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Némirovsky Irène - Il ballo | La quattordicenne Antoinette decide di gettare nella Senna tutti gli inviti che la madre, volgare e arcigna parvenue, ha stilato per il ballo destinato a segnare il suo ingresso nella brillante società parigina. È una vendetta, che la ragazza consuma nei confronti della madre. In poche pagine, con una scrittura scarna ed essenziale, l'autrice riesce a raccontare un dramma dell'amore, del risentimento e dell'ambizione. Irène Némirovsky, nata a Kiev nel 1903, è morta ad Auschwitz nel 1942.
| La recensione de L'Indice |
 Iréne Nèmirowsky (1903-1942) è una presenza importante di quel variopinto mondo di emigrés russi, stabilitosi a Berlino e Parigi, prima di ulteriori esodi sulle rotte della storia, dopo la Rivoluzione d'ottobre, dai cui ranghi sono uscite voci come quella di Mark Aldanov, Nina Berberova e soprattutto, ovviamente, Vladimir Nabokov. Ucraina di Kiev, figlia di un facoltoso uomo d'affari, Iréne Nèmirowsky giunse nella capitale francese, dopo un soggiorno in Finlandia, scegliendo di scrivere immediatamente nella lingua del paese di adozione, parlata fin dall'infanzia nelle famiglie facoltose nella Russia prerivoluzionaria. L'esordio con David Golder (1929) la definisce immediatamente per i suoi interessi principali: il racconto della relazione con un universo familiare claustrofobico, di difficile se non impossibile comprensione, osservato con uno sguardo acuto, di un'intensità che talvolta si fa dolorosa, in cui entrano in gioco anche considerazioni sui risvolti più amari dell'esistenza, con un'attenzione alla dimensione etica delle azioni che la apparenta talvolta a certi percorsi di François Mauriac e Georges Bernanos. Il rapporto tra il protagonista, un finanziere rovinato, e la figlia Joyce è infatti l'asse principale di questa cronaca di abiezione e di riscatto, che ha una dimensione esplicitamente autobiografica laddove l'autrice ripercorre, con le dovute differenze, la carriera del padre, un finanziere rovinato che con tenacia era riuscito a ricostituire la sua fortuna. Grande successo, nonché immediata quanto duratura notorietà, accolse questo lavoro, come testimoniano ben due versioni cinematografiche dell'opera: una di Julien Duvivier (1930) e l'altra, forse più nota, di ambientazione statunitense, realizzata nel 1951 da Gregory Ratoff con il titolo My daughter Joy , in cui il ruolo del protagonista era magnificamente interpretato da Edward G. Robinson, a fianco di Peggy Cummins. Lo scorso anno in Francia, dove la sua notorietà con alcuni periodi di oblio non si è mai interrotta del tutto, questa autrice è stata di fatto ascritta al canone novecentesco dopo la clamorosa assegnazione del Prix Renaudot 2004, per la prima volta postumo, al notevole Suite française (Denoël), accolto anche da un grande successo di pubblico, ritratto di un mondo sull'orlo dell'estinzione, compiuto nel 1940, organizzando una materia incandescente all'interno di una sofisticata struttura musicale. La sua fama peraltro è stata ribadita anche dalla pubblicazione di un'appassionata biografia, Le mirador , firmata nel 1992 dalla figlia scrittrice, Élisabeth Gille (di lei si ricorda soprattutto il diario di malattia La crabe sur la banquette arrière , 1994), che presenta al pubblico un itinerario esistenziale abbastanza paradossale, destinato a concludersi con il gesto tragico di rifiutare la possibilità di fuga e un secondo esilio, scegliendo di prendere il treno che la porterà alla meta finale di Auschwitz, dove venne deportata malgrado la conversione al cattolicesimo avvenuta nel 1939. In Italia la sua opera aveva suscitato tempestivamente attenzione dagli anni trenta, sull'onda di un vasto consenso internazionale, e vari suoi titoli erano stati pubblicati ( David Golder , 1932; L'affare Curilov , 1934; Il vino della solitudine , 1947), mentre per avere nuove proposte era stato necessario attendere la fine degli anni ottanta, quando Feltrinelli aveva mandato in libreria Le mosche d'autunno (1989) e una nuova versione dell'opera d'esordio (1992), seguita dalla Giuntina. Adelphi ora riprende il discorso acquisendo l'autrice nel suo catalogo (mentre si annuncia per i tipi della casa editrice una prossima versione di Suite française ), a partire da uno dei suoi capolavori, Il ballo (nella