricevute da altrettante donne. Dalla lettura di queste veniamo a conoscenza di un dramma segreto durato tredici anni - il classico triangolo: un uomo, la moglie e l'amante di lui - visto attraverso gli occhi delle due donne, che sono cugine, e della figlia dell'amante.

Nella prima lettera Shōko, la figlia, rivela lo sconcerto provato nell'apprendere, dal diario della madre, l'esistenza di una relazione illecita fra quest'ultima e Misugi, che lei chiama zio. Sentendosi tradita da tutti - dalla madre, che le ha tenuto segreto un legame così intenso da resistere per tanto tempo a un devastante senso di colpa; dallo zio, in cui nutriva fiducia assoluta; dalla zia, che rappresentava per lei un'ideale di femminilità estroversa e dinamica - la ragazza decide di allontanarsi per sempre dalla famiglia. La seconda lettera è di Midori, la moglie di Misugi, che in realtà ha sempre saputo, fin dall'inizio, della relazione del marito con la cugina, ed è vissuta nell'amarezza di un tacito patto: fingere di non vedere le reciproche colpe. Perché anche lei, spinta dal tradimento di Misugi a un crescente distacco, in più occasioni non gli è stata fedele. Ma la morte della cugina, mettendo fine alla necessità di continuare una triste farsa, ponendola di fronte allo squallore del proprio rapporto col marito, la induce finalmente a domandare il divorzio. Nella terza lettera Saiko, l'amante, che per tutto il tempo della relazione è stata oppressa dal senso di colpa e da un presagio di morte, racconta di aver capito, ora che si sente vicina alla fine, non solo che Midori era a conoscenza del suo rapporto con Misugi, ma che questo fatto lascia lei, Saiko, indifferente. E che in fondo al cuore non è riuscita a soffocare l'amore per il marito, dal quale si era separata molto presto, dopo aver scoperto che lui la tradiva. Un senso di solitudine insopportabile la travolge allora, togliendole la forza di lottare per la vita.

Tutte le lettere sono d'addio, per l'impossibilità di sopportare oltre il peso della menzogna, per l'incapacità di ricucire lo strappo aperto nella coscienza delle tre donne dal divario tra la realtà e la serenità illusoria che hanno cercato, ognuna a suo modo, di preservare. Misugi, figura di seducente drammaticità che prende corpo, come tutta la vicenda, attraverso le tre lettere, resterà solo, col ricordo del suo amore per Saiko, e forse il rimorso per il dolore arrecato.

Il tema della solitudine dell'individuo, che cela il suo vero io anche alle persone più amate, persino a se stesso, ricorre sovente nella letteratura giapponese, sia in autori della generazione di Inoue (Tanizaki Junichiro, Abe Kobo) sia in autori più giovani, molto lontani da lui per sensibilità e interessi (Murakami Haruki, Banana Yoshimoto). Cosa che non può stupire in un paese dove la dicotomia tra apparenza e sostanza costituisce, più che altrove, una delle caratteristiche della psiche collettiva. Nel racconto Il fucile da caccia, tuttavia, l'autore infonde in questo tema una rara intensità emotiva, espressa in un linguaggio nitido ed essenziale che il traduttore ha saputo felicemente ricreare. Inoue scandaglia l'animo dei suoi personaggi con una lucidità penetrante, quasi spietata, ne mette a nudo tutta la devastazione, trasmettendone in maniera lirica e immediata l'angoscia e il disorientamento. Una limpidezza che evoca le immagini di uno dei più bei film del cinema giapponese, Rashomon di Kurosawa Akira, in cui un tragico episodio viene raccontato dai tre protagonisti in tre versioni diverse, con la stessa drammatica semplicità, lo stesso pathos che troviamo nelle pagine di Inoue. Sia il libro che il film riprendono infatti un altro tema caro alla sensibilità giapponese, la consapevolezza che la realtà assume aspetti diversi, a seconda del punto di vista da cui la si osserva, e sfugge a ogni spiegazione obiettiva. Bisogna solo accettarla così com'è.

L'impressione che il lettore conserva alla fine del libro non è quindi né di disperazione, né tanto meno di condanna. L'autore non giudica, raccoglie la confessione dei suoi personaggi, si direbbe quasi che li perdoni, e soprattutto li fa amare per l'intensità della loro passione, la loro debolezza, la loro sofferenza. Per quel groviglio di sentimenti che sono al fondo dell'animo umano, sul quale ogni tanto un poeta riesce a fare un po' di luce.

