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Niffoi Salvatore - La leggenda di Redenta Tiria

La leggenda di Redenta Tiria
Zoom della copertina
TitoloLa leggenda di Redenta Tiria
AutoreNiffoi Salvatore
Prezzo € 16,00
Prezzi in altre valute
Dati2005, 161 p., brossura, 2 ed.
EditoreAdelphi  (collana Fabula)

Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 giorni lavorativi

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Descrizione
Ad Abacrasta di vecchiaia non muore mai nessuno. Tutti gli uomini, arrivati a una certa età, si impiccano con una cinghia. Le donne usano la fune. Al bambino che chiede il perché la nonna risponde che quando la Voce chiama tu non puoi fare altro che ubbidire. Un giorno, però, in paese è arrivata, non si sa da dove, una donna cieca, con i capelli lucidi come ali di corvo e i piedi scalzi. Ha detto di chiamarsi Redenta Tiria, e di essere figlia del sole. Da allora, ad Abacrasta, la gente ha smesso di impiccarsi.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
È una Sardegna arcaica quella che tratteggia Niffoi in La leggenda di Redenta Tiria . Meglio, una Barbagia primitiva e feroce, anche se il romanzo è ambientato nella seconda metà del Novecento. Siamo ad Abacrasta, terra di pastori, povertà e violenza, funestata da tempo immemorabile da una sorta di maledizione che colpisce i suoi abitanti costringendoli, presto o tardi, tutti quanti a uccidersi. È una "Voce" a intimar loro di togliersi la vita, e quando chiama non c'è modo di opporvisi. Ci riuscirà solo Redenta Tiria, "una femmina cieca" giunta in paese da chissà dove, mettendo fine all'epidemia di suicidi. A narrare questa leggenda fiabesca è un ex "ufficiale dello Stato civile" di Abacrasta, scandendola in due parti - prima e dopo l'arrivo di Redenta - che ci narrano le disavventure sia di chi ha ceduto alla tentazione di levar la mano su di sé, sia di chi è stato salvato dal provvidenziale intervento di un deus ex machina davvero numinoso ("Sono la figlia del sole", dice di sé la Tiria).
Così il romanzo appare piuttosto una serie di racconti, aventi ognuno per protagonista questo o quell'abitante di Abacrasta, legati tra loro dal fil rouge della "Voce" assassina. Si tratta di personaggi rusticani - pecorai per lo più - i cui ritratti vengono incisi da Niffoi con una scrittura energica, sapida ed espressionistica, tesa a evocare un claustrofobico piccolo mondo pastorale condannato dalla coazione a ribadire costumanze e agiti tanto tradizionali quanto efferati, come le faide, l'abigeato, l'omicidio per vendetta o onore. C'è un aroma da oralità fiabesca in questa prosa dalle tinte fantasmatiche, ambientata in una Sardegna aurorale/brutale. Favoloso il bestiario: uccelli con il becco di bronzo, tori con corna di metallo. Medievale la religiosità superstiziosa della gente di Abacrasta che crede alle "fatture e alla predestinazione". Durissima la vita dei pastori; come aspro e a tratti quasi surreale il paesaggio. Calate in un'aura di magia le vicende dei personaggi più riusciti - dai suggestivi nomi vernacolari - quali il servo pastore Candidu Vargia, il "sordo, cieco e muto" Chilleddu Malevadau, o la prostituta per necessità Serafina Vuddi Vuddi.
Ogni capitolo, si accennava, è una storia conchiusa e a sé stante pur avendo sempre a che fare con la vocazione al suicidio. Ogni racconto illustra una vicenda singolare e Niffoi inventa diciannove avventure/sventure dei suoi protagonisti così ben congegnate, intriganti e a volte persino spassose, che vien voglia di scoprire in fretta come terminano, pur nella consapevolezza che il finale (solo quello, però) è sempre il medesimo, puntualmente con un suicidio nella prima parte del libro o con la rinuncia a esso, nella seconda. L'atmosfera psicologica, invece, oscilla sempre tra un ironico disincanto e uno scenario magico in cui irrompono voci oltremondane a suggerire o sconsigliare la scorciatoia per "il regno dei morti".
Niffoi racconta; la fantasia del fabulatore si scatena man mano che le pagine procedono e la sua, di primo acchito, pare una narrazione orale riversata in prosa, tanto la scrittura fila via liscia; ma una descrizione troppo accurata, una metafora troppo preziosa ci rivelano che si tratta di un registro stilistico-compositivo controllatissimo, dove ogni parola è ben ponderata. Unico neo: la storia di Benignu Motoretta, insolitamente narrata in prima persona dal protagonista ma poco schietta, in quanto il lessico colto utilizzato non può esser certo quello di un contadino.

