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Jackson Shirley - L' incubo di Hill House |
Chiunque abbia visto qualche film del terrore con al centro una costruzione abitata da sinistre presenze si sarà trovato a chiedersi almeno una volta perché le vittime di turno non optino, prima che sia troppo tardi, per la soluzione più semplice - e cioè non escano dalla stessa porta dalla quale sono entrati, allontanandosi senza voltarsi indietro. A tale domanda, meno oziosa di quanto potrebbe parere, questo romanzo fornisce una risposta. Non è infatti la fragile e indifesa Eleanor Vance a scegliere la Casa, prolungando l'esperimento paranormale in cui l'ha coinvolta l'inquietante professor Montague. È la Casa - con le sue torrette buie, le sue porte che sembrano aprirsi da sole - a scegliere, per sempre, Eleanor Vance.
| La recensione de L'Indice |

Per quanto infestata di case stregate sia la storia del cinema, è impresa difficile riuscire a mettere in fila una serie di romanzi validi che abbiano come protagonista una casa. A dirla altrimenti: è rara cosa incontrare uno scrittore che sia in grado di far parlare una casa. Non è un problema di genere (ogni genere andrebbe bene, basti pensare alle strisce dei Peanuts in cui di tanto in tanto la bionda Sally si ritrova a chiacchierare col muro di una scuola), e nemmeno di epoca (più lontano si va e più si ha una qualche probabilità di trovare un buon romanzo o racconto abitato da case animate). È solo una questione di talento. Indiscutibilmente talentuosa, e dichiarata maestra per???autori del calibro di Dorothy Parker, Stephen King e Donna Tartt, Shirley Jackson appare finalmente tra gli scaffali delle librerie italiane con quello che è considerato all'unanimità un classico del genere horror, L'incubo di Hill House (egregiamente tradotto in italiano da Monica Pareschi, brava soprattutto nel rendere la genialità dei dialoghi). Pubblicato negli Stati Uniti nel 1959, il romanzo ha come protagonista una casa, Hill House, per l'appunto, intorno cui si intrecciano le storie di una manciata di curiosi personaggi che si ritrovano ad affrontare inspiegabili eventi. A fare da capobanda è il professore John Montague, antropologo specializzato nello studio di fenomeni paranormali e impegnato in uno studio su cause ed effetti delle interferenze paranormali in una casa ritenuta "stregata". Al suo seguito, nelle vesti di improbabili assistenti, due fanciulle già coinvolte in esperienze paranormali, Eleanor e Theodora, il giovane erede di Hill House, Luke Sanderson, e una lugubre domestica, Mrs Dudley. E poi, logicamente, fantasmi che si divertono a chiudere le porte, a ridacchiare o a scrivere sui muri, per cacciare o trattenere a vita gli ospiti della casa. Il tutto racchiuso in una cornice talmente spettrale e ben descritta da fare del libro un romanzo praticamente perfetto. Tiziana Lo Porto |
18 recensioni presenti. Media Voto: 3.44 / 5battello ebbro (05-12-2009) Romanzo dallo stile ironico e raffinato che non ha nulla a che vedere con i soliti horror e thriller da botteghino né con la psicologia spicciola. Considerando anche l’epoca in cui è stato scritto direi che è un vero gioiellino. Gioca sapientemente con gli stereotipi del gotico e ci regala, con spietata eleganza, una straziante, patetica, "spaventosa" e triste storia di solitudine. Consigliato solo a chi è in grado di apprezzarlo. Voto: 5 / 5 |
Sagana widoworblack@gmail.com (08-11-2008)
Il romanzo, o come sarebbe più corretto dire, il "quasi-romanzo" scritto da Shirley Jackson è attualmente definito da taluni critici, la miglior e più rappresentativa storia horror di questo secolo. Ebbene dopo un attenta lettura dell "opera" posso dire con certezza e decisione, che il testo in questione potrebbe benissimo essere usato per rinvigorire il fuoco invernale del vostro caminetto, tale sarebbe certamente un uso proprio, rispetto a quello solito della lettura.
