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Cameron Peter - Quella sera dorata |
Quando qualcuno si accinge a scrivere la biografia di qualcun altro, parenti e amici del biografato cercano quasi sempre di ostacolare un'iniziativa che, in un futuro minacciosamente vicino, li costringerebbe a leggere la solita compilazione di svarioni, congetture e voli di fantasia non autorizzati. È quindi ovvio che né la moglie, né il fratello, né l'amante del defunto Jules Gund, autore di un solo e venerato libro, desiderano che il giovane Omar Rezaghi si rechi nella tenuta di famiglia in Uruguay, e s'inpicci di faccende che non lo riguardano. È solo l'inizio di una commedia dove nessuna combinazione di fatti, sentimenti o rivelazioni è esclusa in partenza.
| La recensione de L'Indice |
 Non sorprende che James Ivory abbia accettato di curare la regia di un film, tuttora in lavorazione, tratto dal romanzo Quella sera dorata dello statunitense Peter Cameron. Calato in atmosfere rarefatte e sospese nel tempo, orchestrato su dialoghi brillanti, il romanzo ben si accorda infatti con la cifra stilistica del regista californiano. Un romanzo, quello di Cameron, per molti aspetti dal gusto vagamente retrò, capace di evocare situazioni e modi di certa narrativa ottocentesca. Un romanzo tuttavia moderno, per le inquietanti tematiche che lo attraversano nell'ambrato crepuscolo di un Uruguay del tutto immaginato e per certi versi simile a quelle isole inesistenti di certe commedie scespiriane. A muovere l'azione drammatica è Omar Razaghi, un goffo dottorando iraniano, alle prese con un'incerta carriera nell'Università del Kansas. Conditio sine qua non per ottenere una borsa di studio è la stesura della biografia di uno scrittore latino americano di origine ebrea, un certo Jules Gund , costretto a fuggire dalla Germania nazista prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Trascurato dalla critica, egli scrisse un solo romanzo prima di spararsi un colpo in un bosco vicino la sua casa in Uruguay. L'eventuale pubblicazione di una sua biografia potrebbe salvarlo dalla dimenticanza, ma i suoi eredi negano a Omar l'autorizzazione a procedere nel suo lavoro. È l'ambizione forsennata della fidanzata Deirdre a spedire Omar a perorare la sua causa nella tenuta dei Gund a Ochos Rìos. Come l'isola del Prospero scespiriano, la tenuta desolata diviene teatro di profonde trasformazioni per tutti i personaggi che la abitano. La presenza di Omar altera infatti i precari equilibri di casa Gund, dove la vedova Caroline convive con Arden, la più giovane amante di Jules, e la loro figlioletta Porzia, e dove Adam, il fratello gay dello scrittore scomparso, conduce un difficile ménage con Pete. Una quadriglia di intelligenze sottili che danno voce ad agilissimi dialoghi a fil di lama a metà strada tra Wilde, Shaw e Pinter. I personaggi emergono gradualmente in vivacissimi duelli linguistici, dove l'idioletto di ciascuno si impone all'attenzione come carattere fortemente distintivo. Il dandysmo di Adam, ad esempio, si rivela anche attraverso il suo linguaggio raffinato infarcito di paradossi, ossimori e litoti mentre le chiusure e lo snobismo di Caroline si riflettono nel suo eloquio parsimonioso e autoironico. Brevi scambi di battute bastano a definire mutamenti di alleanze, impercettibili ostilità, l'insorgere improvviso di sentimenti. Maestro del non detto e dell'understatement, Cameron sa costruire personaggi a tutto tondo, lasciando tuttavia profonde zone d'ombra. Una cifra stilistica, questa, che va di pari passo con un nodo tematico del romanzo. Nel tentativo di carpire i segreti del passato dei tre eredi, Omar si rende conto a poco a poco di quanto sia difficile strappare il velo di Maya che protegge la vita di ognuno, e pertanto di quanto il suo lavoro rischi di divenire mistificatorio. Scrittura e vita divengono a un certo punto transitive, perché Omar giunge a riconsiderare la sua stessa vita, a interrogarsi sui punti insoluti, decidendo infine di darle un altro corso. La metamorfosi di Omar trova un'oggettivazione simbolica di morte e rigenerazione nel passaggio dallo stato di coma, in cui egli cade in seguito alla banale puntura di una vespa, al risveglio in cui la sua vita assume nuovi significati. L'andamento della trama è quello di una commedia piuttosto tradizionale dove i frantumi delle vite di ognuno sembrano ricomporsi verso un finale rasserenante, tuttavia malinconico. Alcuni punti rimangono oscuri, e come nelle migliori commedie scespiriane, qualcuno rimane da solo ad affrontare l'approssimarsi della morte. Susanna Battisti |