Francesco Roat

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 48 recensioni presenti.  Media Voto: 2.91 / 5

maria luisa (17-11-2009)
Un'autentica delusione...uno dei libri peggiori che abbia mai letto!Ci risiamo, ancora una volta una Sardegna finta, artificiale nel linguaggio e nei contenuti.Una Sardegna che non è mai esistita nella realtà, ma corrisponde all'idea che i non sardi hanno di lei.Niffoi ha scritto, in un vano tentativo di imitare Camilleri,esattamente ciò che la casa editrice si aspettava da lui per farne il caso letterario dell'anno.Purtroppo, un libro brutto,scritto male,che promette ma non mantiene.Difficile leggerlo fino alla fine!
Voto: 1 / 5

alessandro andronio (21-06-2009)
Piacevole e avvincente. Interessanti gli esperimenti linguistici. Ha l'evidente difetto di essere un libro scritto a tavolino per dei non sardi: racconta la Sardegna che vorremmo vedere più che la Sardegna reale.
Voto: 3 / 5

eli (01-09-2008)
mi aspettavo un libro molto diverso leggendo la trama, ma in ogni caso è scorrevole e di lettura piacevole.
Voto: 3 / 5

Alberto (03-03-2008)
a mio parere non è assolutamente niente di speciale... l'idea delle impiccagioni e della Voce è eccezionale, lascia intravedere promettenti sviluppi ma la soria inizia a diventare monotona e a non esplicitare (proprio perchè ne è priva...) un significato profondo. La parte descittiva mi è piaciuta ma ripeto la morale non esiste, anzi esiste ma è banalissima! Il lessico usato è interessante ma portato agli eccessi può diventare anche fastidioso.
Voto: 2 / 5

STEVENFAUST tolstoi@virgilio.it (08-01-2008)
Il libro mi e' piaciuto. Certo non e' un capolavoro. Trovo che abbia qualcosa di autentico, artigianale. E che abbia anche un'anima, al contrario di quello che ho letto in qualche recensione. E' sempre da apprezzare questa letteratura se si vuole minore, proveniente da paesi carichi di storia, di leggende e di tradizioni.
Voto: 3 / 5

Giuliopez (07-01-2008)
Stupendo, magico! Premetto che finora ho letto solo questo di Niffoi, ma non mi fermerò certo qui. Non comprendo i commenti negativi. E' un libro originale,una scrittura mai banale, ma nemmeno difficile, anzi piacevole così come le storie fra realtà e leggenda raccontate... Chi mi aveva consigliato di partire dalla Leggenda di Redenta Tiria per apprezzare lo scrittore sardo aveva ragione!
Voto: 5 / 5

Oblomov (29-11-2007)
Che dire? L'ultima scoperta della Adelphi... Meno male che me lo hanno prestato.
Voto: 1 / 5

Sandro Florenzo sandro.100@libero.it (30-09-2007)
L'ho letto dopo La vedova scalza e certo non regge il confronto. Le storie raccontate sono suggestive.
Voto: 3 / 5

riccardo (25-01-2007)
un libro piacevole da leggere molto surreale
Voto: 4 / 5

MB (06-12-2006)
Niffoi sa scrivere! una scrittura piacevole e che non annoia. Una scrittura semplice e non banale. Il romanzo è una favola con un bel significato, un inno alla vita, un inno a non mollare.
Voto: 4 / 5