Analizzando il testo, sin dalle prime battute si possono rilevare due fattori, che nell'incubo di Hill House sono frequenti:
1. Lo spessore dei personaggi è pari a quello di una pozzanghera, e in certi casi, addirittura nullo, pertanto capita di confondere le azioni e i sentimenti dell'uno con quelli dell'altro, e che i pensieri di un personaggio finiscano nelle frasi di un altro. L'unico fattore che infine ci fa distinguere i personaggi, è il loro passato, e alcune azioni caricaturali, che paiono ridicole, irrealistiche e goffe.
2. Il racconto non possiede nulla di Gotico, ne influenze vagamente horror, al contrario, le poche scene sovrannaturali, sono possibilmente da considerarsi un ridicolo tentativo di incattivire il testo, pertanto capita che un azione o l'altra non abbiano nessun reale significato se non quello di spaventare il lettore, fallendo miseramente.
(parte 1) Voto: 1 / 5 |
Pietro (18-09-2008)
Non mi è piaciuto. Sarebbe questo il libro archetipo sulle case maledette? Sarebbe questo il capolavoro che ha dato origine ad un intero filone della letteratura horror ? E la “Caduta di casa Usher” allora, che sarebbe?
La storia è di una semplicità sconcertante. Quattro sconosciuti si ritrovano a trascorrere alcuni giorni in una casa dalla fama inquietante e dall’aspetto terrorizzante. La permanenza ivi e lo sfiorare l’imponderabile li cambierà tutti , ma in particolare la protagonista Eleanor, una donna dalla vita scialba e difficile.
Proprio i personaggi sono l’aspetto meno convincente del libro. Semplicemente non ci sono…nel senso che di loro non si sa nulla, non si capisce nulla delle loro motivazioni, tutto resta avvolto in una vaghezza che vorrebbe essere inquietante e risulta invece irritante. Anche la casa, che forse è la vera protagonista del libro, poteva essere descritta molto meglio e molto più approfonditamente. Il finale è come spesso succede in questo genere di racconti facilmente risolutivo.
Una delusione. E per favore evitiamo di commentare i libri alludendo al quoziente intellettivo del lettore...questo non è "un horror per menti evolute". E' un racconto, e come tale può piacere o non piacere, e ciò non ha nulla a che fare con l'intelligenza.
Voto 2/5
Voto: 2 / 5 |
rose karme_@hotmail.it (18-05-2008) secondo me è stupendoooo è un libro che sa mettere la giusta ansia senza per questo essere tropo cruento.... credo che sia la prima frase ad avermi fatto innammorare.....è stupendo stupendo..... Voto: 5 / 5 |
Luca (05-07-2007) Francamente non riesco proprio a comprendere la maggior parte delle crtitiche rivolte a questo romanzo: lo si accusa di essere ultra-descrittivo, noioso, inconcludente, pieno di buchi. A parte fare notare che forse chi definisce questo romanzo troppo incline alla descrizione e alla "stasi" forse un libro davvero di tale genere non lo ha mai letto (vedi Angela Carter, giusto per fare un nome di una grande scrittrice), vorrei fare notare tali "difetti" sono i punti di forza di questo magnifico libro. I fatti di orrore narrati (le varie morti più o meno accidentali, i grotteschi marmi, o il lugubre libro di Crane) servono a fare da cornice, a creare quell'atmosfera malata che circonda i personaggi lungo tutto il libro. E' questo il bello.E' un orrore celato, che striscia, che si evince in maniera inquietante