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Sciascia Leonardo - Candido ovvero Un sogno fatto in Sicilia | Candido Munafò nasce in una grotta della Sicilia la notte dello sbarco degli americani, nel 1943. E questo romanzo ci fa seguire le vicende della sua vita sino al 1977 in una serie di capitoletti che rimandano a quelli del Candide di Voltaire. La forma del conte philosophique, particolarmente congeniale a Sciascia, gli permette di prendere la giusta distanza - e dà un passo leggero, aereo a questo libro, che per altro è forse il più intimo e segreto fra tutti i suoi romanzi. "Le cose sono sempre semplici" mormora talvolta Candido. E sarà appunto il suo desiderio di nominare le cose con il loro nome a procurargli varie disavventure. Questo giovane mite, testardo e riflessivo finisce per apparire, agli occhi del mondo, come un "piccolo mostro".
Media Voto: 4.75 / 5Renzo Montagnoli renzo.montagnoli@gmail.com (27-09-2009) Leonardo Sciascia trae spunto dal romanzo filosofico di Voltaire per scriverne uno lui stesso, a cui dà come nome Candido ovvero Un sogno fatto in Sicilia.
La vicenda di Candido Munafò è la storia di un vero e proprio eretico, di un individuo la cui rettitudine è talmente connaturata da respingere ogni compromesso, da rifiutare qualsiasi forma di ipocrisia, al punto di risultare dirompente non solo per l’assetto familiare, ma anche per quello sociale.
E’ talmente diverso, talmente cristallino e alieno dal più piccolo gioco d’interesse da costituire una vera e propria mina vagante che dove passa lascia il segno, una sorta di morbo di cui una società imbastardita da connivenze, interessi particolari e lotte di potere ha più che un vero e proprio timore.
Ma Candido non esisterebbe se non ci fosse la presenza di un uomo tormentato da tale situazione, che è cosciente dei difetti macroscopici della società, ma che è costretto ad accettarli, quasi che questo mondo fosse il migliore di quelli possibili. E’ il suo istitutore, Don Antonio Lepanto, prete che verrà espulso e che per forza di cose deve approdare a un’altra chiesa, cioè il Partito Comunista, dove, pur accorgendosi di tutte le contraddizioni nefaste, rimarrà, perché al di fuori di questa struttura per lui non c’è salvezza.
Candido è talmente immune da secoli di irreggimentazione dell’umanità che non è comunista ideologicamente, bensì naturalmente, tanto che non concepisce che possa esistere la proprietà e lui stesso, che per eredità di terreni ne ha tanti, cerca in tutti i modi di liberarsene per darli ai contadini, osteggiato in ciò dal partito.
Il ragazzo, ormai maggiorenne, finirà per abbandonare le ideologie strutturate e burocratizzate dall’uomo per tornare all’aspirazione naturale, all’anarchia.
Di tutti i romanzi di Sciascia questo è senz’altro quello che preferisco, sincero, a tratti anche commovente, per nulla greve, ha la magia di un sogno, appunto di un sogno fatto in Sicilia.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Piero (29-03-2009) E Sciascia dimostra che quando si ama la letteratura tutto lo è. Se il Candido di Voltaire ha inspirato questo libro, il suo fa venire il senso di una poesia in prosa. Un sogno che mai è reale, ma che nel pensiero del lettore è assolutamente certo. Un percorso guidato da Voltaire che porta a Sciascia a raccontare quello che una persona sogna e fa con i suoi sogni. Un libro idilico, una lettura reale, un retrogusto indimenticabile, un piccolo gioello fatto della materi prima di Voltaire e modellato dal siciliano Sciascia..a Parigi, dove tanti sogni... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Emiliano elbuitre75@tiscali.it (07-06-2006) Un libro che parte un pò lento, riprende tutta la sua classe immediatamente per tenere un livello altissimo come sempre tenuto da Sciascia. Semplice e disarmante. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Maria (14-07-2005) ".....noi siamo quello che facciamo. Le intenzioni, specialmente se buone, e i rimorsi, specialmente se giusti, ognuno, dentro di sè, può giocarseli come vuole, fino alla disintegrazione, alla follia. Ma un fatto è un fatto: non ha contraddizioni, non ha ambiguità, non contiene il diverso e il contrario.......domandare, inquisire, inseguire non sarebbe valso se non a complicare dolorosamente tutto ciò che era stato semplice, vero..."
Un libro da leggere, non soltanto per il suo stile perfetto e per le sue citazioni, riferimeti e allusioni, ma, soprattutto, per la narrazione di una storia improbabile con avvenimenti e fatti quotidianamente reali. Forse, a volte, si avverte un pò troppo distacco, come se una vita, un insieme di mente e di cuore, fosse troppo "facile" per spiegare il dolore e la gioia, la complessità e la semplicità.
"......e se l'insieme di tante verità fosse una grande menzogna? Un domanda semplice che potrebbe trovare una risposta semplice."
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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