precisa traduzione di Margherita Belardetti), splendido racconto di un'adolescenza inquieta, portato al cinema nel 1931 da Wilhelm Thiele con una giovane e bellissima Danielle Darrieux, che qui debuttava. Al centro di questa ombrosa parabola sta infatti il ritratto di Antoinette, figlia della terribile madame Kampf, moglie di un ebreo arricchito e smaniosa di affermazione sociale. La protagonista è sempre in lotta con lei che la vuole a tutti i costi confinata a un grottesco ruolo di bambina fuori tempo massimo, per evitare di dover ammettere gli anni di miseria trascorsi e potersi rifare, spietatamente, delle umiliazioni subite in precedenza. Tutta l'attenzione della seconda si concentra quindi sull'organizzazione di un grande ballo che dovrebbe consacrare il suo nuovo status confermato anche da un nuovo indirizzo prestigioso; dalla festa decide a tutti i costi di tenere lontana la rampolla, innescando una reazione catastrofica. Questa, infatti, per vendetta e approfittando di un intrigo sentimentale della schwester , non spedisce gli inviti e nessuno si presenta alla ratifica della tanto agognata promozione sociale, che diventa così uno smacco orribile sotto gli occhi di una parente povera, inopinata testimone del disastro. Le relazioni sociali risultano qui una gabbia impossibile da scardinare e nessuna comunicazione avviene tra i personaggi, se non nella dimensione di una pura e semplice funzione cerimoniale del linguaggio, proprio come avviene anche in uno dei romanzi maggiori, Il vino della solitudine , in cui la giovane protagonista Hèléne celebra violenti riti verbali per prendere le distanze dall'odio che nutre contro la madre fatua e il padre affarista. Nella stessa direzione, sia pure con ambientazione assai diversa, va anche un'altra prosa breve di grande incisività, Un bambino prodigio (trad. di Vanna Lucattini Vogelmann, Giuntina, 1995), in cui l'ambientazione si spostava in quell'area ebraica che nell'epoca zarista, decisamente segnata da leggi antisemite, si chiamava Zona di residenza. Sulle rive del Mar Nero si svolge infatti la vita del giovane ebreo Ismael Baruch, che rifiuta drasticamente l'ubbidienza familiare, scegliendo di vivere al porto, luogo di "popoli del Levante che sapevano d'aglio, di maree e spezie, che il mare aveva raccattato da tutti gli angoli del mondo e gettato là come schiuma". Un'osteria sarà quindi il teatro della rivelazione del suo talento poetico, straziante e doloroso, che si manifesta sotto forma di canzoni d'amore disperato, amatissime da tutti gli avventori, tra cui si presenta un giorno anche un "barin", un ricco signore stregato dalle sue melodie, che sarà poi il suo tramite con una ricca principessa, eccentrica collezionista di "casi umani" che si innamorerà del ragazzo, o meglio delle sue capacità poetiche. Praticamente venduto dalla famiglia alla spietata nobildonna, il protagonista finirà suicida, dopo essersi reso conto che l'acculturazione a tappe forzate ha ucciso in lui le radici dell'esistenza stessa, in una dinamica non troppo dissimile da quella analizzata nel durissimo Il piccolo Archimede di Aldous Huxley. Quindi, sia che parli dei salotti parigini che conosceva benissimo e che frequentava, della cosmopolita comunità ebraica di cui mette in luce anche gli aspetti più spiacevoli o dei bassifondi delle città russe, nelle opere di Nèmirowsky è evidente un'attrazione per il lato in ombra delle relazioni umane, per quella zona di non espresso e di rimosso in cui si trovano però, spesso, le più vere motivazioni dell'agire sociale. In questo dichiara senz'altro la propria influenza da Cechov, di cui declina in modo aguzzo le spietate analisi introspettive che portano alla ribalta un clamoroso teatro del desiderio, e al quale d'altra parte dedicò una biografia appassionata, La vie de Tcheckov , ultimo libro pubblicato in vita, nel 1940, che chiudeva il percorso di questa scrittrice appartata che, al di là del battage promozionale, svela un profilo sempre più nitido nel panorama novecentesco, padroneggiando perfettamente il segreto di un'ironia tagliente che non mette mai in ombra la pietas verso tutti gli aspetti dell'esistenza. Luca Scarlini |
Recensioni 1 - 20 di 31 recensioni presenti. Media Voto: 4.67 / 5Marina (22-03-2012) Non conoscevo quest'autrice ma me ne sono innamorata proprio leggendo "il ballo".