dalla lenta evoluzione (e svelamento) della psicologia di Eleonore. Jackson crea immagini di per sè normali (un tramonto, un sentiero, una stanza) a cui viene associato, in maniera nascosto, un senso di inquietudine e di mistero, creando così immagini e sequenze fortemente affascinanti, evocative e pregne di tensione(tanto che le scene di stasi e di descrizione sono molto più inquietanti delle scene in cui il sovrannaturale fa la sua comparsa).E' incredibile come questo romanzo di faccia leggere senza alcuna fatica sfoggiando allo stesso tempo una prosa fantastica.Francamente è il primo romanzo della Jackson e l'ho trovato forse uno dei libri più "paurosi" che abbia mai letto (e parla un estimatore di King -tralaltro, leggendolo, si nota come Shining sia un continuo omaggio a questo romanzo- e di Barker).Il fatto che non faccia ricorso a sequenze "gore", (fracassone e magari scontate)e a facili scioglimenti dell'intreccio narrativo(entrambi elementi sono roba da da B-Movie) è solo un merito. Se si è patiti del romanzo horror e non lo si riesce ad apprezzare sta solo a significare che si ha la sensibilità letteraria di un ippopotamo(con tutto il rispetto per l'ippopotamo).Guardatevi Gli Invasati,evitate Hunting. Voto: 5 / 5 |
roberto cocchis roberto.cocchis@tin.it (03-09-2005) Certo, a chi cerca lo splatter e gli effetti grandguignoleschi, un libro simile non può piacere. Che poi sia "noioso e senza senso", resta un'opinione del tutto personale, che più personale non si può. A me non mi è solo piaciuto, mi ha entusiasmato; mi sembra che appartenga a quel genere di horror fatto apposta per le menti evolute che contengono già da sole tutti gli elementi per farsi paura. Qui, infatti, l'horror non è mai urlato e sbattuto in faccia al lettore, ma sempre suggerito, mostrato (prendo in prestito una vecchia metafora particolarmente calzante) attraverso immagini di porte socchiuse, dietro le quali può trovarsi di tutto. E poiché solo noi sappiamo cosa ci fa veramente paura, cosa contiene la nostra "stanza 110" (dare un'occhiata a "1984" di Orwell per rinfrescarsi la memoria), questo ci può spaventare molto più di una porta spalancata su ogni genere di orrori. La tensione creata ad arte prima serve proprio a metterci nello stato d'animo adatto. Personalmente, io vorrei leggere tutta la Jackson in italiano, se qualche editore si prendesse il disturbo di farla tradurre. Voto: 5 / 5 |
Stefano 88 (06-06-2005) Uno dei libri più brutti che ho letto nella mia vita. Noioso e senza senso Voto: 1 / 5 |
Serena serenareggia@hotmail.com (28-04-2005) A proposito "degli incubi peggiori che sanno attendere i loro sognatori più propizi" questa frase sembra la descrizione perfetta per un libro molto originale che ho letto alcune settimane fa: "Il male minore" ed. Fanucci, se v'interessa il tema del potere degli incubi questo romanzo vi piacerà. Voto: 4 / 5 |