Recensioni 1 - 20 di 41 recensioni presenti. Media Voto: 3.43 / 5mari (07-01-2010) Questo romanzo è meraviglioso fino a tre quarti (quando Omar e Deirdre tornano a casa). Meravigliosa è l'atmosfera di mistero che aleggia su Ochos Rios e sulle persone che ci vivono. Perché si è ucciso lo scrittore? Perché la moglie e l'amante sono rimaste a vivere insieme nella sua bizzarra e suggestiva casa? Cosa c'era nel romanzo scomparso? Quale segreto lega questi singolari e interessanti personaggi? Il lettore aspetta lo svelarsi di tutti questi misteri ma... pare che l'autore -che scrive,lo ammetto, con grande bravura- non abbia saputo trovare risposte. In ogni caso, da leggere. Voto: 4 / 5 |
Bubi (27-06-2009) Mi sono accostata a questo romanzo sulla base delle recensioni molto positive che avevo letto. Confesso di essere un po' delusa, forse perchè le aspettative erano troppo alte. La trama, per come si sviluppa sembra una sceneggiatura che si snoda in modo molto lineare senza nè picchi, nè cadute di stile. Insomma, un compitino ben eseguito e ben scritto, senza anima! Voto: 3 / 5 |
erbavoglio_70 arianna_70.rb@libero.it (01-02-2009) Prologo
Stanca della scarsa fiducia che ripongo nel prossimo, decido di leggere uno dei libri che ho ricevuto in dono a Natale. Il fatto che io non abbia mai sentito nominare l'autore e che l'amico donante abbia definito il mio blog un blob non sono motivi sufficienti per riporlo nello scaffale che spolvero una volta all'anno data la posizione poco ergonomica nella quale è collocato.
Fatti
Un uomo scrive un libro di successo, dopo un po' muore suicida. I suoi eredi sono il fratello gay in là con gli anni che si atteggia da cinico e condivide il letto con un ragazzone di professione rigattiere, la moglie, bellissima nonostante gli anni, che frustrata dipinge copie d'autore in una torre e infine l'amante, bella più della moglie, che cazzeggia senza posa, accudendo la figlioletta. Le donne vivono in una villa cercando di evitarsi, il fratello poco distante, ma oltre loro non c'è anima viva per chilometri. Ovviamente, non avendo più nulla da dirsi, accolgono con evidente eccitazione l'arrivo di un dottorando in cerca della loro autorizzazione a scrivere la biografia del defunto (a volte i ricercatori studiano gli argomenti più disparati, si sa). Le pagine del libro servono solo a illustrare, senza addurre motivazioni plausibili, il fatto che dall'essere tutti contrari ad accordare il permesso, improvvisamente diventino unanimamente favorevoli, proprio quando il giovane decide di non voler più scrivere... Cameron, probabilmente, desiderava rendere avvincente la vita dei quattro e anche del morto, ma ha dimenticato di scrivere qualcosa che andasse in tale direzione, e anche di sforzarsi di chiudere in maniera non scontata (il dottorando e la bella amante convolano a giuste nozze!).
Considerazioni
Nonostante in questo periodo arrivi al mio letto con una energia spendibile paragonabile a quella di una formica caduta in un boccale di birra, sono riuscita a leggere con notevole disinvoltura il libro dalla copertina viola.
Il titolo non è significativo: pensate una cosa qualunque e sostituitelo. Voto: 2 / 5 |
isabella (16-10-2008) Banale, scontato, noioso, questi sono gli aggettivi che mi vengono alla mente giungendo alla fine di questo romanzo, tanto decantato.
Il primo collegamento che mi si è affacciato alla mente è stato quello con Maugham, che il povero Cameron tenta di emulare senza successo.