Una lettura rapida ma ricca di contenuti dove traspare l'animo dell'autrice e la sua ricchezza interiore. Un libro sicuramente non per tutti: raffinato ed elegante mi spinge a leggere un altro testo della stessa autrice consigliatomi cioè "Suite francese". Lo leggerò per conoscere molto meglio la Nemirovsky. una piccola curiosità.... Muriel Barbery autrice dell'eleganza del riccio, libro incantevole, credo abbia tratto ispirazione proprio dalla Nemirovsky. Infatti trovo molte analogie tra la vita del "palazzo di rue de Grenelle" e la vita narrata nel Ballo. Che ne pensate? Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Stefania (24-01-2012) E' una piccala perla questo racconto. Breve, conciso, lucido e coinvolgente, in poche pagine è riuscita a caratterizzare benissimo i personaggi e l'ambiente, descrive la pochezza di una famiglia arricchita e una madre il cui unico scopo di vita è farsi accettare dall'alta società, trascurando la figlia quattordicenne a cui capita l'occasione di un'atroce vendetta. Un libro davvero piacevole e scorrevole, seppur tratti temi importanti come l'ipocrisia sociale e il rapporto tra madre e figlia. Mi lascia la voglia di continuare a leggere questa meravigliosa scrittrice! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Lorenzo_pallacorda (03-01-2012) Tutto l'ardore e l'esasperante desiderio di "andare oltre" dell'adolescenza espresso nell'armoniosa e lineare prosa della Nemirovsky. Breve racconto che lascia il segno e mette a nudo desideri e ipocrisie. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
fabien arkelios2006@yahoo.it (01-12-2011) una veloce rilettura.Che dire? la perfezione con cui Iréne traccia uno scontro generazionale.Affascinante, come gran parte dell'opera della grande scrittrice.
fabien Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Cristina'77 (09-10-2011) Un'altra perla donataci da questa strepitosa scrittrice. Breve, intenso, penetrante. Piccola ideale rivincita su sua madre o comunque verso quel mondo superficiale e di ostentata opulenza di cui faceva parte la sua famiglia e al quale non è mai riuscita ad appartenere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Pina (29-08-2011) Che dire la Némirovsky ha fatto ancora centro. E' il terzo libro che leggo ed è bello quanto Jezabel. E' un peccato che questa scrittrice non ci sia più. Sono sicura che avrebbe continuato ad affascinarci con i suoi libri. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Barbara (15-03-2011) Un piccolo cammeo, breve ma coinvolgente; catapulta già dalle prime parole sulla scena e non abbandona un attimo fino alla fine. Irene Nemirovsky rende appieno l'intensità, la violenza dei sentimenti di una quattordicenne in cui ho ritrovato un po' di me. Non leggerlo sarebbe un vero peccato. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
EsseBi95 (14-09-2010) La mia è stata una rilettura. Semplice, veloce da leggere, divertente. Queste sono le caratteristiche principali. Molto interessante la protagonista. Grandiosa e inaspettata la decisione finale. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
emanuela (24-04-2010) Racconto incredibilmente bello e crudele. La realtà profonda dell'animo umano, le sue piccolezze, le sue meschinità e fragilità, le sue paure...la vanità, l'incapacità di amare veramente, l'apparire...quei biglietti che volano via nella notte parigina e quella casa sontuosamente decorata per il ballo...immagini strazianti e indimenticabili. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ladybrett (30-03-2010) di quei libri che alzano i peli sulla pelle, trasmettendo le sensazioni dure e scomode dei rapporti travagliati. stride. scritto benissimo e sicuramente da leggere. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
jane (26-03-2010) I pensieri e i comportamenti dell'adolescente repressa ed inquieta e l'insensibilità della madre ottusa ed egoista sembrano frutto di una bruciante esperienza personale della scrittrice,che ci aggiunge il suo stile cristallino. La perfidia della vendetta è degna della perfidia della madre volgare ed arida. Il conflitto generazionale si svolge sullo sfondo di una battaglia per l'ascesa sociale di chi crede di poter comprare tutto con il denaro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
elisabetta (23-12-2009) l'ho letto veramente d'un fiato. l'ho trovato veramente grazioso e ben fatto. comprendo perfettamente la protagonista e mi identifico in lei. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Flory Brown florybrowntour@altervista.org (06-09-2009) Il ballo, di Irène Némirovsy, è un piccolo libro, un cammeo della letteratura francese dove l’autrice, deportata e scomparsa ad Auschwitz all’età di 39 anni, dipinge la patetica figura di una madre egoista e le tribolazioni di Antoinette, la sua triste figliola di 14 anni.