Serena serenareggia@hotmail.com (20-04-2005) DAVVERO INTERESSANTE! Devo dire che questo libro mi è piaciuto molto, anche se non si può certo dire che sia un romanzo horror convenzionale, anch'io come altre recensioni che ho letto sono convinta che sia soprattutto un romanzo psicologico con una strana ambientazione. Proprio per questo il libro non poteva lasciare Eleanor in secondo piano, perchè lei "è" Hill House. Ad esempio durante le strane manifestazioni paranormali della casa Eleanor pensa: "E' dentro di me, è nella mia testa, ed ora esce, esce, esce..." oppure quando la moglie del professore interroga la planchette per sapere quale spirito abiti Hill House la risposta è: "Sono Nell, Nellie, Nell..." Ed ancora in molti paragrafi possiamo leggere le descrizioni di Eleanor che sente la casa come se fosse il suo corpo. In alcun modo Eleanor poteva restare un personaggio secondario, anche se certo non è molto facile da amare: anzi il più delle volte fa una gran pena ed una gran rabbia. Tutti i personaggi femminili di questo romanzo sono incredibilmente egocentrici ed infantili, ed è proprio nella loro caratterizzazione impietosa che l'autrice dimostra il suo talento. Per quanto riguarda la parodia dei romanzi dei fantasmi accennata da un lettore penso che sia molto evidente quando fanno il loro ingresso nel racconto la moglie del professore ed Arthur, ma anch'io come altri, non penso che tutto il romanzo verta su questo è solo un elemento originale in più. Per quanto riguarda le influenze che l'autrice ha avuto su S. King credo che siano molto evidenti già nello stile dei due autori, ma è soprattutto nella mini serie TV Rose Red ideata e diretta da King in persona che possiamo trovare i riferimenti più diretti. A partire dalla "pioggia di pietre", passando per il pretesto dell'esperimento scientifico nella casa maledetta con alcuni sensitivi ed una professoressa universitaria fino alla descrizione della casa "nata cattiva"... direi che King più che ispirarsi in alcuni punti ha quasi copiato da questo libro. Qualcun altro la pensa come me? Leggetelo!!! Voto: 4 / 5 |
leandra (09-02-2005) pensavo meglio niente a che fare con Stephen King come allude la recensione. non mi è piaciuto poichè il racconto mi è sembrato più il vaneggiare di una pazza cioè Eleanor. a che serve sapere la storia della costruzione della casa se poi tutto rimane nell'incertezza non c'è un seguito con i protagonisti,il racconto doveva ruotare intorno alla casa e non solo su eleanor. Voto: 2 / 5 |
Silvia (01-02-2005) Da questo gioiello della letteratura gotica è stato tratto nel 1999 l'avvicente film "The Hauntig" con Liam Neeson e Catherine Zeta-Jones.
Perchè non inserire questo volume nella sezione "Dal libro al film"? Leggetelo!!! Voto: 5 / 5 |
Vincent xdarkwriter@hotmail.com (19-01-2005) L'incubo di Hill House, dominato dall'ironia e da un notevolissimo senso della misura, dimostra come sia possibile fare del romanzo di genere un'opera di più vaste ambizioni. E la Jackson lo fa lavorando dall'interno, scegliendo i luoghi e i caratteri della convenzione, manipolando con divertita destrezza gli ingredienti consueti e dissolvendo l'incubo in uno sberleffo. Voto: 4 / 5 |
Raffaella choirgirl@gmail.com (16-12-2004) Un libro magnifico, che riesce a far vivere al lettore la paura dei personaggi al di là di ogni razionalità. La cosa notevole è che la trama horror è inscindibile dalla descrizione della personalità di Eleanor, fragile e insieme maniacale e determinata a ottenere quello che non ha mai avuto. L'orrore è, davvero, dentro di noi (vedere il finale). Ottimo anche il personaggio della frivola Theo, crudele per/con leggerezza. La relazione tra le due donne mi è rimasta dentro a lungo.
