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Bourdouxhe Madeleine - La donna di Gilles |
Elisa vorrebbe solo una cosa: annullarsi in Gilles. Vivere per e attraverso Gilles, non essere altro che sua moglie. Preparargli la cena, guardarlo mangiare, guardare i suoi occhi, la sua bocca, i suoi capelli. Ma il giorno in cui Elisa capisce che Gilles, suo marito, è diventato l'amante di sua sorella, tutto crolla attorno a lei. Eppure sceglie di tacere, di sorridere, di sopportare in silenzio l'indifferenza di Gilles, perfino che Gilles le parli del suo amore per l'altra, della sua gelosia. Madeleine Bourdouxhe, considerata tra i maggiori scrittori belgi del secolo scorso, pubblicò questo romanzo nel 1937.
| La recensione de L'Indice |
 La donna di Gilles è il primo dei due soli romanzi scritti dalla belga Madeleine Bourdouxhe (1906-96) e risale agli anni trenta (il secondo, Sous le pont Mirabeau , del 1944, è il diario dell'evacuazione verso la Francia di una giovane donna con la figlia neonata, incalzate dall'invasione tedesca del Belgio). Fu letto e raccomandato all'editore Gallimard da Jean Paulhan, personaggio eminente delle lettere francesi, e grande direttore della "Nouvelle Revue Française". Piacque anche a Simone de Beauvoir, anche se non accadde l'inverso con i romanzi "esistenzialisti" di quest'ultima, pur essendo diventate, le due donne, amiche. Oltre che titolo, "la donna di Gilles" è il tema unico e lancinante del libro; ne è la formula e la matrice. Il genitivo "di Gilles" è carico di un possesso fortissimo; la vita della protagonista, Elisa, sta tutta nell'appartenere al marito; e Gilles, con la sua bionda e muscolosa bellezza di operaio del nord, si lascia adorare e possedere, e risponde all'amore con una quieta carnalità. Ma il desiderio per una piccola bocca rossa socchiusa e per un corpo sottile e impudente - quello di Victorine, la sorella minore di Elisa - lo assale e lo travolge. "Sono fottuto", penserà. Il desiderio nasce così, da un niente. Da segnali minimi d'indifferenza e di turbamento, Elisa riceve la rivelazione di questo avvenimento, tanto ovvio quanto tragico, che le porterà via la vita. Un piccolo, feroce insieme di parole, formulate suo malgrado, le cambierà la vita: "Da alcune settimane c'è qualcosa tra Gilles e Victorine". Una seconda frase, generata dalla prima, ma più essenziale, le aprirà le porte di un deserto di solitudine e silenzio: "Gilles non mi ama più". Non la gelosia, ma la perdita dell'amore dell'altro è la mutilazione feroce cui è sottoposta Elisa. Il disamore, il rifiuto d'amore, il dileguarsi dell'amore sono all'origine di alcuni capolavori come le Lettres di Julie de Lespinasse, Adolphe di Benjamin Constant, o Corinne di Germaine de Staël. Ma questi sono libri eloquenti e lirici, ardenti e teatrali. La donna di Gilles è un romanzo di silenzi, di pochissime parole semplici, di sensazioni e sentimenti ammutoliti dalla reticenza, dal pudore o dal dolore. Elisa è intimidita dal suo stesso affanno, e un effetto di sordina si propaga per tutto il libro. Le abitudini, le routine e i rituali domestici corrosi dall'"assenza" di Gilles, e attraversati dalle visioni del corpo di Victorine - una sessualità senza cuore e senza riguardi - sono la trama della vita di Elisa, ormai. Questa esistenza laconica, disperata, resistente e innamorata è sotto il segno tragico dell'eroismo; quell'eroismo moderno i cui eroi sono le vittime invisibili, secondo un'idea - insuperata - di Baudelaire. Solo volgarmente la si potrebbe confondere con il masochismo, o ridurre alla bella formula flaubertiana della "passività appassionata". L'eroismo sta nella consapevolezza dell'evento. Quando Gilles - disperato per la volubilità di Victorine - è spinto a raccontarlo, lui, a un'Elisa che sa già tutto, il racconto arriva debole, e quasi