La solitudine affettiva in cui la giovane languisce, è descritta con tanto dolore partecipativo, da lasciar credere che la stessa autrice ne portasse i segni e che desiderasse una punizione esemplare per madri di tal fatta.
La freddezza calcolatrice della figlia, seppure all’inizio vittima prescelta delle ingiustizie materne, non è neppure paragonabile alla dabbenaggine della genitrice. Di gran lunga superiore nella comprensione dei contorti meccanismi della mente umana, Antoinette cercherà di ribaltare i ruoli, trovandosi di fronte un prezzo che, per me stessa, non vorrei mai pagare!
Irène Némirovski, in linea con l’ambientazione dell’epoca, ci descrive un piccolo dramma familiare dai risvolti tragicomici e grotteschi, che lasciano spazio all’accurata, mai prolissa, descrizione psicologica dei personaggi. Senza troppo soffermarsi sui motivi di certi atteggiamenti patologici all’origine degli scontri umani, essa tuttavia, descrive con grande acutezza i meccanismi psichici che guidano le scelte dei nostri protagonisti.
L’abilità più grande della scrittrice, in questo piccolo libro che consiglio a tutti di leggere, sta dunque nel saper analizzare, con una chiara sintesi, gli stati d’animo dei componenti la famiglia, incluso il padre passivo e quasi del tutto assente, senza lasciarci mai dubitare sulle reali intenzioni che li muovono.
Da parte mia ho faticato non poco per terminarne la lettura: nelle sue pagine rivivevo una solitudine dolorosa mai dimenticata ed è per questo che “Il ballo” rimarrà indelebile nel mio ricordo, come il lamento inquieto della mia anima ferita.
Flory Brown Voto: 5 / 5 |  |  |  |
gianluca guidomei sidner@libero.it (13-07-2009) Un gioiello di feroce lucidità. Antoinette ingaggia un duello psicologico all' ultimo sangue con la madre, che rappresenta il mondo degli adulti; il finale non si può raccontare, ma quel che vuole Némirovsky è demolire quel mondo aristocratico degli anni 20-30 che è già morto e sepolto e sopravvive come un posticcio. Ci riesce, eccome! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
sara (24-06-2009) bellissimo! lettura rapidissima di un'idea accattivante e scrittura raffinata, davvero piacevole... quanto la vendetta di Antoinette! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Andrea (07-06-2009) questo racconto sembra racchiudere tutta una vita in poco meno di novanta pagine. è una danza armoniosa e ritmata attraverso le stanze del tempo. da non perdere Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alessandra O. (24-03-2009) Breve narrazione di una rivalità tra madre e figlia. Una vendetta, da parte di un'adolescente, nei confronti di una madre troppo presa dalla vita mondana, dalla cura della sua persona per non avere il tempo di dedicarsi a sua figlia. Il passaggio dove vieta alla figlia di assistere al ballo, nonostante fosse ormai già abbastanza grande per parteciparvi, esalta proprio questa rivalità, lo si può interpretare come una sorta di gelosia di una madre, che vuole sfruttare questa occasione per mostrarsi agli occhi dell'alta società e per mostrarsi in tutto il suo splednore, come dice la signora Kampt, "è proprio questa l'occasione per poter iniziare a vivere". Pertanto la figlia sarebbe stato solo d'intralcio. Fredda e spietata sarà la vendetta della giovane Antoinette, senza premeditare nulla infliggerà un grande dolore a sua madre, il cui mondo crollerà in una serata. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Deb (18-03-2009) E' un piccolo libro, ma racconta per intero il mondo dei romanzi maggiori e la capacità di scrittura della Nemirovsky. L'ipocrisia della borghesia in ascesa, l'amore come rottura delle regole, le convenzioni che ingabbiano i sentimenti...e un altro personaggio femminile che, come Ada de I cani e i lupi, riesce a vedere quello che gli altri ignorano. Da leggere, come tutti i suoi libri. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
philo (13-03-2009) Libricino da leggere tutto di un fiato. carino Voto: 4 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 31
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