Ho letto quasi tutto il libro, aspettandomi, da un momento all'altro, un capovolgimento di stile o di azione che lo rendesse meritevole dell'acquisto. Così non è successo. I libri di Maugham si leggono velocemente per il fascino della narrazione e i dialoghi brillanti, quello di Cameron per finirlo il più presto possibile. Voto: 2 / 5 |
Denebola francesca.giorgini1@alice.it (21-09-2008) Uno scrittore di talento trova una storia davvero buona e la mette su carta,in bello stile anche;ma non sa bene che taglio darle.Di certo non gli riesce la"commedia brillante e feroce"annunciata dalla quarta di copertina:ogni tanto c'è qualche battuta carina;ma in mezzo,il vuoto.Non si vede l'umorismo,l'autore non incalza,non graffia,mancano del tutto i tempi comici.Ma magari,semplicemente,è la quarta ad essere sbagliata:non si tratta affatto di una commedia.Va bene,ma allora cos'è?un libro drammatico?psicologico?uno studio di caratteri?non si capisce:è talmente superficiale!Non è convincente,non scava abbastanza a fondo,non è intenso.Forse la trasposizione cinematografica risulterà molto gradevole,vista l'ambientazione accattivante;come libro però è decisamente troppo vago. Voto: 2 / 5 |
luca (13-09-2008) Anche se sarebbe un 4.5 arrotondo e metto 5. Ho letto questo libro tutto d'un fiato e l'ho trovato veramente bello, sembra quasi di leggere la sceneggiatura di un film dati i moltissimi dialoghi presenti nel testo. Questo libro è scritto molto bene, in modo diretto e scorrevole. Lo consiglio assolutamente a chi possono piacere queste caratteristiche. Voto: 5 / 5 |
Tommaso (20-03-2008) Un buon libro, consigliato senz'altro, magari poco interessante dal punto di vista dello stile perchè sembra di leggere una piece teatrale più che un romanzo e poi nn c'è un buon rapporto qualità prezzo!! Voto: 3 / 5 |
valentina (20-03-2008) Non ho letto "Un giorno questo dolore ti sarà utile" (lo farò al più presto, perchè Peter Cameron mi ha davvero stregata), quindi non posso fare paragoni. Ma ho trovato "Quella sera dorata" delizioso e accattivante; direi perfetto. La trama di per sé è tutto sommato piacevolmente semplice, ma questo non toglie valore al libro, anzi: è godibilissimo perchè i personaggi sono dipinti con tale cura che li vediamo delinearsi ed evolversi sotto i nostri occhi, anche grazie ai moltissimi dialoghi, i quali sono ricchi e mai noiosi. Leggendo, ho spesso sorriso, il che non guasta mai. Ho apprezzato molto anche il finale: coronamento naturale alla storia sin lì raccontata e presentato in modo secondo me originale. Lettura ideale. Voto: 5 / 5 |
Rubina (21-12-2007) Spassoso e a tratti godibile, ma privo di quella grazia sottile e di quello stile elegante che si riscontra nel secondo romanzo di Cameron :"Un giorno questo dolore ti sarà utile".
E' come se questo libro sia stato per l'autore un sorta di preparazione per poi approdare a futuri romanzi.Un bel 4
Voto: 4 / 5 |
VALE (20-12-2007) Dopo aver letto e ammirato "un giorno questo dolore ti sarà utile" che ancora regalo e consiglio perchè quello è davvero un bel libro scritto con cuore e cura, ho pensato di trovare nell'altro libro di Cameron una conferma della bellezza e eintensità del precedente. Risultato scarso e deludente.Succederà qualcosa da qui alle prossime 80 pagine? cambierà il registro dei dialoghi??? mah..
Voto: 2 / 5 |
Stefano (12-11-2007) Un libro eccezionale. Ecco come un romanzo riesce a raccontare uno spaccato di vita senza ricorrere a vicende mirabolanti e poco verosimili, ci si dimentica o passa in secondo piano il motivo principale per cui il protagonista si impegna, rapiti dall'analisi dei comportamenti umani attraverso dialoghi per nulla banali e spesso ficcanti. La psicologia dei personaggi è ben strutturata e coerente e lo stile è davvero pregevole, scorrevole seppur raffinato. E se poi il finale non dovesse soddisfarvi sarà una piccola concessione che si può perdonare a Cameron. Un libro eccellente che ha l'unico torto di terminare troppo rapidamente. Voto: 5 / 5 |
NADIA3 (17-10-2007) Ecco come scrivere un libro di oltre 300 pagine in cui non succede nulla,ma si susseguono solo dialoghi ripetitivi e noiosi tra personaggi insulsi e senza spessore.Non sono riuscita ad appassionarmi alla storiella del giovane iraniano che vuole entrare nelle vita del grande scrittore pestando i piedi ai suoi sgangherati parenti,nè alla sua pseudo-storia sentimental platonica con Arden.Mi spiace dirlo ma leggere questo libro è stata una vera perdita di tempo! Voto: 1 / 5 |
Davide D. (08-10-2007) Ho trovato questo libro molto piacevole, simpatico, con i suoi personaggi un po' assurdi, "all'Almodovar". Molto scorrevole, si legge in un attimo. Lo consiglio senz'altro. Voto: 5 / 5 |
guja (05-10-2007) é un libro che a me é piaciuto moltissimo...scorrevole, piacevole, fa venire voglia di partire subito per l'uruguay..lo consiglio vivamente Voto: 5 / 5 |
claudia cyrano012003@yahoo.it (23-07-2007) Attirata dal battage pubblicitario, sono rimasta fortemente delusa da questo romanzo, l'ho trovato di una lentezza esasperante, i personaggi risultano a volte antipatici e indisponenti, la prosa, piatta e incolore. Voto: 1 / 5 |
elena (05-07-2007) L'ho preso dopo l'entusiasmante recensione di Daria Bignardi su Vanity Fair.. l'ho letto dopo un anno, e scrutando prima le recensioni.. erano molto discordanti. Diciamo che chi si aspettava un capolavoro è rimasto deluso. Quindi l'ho iniziato senza aspettarmi nulla. Si fa leggere eh... tranquillamente in 2 giorni! Bel libro da spiaggia, alla fine non si riesce a descrivere di cosa parla... parla di persone, ecco.