Peccato che tutto ciò non venga molto apprezzato dai lettori. Voto: 5 / 5 |
Standbyme Standbyme@ticino.com (01-10-2004) Delusione! Delusione! Delusione! Ho iniziato “L’incubo…” con le migliori intenzioni e, basandomi su quanto riportato nel frontespizio, pensavo che l’avrei letto tutto di un fiato e che la notte avrei avuto gli incubi… Niente di più falso! Credo che anche i libri della collana “Piccoli brividi” siano più emozionanti. Nulla contro la prosa che è buona ma la trama è confusionaria, inconcludente e i personaggi sono più adatti ad un’opera teatrale buffa che a una letteraria. Se solo Shirley Jackson si fosse avvicinata al livello della “Casa dei fantasmi” di Peter Straub o al classicismo “Racconti di fantasmi” di Henry James avrebbe meritato il massimo dei voti… ma così. Non ho neanche colto l’ironia così ben descritta dal Lettore “rogopag99”. Se questo fosse stato il vero intento dell’Autrice i miei complimenti più sinceri a “rogopag99” per l’ottima recensione e per le sue capacità di analisi; ma, dovendomi basare unicamente sul mio giudizio senza farmi influenzare, non posso che dare un misero 2. Voto: 2 / 5 |
Limahl69 (07-09-2004) Non leggetelo se amate l'horror puro. Non è un libro che provoca brividi o vi costringe a controllare porte, finestre e angoli bui della casa. Ha qualcosa del moderno psycho-thriller, tanto amato soprattutto in oriente. Del resto anche Ring non ha nulla del tipico romanzo del terrore. L'incubo di Hill House è scritto molto bene, riesce ad appassionare, descrive personaggi vivi ed intensi. Piacevole e non scontato, considerata l'epoca cui appartiene. Voto: 5 / 5 |
rogopag99 rogopag99yahoo.com (23-06-2004) Chi volesse leggere "L'incubo di Hill House" dell'autrice di culto Shirley Jackson (1919-1965) per scoprirvi qualcosa di autenticamente pauroso, temo resterà deluso. Il libro, un classico del genere, pubblicato negli Stati Uniti nel 1959 e da cui sono stati tratti due film (uno famoso, "The hunting" del 1963, diretto da Robert Wise, l'altro un dimenticabile remake nel 1999), è più che altro un curioso esempio di mockery, cioé una consapevolissima messa in scena ironica dei meccanismi e delle situazioni che governano e definiscono la narrativa "di paura". Per dare vita alla storia, che ovviamente esige un gruppo di personaggi alle prese con manifestazioni soprannaturali, la Jackson si diverte ad usare come unità di luogo il più conclamato dei topos, quello della casa infestata da presenze diaboliche (ed è già la casa stessa da cui prende il titolo il libro, summa spaventosamente kitsch di efferatezze architettoniche gotico-vittoriane, una parodia di ogni possibile dimora "maledetta").
Convocati da un improbabile professore di antropologia con il pallino dello spiritismo, Eleonor, Theodora e Luke si recano nella casa del Male, diligentemente accudita da una custode-cuoca che si esprime solo per frasi reiterate (da "attrice" che interpreta diligentemente e sopra le righe il copione che l'autrice le ha assegnato). Insieme aspettano che la dimora riveli di essere all'altezza della sua infausta nomea.
In un testo che non si prende mai sul serio e lo fa in modo consapevole e insistito (è forse questa la sua pecca più evidente), l'autrice riesce tuttavia a generare un'atmosfera straniante e insana, soprattutto in virtù del suo personaggio principale, la psicolabile Eleonar Vance, fulcro emotivo del romanzo. E' lei che arrivando a Hill House, attiverà tutta l'energia malefica che la casa serba in sé. Gli incubi peggiori, ci insegna la Jackson, sanno attendere i loro sognatori più propizi. Voto: 3 / 5 |
Dobermann felixderosa@supereva.it (23-06-2004) Un'opera sostanzialmente scadente. Tutto tranne un horror come Dio comanda. Troppo sentimentale per un lavoro horror. Troppo prevedibile, a tratti senza senso. Per chi non conosce il genere non inizi con questo libro. Solita pubblicazione marchiata Adelphi, ovvero, solita pubblicazione da serie B! Voto: 2 / 5 |
brigidino (30-05-2004) il romanzo popolare pubblicato dall'editore fighetto mi sembra una trovata azzeccata. ma possibile che i romanzi adelphi si somiglino a tal punto, stilisticamente? Qui, pare di leggere Marai che parla di case infestate. Altrove, si legge Simenon ma potrebbe essere Mcgrath o la Spark. Nuova omologazione culturale? Globalizzazione atipica? Traduzioni transgeniche? Voto: 2 / 5 |
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