A. Pastore è saggista e traduttrice letteraria dal giapponese e dal francese

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 38 recensioni presenti.  Media Voto: 4.57 / 5

Alex (21-11-2011)
Tutto si muove con calma in questa rappresentazione letterale, i gesti come le parole. Anche i rumori e i suoni li ho immaginati come ovattati. Quasi a non voler distogliere il lettore nel suo viaggio accanto ai protagonisti di questo piccolo capolavoro del sol levante.
Voto: 4 / 5
Annarita (08-02-2011)
Che bello. In poche pagine l'autore riesce a dire molto dell'amore e ancora di più dell'animo umano. Tre lettere di altrettante donne ad un solo uomo, tre lettere che raccontano visioni diverse della stessa vicenda, parlano di solitudini che non si incontrano, di dolori che non possono essere leniti, di sentimenti che non devono essere svelati e vissuti. Bugie e segreti che soffocano la vita. Una storia d'amore che amore non è. Non può essere amore una storia fatta di menzogne, di sensi di colpa e di dolore. Un uomo d'affari, marito e amante, cacciatore solitario, finisce per essere preda; il suo fucile, oggetto di offesa, strumento di difesa dai colpi della vita, si conficca invece nelle sue carni, "scavando nello spirito solitario, nella carne solitaria di quell'uomo di mezza età". Ciò che appare non è. Storia di donne che non hanno saputo amare, comprendere e perdonare, che hanno cercato di soffocare la sofferenza nell'illusione di amori e nelle menzogne. La verità toglierà la vita, ma sarà anche portatrice di pace e serenità. L'una potrà finalmente riconoscere l'amore negato al marito e l'amore ricevuto dal suo amante. L'altra sarà capace di scegliere per amore di sè stessa ed in fondo anche del marito. E non sarà più importante trovare la risposta giusta alle domande: vuoi amare? vuoi essere amata? Se sai amare sarai amata.
Voto: 5 / 5
ritamottolesesersale (24-01-2011)
Questo libricino che si articola essenzialmente su un percorso di esperienza sentimentale che coinvolge 3 donne fra di loro legate da intima parentela e un unico uomo,oggetto del loro amore,ha dalla sua che non può essere completamente e liberamente commentato se non si conosce bene l'ambiente in cui i 4 personaggi si muovono,ambiente giapponese del 1949 in cui l'educazione sentimentale era rigorosamente celata da pudori e da un costume sociale severo e chiuso proprio della tradizione stessa giapponese dove i silenzi e gli sguardi sono dei valori di comunicazione che possono arrivare al cuore ed in maniera diversa.qui il gioco si consuma impertubabile in famiglia accomunata da un'unica insolita bugia,svelata poi alla fine come in un gioco pensato e con nessun ignaro del gioco stesso.E' stato pesante calarsi in quest'atmosfera falsa e uscirne consapevoli che in amore la bugia è sempre foriera di sentimenti negativi.
Voto: 3 / 5
federica (06-01-2011)
A dire il vero, a me questo libro non è piaciuto. Non l'ho capito e forse per questo mi è sembrato noioso, pur nella sua brevità.
Voto: 2 / 5
jane (29-11-2010)
Tagliente come una lama, freddo come il ghiaccio, scritto (e tradotto benissimo). Sui segreti inconfessabili che ciascuno si porta dentro fino alla morte; sull'amare/ essere amati e sulla solitudine. Un racconto senza tempo, come il Giappone tradizionale.Che meraviglia quello "haori" di seta con grandi disegni di cardi, che resta negli occhi e nella mente...
Voto: 5 / 5
Gianni (30-10-2010)
Quante verità può avere una storia d'amore ? tre donne coinvolte in diverso modo raccontano la propria e ognuna di queste verità ha una sua dignità, una sua ragione.L'amore svelato inteso come amore pieno e riconosciuto dagli altri, se questo manca non può essere vero amore. Questo intendo voglia dire l'autore.Semplicemente splendido.
Voto: 5 / 5
geffy gemondi@libero.it (01-12-2009)