disinnescato, al lettore che l'aveva seguito nell'anima di Elisa. È come ascoltare una cronaca dopo aver visto le sequenze di un'apocalisse. Ma l'eroismo sta anche nella fermezza e nella tenacia con cui Elisa mantiene i ritmi della vita familiare, i gesti affettuosi, le parole pacate, sperando che il contatto resti, nell'attesa che ritorni il tempo per l'amore. Elisa non trattiene Gilles, ma lo accompagna, e lo allevia aiutandolo in una sessualità solitaria. E c'è eroismo anche nell'evitare i terreni della competizione sessuale, della gelosia rancorosa, dello sfregio all'amato, o del disprezzo per una ragazzina senz'anima. L'amore taciuto divampa in Elisa, la colma e ne illumina l'intelligenza e i sentimenti. Amore e dolore sono una rima scadente, ma qui diventano un'endiadi eroica con cui Elisa costruisce la sua attesa, le sue (timide) astuzie e l'irragionevole speranza. Quando Victorine scomparirà in un mondo di uomini benestanti e attraenti, Gilles ritornerà da Elisa, ma svuotato e indifferente come un reduce. Elisa può riaverlo, ma non prova più quello stordimento che ogni sera la coglieva al rientro di lui. Quel corpo maschile, forte e odoroso, è stato bucato in qualche parte e l'anima amorosa è scivolata via. La vita di Elisa si fa insopportabile. Irrimediabile naufragio. Giuseppe Merlino |
8 recensioni presenti. Media Voto: 3.5 / 5Ardid79 (28-08-2007) Un romanzo particolarissimo, che riallaccia alla migliore tradizione francese, (mi ha ricordato lo stile di Simenon e della Némirosky). Un triangolo amoroso e la storia di una sofferenza familiare in un paesino industriale del Belgio (nulla di originale sotto il sole), raccontato attraverso tutte le sfumature dell’animo, tutte i gesti infinitesimali, tutti i cambiamenti delle stagioni che accompagnano il cambiamento nella vita. Stile poetico ma non prolisso in una storia che si legge tutta d’un fiato, centellinando le parole, fino al vorticoso finale. Voto: 5 / 5 |
Barbara (25-06-2006) Un libro delicato e umile come la sua protagonista, bello nel suo straziante lirismo che non si può non amare. Non perdetelo! Voto: 4 / 5 |
marilia (06-03-2006) interessante per come la protagonista imposta la sua reazione di fronte al crollo delle certezze sentimentali.avrebbe reagito meno compostamente se il marito si fosse perdutamente innamorato di un'estranea?
Fine tragica ma inappuntabile.
Voto: 4 / 5 |
giusi (01-12-2005) un libro semplice, scorrevole, datato, dal finale molto triste.
Per niente scontato, ed in cui la figura della protagonista è tutt'altro che remissiva, secondo me, ma molto forte e determinata a rimanere al fianco dell'unico uomo che abbia mai amato.
Da sconsigliare a chi attraversa crisi matrimoniali. Voto: 3 / 5 |
sisca (27-09-2005) tanta remissività e sottomissione,tanto orgoglio per l'uomo che ha sposato in un contesto direi quasi surreale....che mette in evidenza ancora una volta la donna che lotta per il suo uomo, ma forse non nella maniera giusta, se esiste uma maniera giusta. Voto: 4 / 5 |
Fabio (15-09-2005) Insipido. Scialbo. Una madame Bovary al maschile. Meglio lasciar perdere... Voto: 1 / 5 |
Limahl69 (30-08-2005) Un libro meraviglioso, profondo, toccante, mai noioso, un capolavoro. Nonostante i quasi 70 anni dalla pubblicazione, scrittura e contenuto non hanno tempo. Il libro è arricchito, in appendice, da un breve commento che, oltre a criticare il testo, ci parla della vita di questa bravissima e originale scrittrice che, dopo questo romanzo, pubblicò soltanto un altro libro, un racconto e una raccolta di novelle. Voto: 5 / 5 |
lolly (21-05-2005) LO stile non è male, è asciutto e scorrevole e con una buona dose di capacità descrittiva, ma il romanzo è fiacco, noioso, accade ben poco e in modo scontato. C'è di peggio... Voto: 2 / 5 |
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