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Simenon Georges - Il clan dei Mahé | Perché mai il dottor Mahé continuasse a trascinare l'intera famiglia a Porquerolles nessuno lo capiva. Sin dalla prima volta sua moglie si era lamentata del caldo, delle zanzare e della cucina meridionale che le rovinava lo stomaco, e lui stesso era solo riuscito a prendere delle terribili scottature. E quando andava a pesca, il fondo del mare gli dava le vertigini. Ma soprattutto si sentiva estraneo, fuori posto, e ogni essere animato o inanimato gli sembrava ostile. Aveva giurato, dopo quell'estate, di non rimetterci più piede, e una volta tornato nella piccola città della Vandea dov'era nato e dove viveva la sua famiglia, alla sua vita perfettamente regolata, a Porquerolles non aveva più voluto pensare. Eppure, non gli era mai uscita dalla mente. Così, sorprendendo un po' tutti aveva scelto di tornare una seconda volta. E poi una terza. Forse perché era ossessionato da un'immagine: quella di una ragazzina vestita di rosso, alla quale non aveva mai rivolto la parola, che "non era una donna, né un corpo", ma rappresentava "la negazione, l'opposto di tutto quello che era stata la sua vita" - della casa di pietra grigia, delle siepi tagliate in modo maniacale, della madre che gli preparava ancora la biancheria pulita e che gli aveva scelto persino la moglie... E forse perché sapeva che Porquerolles sarebbe stato il suo destino, un destino a cui, al pari di molti degli eroi simenoniani, anche lui non poteva che andare incontro con allucinata e implacabile determinazione.
8 recensioni presenti. Media Voto: 3.62 / 5Tacc tacc2@libero.it (13-05-2010) Prima pensi: vabbè sei bravo a scrivere, e allora? Vieni al dunque. Poi, senza nessun segno premonitore, cominci a percepire segnali strani. Anche se sei chiuso nella tua bella stanza fresca, cominci a sudare, a sentire il calore estivo del sole, l'odore del mare, la tensione erotica che si promana da quel vestito rosso. E quando lui cade in acqua, quasi ti verrebbe di asciugarti ... "E' pronto", senti dalla cucina. Solo allora ti accorgi di aver solo letto un libro. Scritto dannatamente bene, troppo bene per una storia che si dissolve nel "nulla" della morte. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Gaetano Bottazzi (02-04-2009) Un romanzo splendido. Un libro di delicata poesia e suggestiva introspezione. Evocativo, visionario, onirico. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
STEFANO (26-06-2008) un buon libro,niente più,ma Simenon ci ha deliziato con perle migliori... Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Cristiano (06-12-2007) Forse perchè mi sono abituato bene e sono diventato esigente leggendo i gialli di Maigret, ma in questo romanzo ho trovato un Simenon non in piena forma. A mio parere in più punti il testo perde colpi, diventa quasi noioso. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
philo (27-08-2007) A me è piaciuto molto, come sempre.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ferdinando (16-02-2007) Il libro assai lento che si disperde in descrizioni ambientali, neppure troppo efficaci. Lentamente si arriva al nocciolo della questione: la presa di coscienza del protagonista che la propria vita è stata regolata e programmata dalla madre e che, conseguentemente, la propria esistenza è scialba. Non mi sembra che i tormenti siano vissuti e descritti con profondità e partecipazione.
Tutto sommato: mediocre.
Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Simone (02-10-2006) E' un Simenon introspettivo, che scava nei sentimenti basilari dell'uomo. L'amore, la nostalgia, il senso di solitudine, rappresentati da un protagonista desideroso di cambiare la propria vita ripetitiva e senza stimoli. Le pagine scorrono via con leggerezza, e si finisce per immedesimarsi nei pensieri del medico protagonista. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Vidforull (21-07-2006) il lento e inesorabile inabissarsi di mahè ricorda il labbè dei"fantasmi del cappellaio"e molti altri;qui la trama è meno ben congegnata di altri libri simenoniani e l ambientazione non è certo lsa mia preferita.certo sempre una buonissima lettura Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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