Amare o essere amati... Più che romanzo lo definirei un breve saggio epistolare, un’intensa esplorazione degli enigmi dell’animo umano, un’analisi di sentimenti forti come l’amore e il tradimento. Il libro è articolato in tre lettere inviate a Misugi dalla nipote, dalla moglie e dall’amante. Misugi riceve la prima lettera da Shoko, la nipote, che, avendo scoperto la sua relazione con la mamma sfoga la propria amarezza per essere stata così profondamente ingannata. Segue la lettera di Midori, la moglie di Misugi, che svela di essere stata a conoscenza del tradimento del marito con la cugina Saiko sin dal primo momento e ammette che anche lei ha avuto storie d’amore con altri uomini, fosse solo per vendetta. La terza ed ultima lettera è di Saiko, l’amante. La donna, confessa di non essere stata completamente felice, durante la loro storia d’amore, in quanto lacerata dal rimorso e dai sensi di colpa nei confronti del marito. Tre lettere, tre vite, tre donne, la consapevolezza di aver passato tredici anni sotto una cortina di inganni e falsità, e il bisogno pressante di denudare la propria anima e di purificarsi raccontando la verità, unica testimonianza della comune solitudine.
Voto: 5 / 5
Giusy (20-10-2009)
Semplicemente stupendo!!!! Si legge tutto d'un fiato.Consigliatissimo!
Voto: 5 / 5
Andrea Ferrari nuntio@alice.it (27-02-2009)
Semplicemente un piccolo (di dimensioni) grande capolavoro!
Voto: 5 / 5
jane a. (21-01-2009)
Se amate le atmosfere rarefatte giapponesi, leggetelo. C'è molta delicatezza in questo libro, ed anche tanta intensità. Ma... e se si cominciasse con l'amare se stessi? Il resto poi viene da sé...
Voto: 4 / 5
Umberto (20-01-2009)
Testo di folgorante bellezza e ammirevole perfezione formale. Intenso e indimenticabile. Da leggere e rileggere. Consigliatelo agli amici e regalatelo! Contribuirete a diffondere in questo brutto mondo un po' di bellezza.
Voto: 5 / 5
luigi aluigi2001@yahoo.it (16-01-2009)
ogni commento e` superfluo:un gioiello...
Voto: 5 / 5
Marco (02-03-2008)
Straordinario. Da leggere e rileggere.
Voto: 5 / 5
ardid79 (16-12-2007)
Un racconto come solo i racconti giapponesi sanno essere: poetico e affilato insieme, elegante e crudele, dolce e tempestoso, calmo eppure vorticoso di emozioni. Tre lettere di tre donne allo stesso uomo, tre lettere d'amore e ppure d'addio, tre lettere che raccontano un amore taciuto, negato, un amore vestito di rimpianto e di menzogna, un amore che, una volta rivelato, non puo' essere piu' tale. Un piccolo capolavoro che andrebbe letto, riletto e meditato piu' volte nella vita, per cerecare una risposta al quesito: è meglio amare o essere amati? Cosa ha piu' sesno, cosa da' felicita'? Cercare una risposta, e non trovarla.
Voto: 5 / 5
Walter Magnoni don.walter@tiscali.it (04-12-2007)
Un libro preso dallo scaffale, senza conoscere nè l'autore, nè la trama, scelto semplicemente per la qualità dei libri che normalmente pubblica l'editrice che ha tradotto anche questo libricino. Mi sono messo a leggerlo in una pausa e non ho potuto andare a dormire senza averlo finito. Avvolgente! Soprattutto colpisce la capacità dell'autore di penetrare nell'animo dei personaggi. L'intento è tutt'altro che moralistico, malgrado la parola "colpa" ritorni spesso, invece si coglie la solitudine del vivere umano, la fragilità che abita corpi forti. Cosa scegliere tra poter amare ed essere amati? Forse nella risposta a questa domanda si può trovare il senso di tutto lo scritto. Ma forse, penso io, non si può separare il desidero di amare dal bisogno di essere amati, credo si tratti di un'unica e inseparabile trama che riempe di valore la vita di ogni persona.
Voto: 5 / 5
Elena (03-11-2007)
Avvolgente come seta. Doloroso come il taglio di una lama. Immerso in una natura abbagliante e dirompente. Delizioso!
Voto: 5 / 5
mato (14-05-2007)
Bellissimo libro. Intenso, elegante e anche un pò misterioso. Credo che lo rileggerò. Ne vale la pena. Ma quale pena? E' un vero piacere!
Voto: 5 / 5
Vicky Vale (16-03-2007)
Piccolo romanzo epistolare elegante e raffinato che scandaglia l'animo umano di tre donne con inusuale sensibilità. Il senso dello scrivere per Inoue Yasushi è contenuto nella prefazione che narra la genesi della poesia sulla caccia e da il là a questa splendida narrazione.
Voto: 4 / 5
Fede (05-02-2007)
Un vero gioiello. Da leggere e rileggere.
Voto: 5 / 5
sonia so.bi@libero.it (21-01-2007)
Un libricino davvero prezioso…sia a livello letterario per il modo in cui è scritto, per la leggerezza che lo pervade, per l’atmosfera di quiete, di calma nonostante tutto…sia per la storia ricca di sfumature, di emozioni, di sentimenti. Neanche lontanamente paragonabile a Banana Yoshimoto (non riesco proprio a trovare nel suo modo di scrivere qualcosa di così eccezionale come molti sostengono)…nel senso che Yasushi sì che riesce a far vivere, vedere e sentire le atmosfere del Giappone…indimenticabile!
Voto: 5 / 5
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