L'unica pecca è
[ATTENZIONE SPOILERSPOILER]
il finale in stile Harmony.. ma pazienza!
[FINE SPOILER]
Insomma, quando decideranno di fare un'edizione economica, prendetelo!
La cosa bella è che ti lascia una sensazione... Senti ancora dopo qualche giorno le emozioni dei luoghi, e delle persone che ci abitano... Come stile è quasi ottocentesco.. Tipo Austen.. E' leggero, scorrevole, intimo ma non erotico. Voto: 3 / 5 |
Andrea Dubo67@libero.it (12-06-2007) Sinceramente mi ha molto deluso...
Pubblicizzato come una meraviglia si è rivelato, a mio giudizio, freddo, superficiale e banale. Unico pregio è che finisce in fretta...! Voto: 2 / 5 |
Mirella (23-05-2007) Anche io ho avuto l'impressione che l'autore abbia voluto mettere a frutto le nozioni ricevute ad un corso di scrittura creativa. Manca infatti la spontaneità della scrittura e molte frasi appaiono davvero costruite per ottenere chissà quale effetto; nonostante lo sforzo il risultato è alle volte ridicolo (vedi p. 272: "... le bollicine che esplodevano con flebili grida scoppiettanti..") o controproducente (come liquidare in una pagina scarsa la descrizione di un viaggio lunghissimo).
I personaggi sono descritti superficialmente, manca l'immedesimazione e i dialoghi non sono rivelatori come ci si aspetterebbe.
Omar, il personaggio principale, vive un momento cruciale della sua vita, e non fa che ripetere "non so.." "non so..", salvo dire nel momento clou della storia alla sua ragazza: "Forse mi conosci, ma non sai chi sono" (!) Davvero un colpo da maestro. La Caroline scontrosa descritta in Uruguay non è la stessa Caroline che troviamo a New York ad accudire il cane della sorella, cambia proprio registro, manca un passaggio!
E che dire della coppia Pete-Adam? Pete è il personaggio più equilibrato e a suo agio, l'unico che dopo tante vicissitudini si sente a casa in quel posto sperduto, e alla fine è "obbligato" ad andare via.
Davvero, non mi sembra il caso di scomodare Shakespeare per recensire questo libro. Voto: 2 / 5 |
ales (26-04-2007) Ho letto questo libro dopo aver sentito parlarne bene qua e là, e soprattutto accordando fiducia al pregio che Adelphi riserva sempre alle sue scelte di narrativa. Ne è seguita una delusione. Il libro è insignificante: non ha storia, contenuto, profondità, stile. La voce narrante è vagamente onniscente. Le frasi sono impostate male e tradotte peggio (ci sono addirittura errori di traduzione...). La trama è piatta, ma non è questo il problema: lo spessore è negato dall'inconsistenza stilistica dell'autore che evidentemente ha seguito uno di quei corsi di scrittura creativa che vanno tanto di moda. Scialbo e fiacco, non appassiona, ma si legge "tutto d'un fiato" come ogni romanzo di consumo: non genera nessuna fatica. Prima di dare ascolto a recensioni poco autorevoli, comincerei a rivedere il concetto di letteratura e quello di romanzo. Basta leggere o rileggere qualche pietra miliare della letteratura mondiale per rendersi conto che non c'è paragone.
Se Adelphi continua a pubblicare queste cose spacciandole per alta letteratura, allora vuol dire che davvero c'è molto poco e che va cercato col lanternino.
Non posso che riconoscere ancora una volta la desolazione del panorama editoriale italiano (e non solo...). Voto: 2 / 5 |
rosita fabbri (23-04-2007) Un libro che ho letto tutto d'un fiato, delicato, tenero, con molti bei dialoghi in cui spesso ci si ritrova. Il finale è piuttosto scontato. Peccato. A parte l'originalità del menage, i personaggi sono un po' deboli e poco incisivi. E' comunque un libro che provoca riflessioni. Voto: 3 / 5 |
Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 40 Recensioni 41 - 41
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