Angelo (07-11-2006)
L'ho trovato interessante all'inizio, poi, via via, ripetitivo ed alla fine francamente noioso ed anche banale. L'unico paragone che rieco a tracciare per via del ricorso alle espressioni dialettali è con Camilleri, solo che al siciliano si deve riconoscere una notevole capacità narrativa. Altri paragoni (Marquez!) mi sembrano ai limiti del blasfemo. Temo si tratti di un fenomeno mediatico che sta a dimostrare la scarsa cultura letteraria degli italiani e la dubbia etica professionale degli estasiati recensori. Ragazzi andate a leggervi i classici!
Voto: 2 / 5

Anna Maria (04-11-2006)
Che sia nato il nostro Garcia Marquez?
Voto: 5 / 5

useli francesco uselifrancesco@libero.it (26-09-2006)
Non si tradisce lo spirito sardo ma lo si evoca crudo, vivo e sincero. Un vero spaccato d'una terra ancora arcaica e affascinante , sempre ricca di suggestione per i valori legati alla natura selvaggia e alle tradizioni. Un'espressione insolita di linguaggio scritto che s'impone definito e concreto pur evocato da un mondo lontano quasi oggi inimmaginabile. Francesco .
Voto: 5 / 5

Silvia (14-05-2006)
splendido libro di un sardo di cui essere davvero fieri.
Voto: 5 / 5

Giovanni L.F. Fiabane fiabanechicco@tiscali.it (03-05-2006)
La narrazione dipinge con tratti decisi e precisi, e per mezzo dell'esempio, la situazione sociale odierna, nella quale la vita ha perso ogni significato, e la morte è diventata spettacolo qutidiano in pasto al pubblico, priva di ogni significato. Redenta Tiria ci riporta a tempi in cui la vita aveva il giusto valore, ed alla morte veniva attribuito il rispetto del silenzio e dell'ineluttabile. Redenta Tiria è la speranza che i tempi possano cambiare.
Voto: 4 / 5

Francesca (05-04-2006)
Non capisco davvero cosa ci si trovi in questo libro. E soprattutto non capisco cosa ci abbiano trovato all'Adelphi per tradire così la fiducia degli affezionati ai libri che pubblicano di solito! Ancora una volta una Sardegna proposta per stereotipi, più che per archetipi, e un uso della lingua sarda sovrabbondante, gratuito. L'accostamento a Spoon River è quantomeno blasfemo. Per fortuna la Sardegna ha altre voci, che raramente passano il mare, e così esportiamo solo Niffoi e Fois. Per tradizione le cose migliori le teniamo per noi; non ci siamo smentiti.
Voto: 1 / 5

marilia (17-03-2006)
un voto medio per un libro medio. e si che essendo sarda amo quasi a prescindere tutto quanto proviene dalla mia terra. ma in questo caso non posso proprio lodare l'autore.
Voto: 3 / 5

cecilia passalacqua (12-03-2006)
uno dei pochi libri che non sono riuscita a finire.
Voto: 1 / 5

Giulio (16-02-2006)
Da apprezzare il filone fantastico-mitico della morte che rapisce gli uomini con la sua voce, il carattere malinconico e selvaggio di alcuni personaggi, l'immediatezza del linguaggio. Ho sentito veri l'istinto di lasciarsi cadere in un mondo ancestrale fatto di voci e di spiriti, il rifiuto della vita in comune, l'anelito ad una libertà quasi animalesca. Tuttavia non è autentica la forza salvifica di Redenta Tiria, né i personaggi che essa salva. Sembra più un fantoccio meccanico messo lì apposta per far convergere tutto verso un lieto fine. Ci voleva più sincerità (e quindi più coraggio).
Voto: 3 / 5

CLAUDIA ap (04-02-2006)
sicuramente da leggere per dare voce ad una parola chiamata speranza!
Voto: 4 / 5

Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 40 Recensioni 41 - 48

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