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Bennett Alan - Scritto sul corpo | Il racconto di una diversità che non vuole darsi un nome nel "coming out" lieve di Alan Bennett. L'autore è nato a Leeds, nello Yorkshire; a Cambridge comincia a scrivere sketch; parallelamente all'attività di scrittore porta avanti quella di attore, arrivando a recitare in serie televisive da lui scritte.
| La recensione de L'Indice |
 Il testo è una confessione intelligente e flemmatica in cui il drammaturgo inglese guarda a se stesso come a un suo personaggio, con quel tanto di lucidità e distanza che trasforma un racconto autobiografico in un intensissimo assolo teatrale. Questa sorta di monologo drammatico fa parte di una cospicua raccolta di saggi e scritti autobiografici, pubblicata in Inghilterra con il titolo Untold Stories (2005). Scritti nel corso degli ultimi dieci anni, segnati dalla strenua battaglia dell'autore contro un tumore al colon, questi racconti contengono profonde riflessioni su una vita completamente dedicata allo studio e al teatro. Calati nel quotidiano, non peccano mai di compiacimento autobiografico né, tanto meno, lasciano trapelare fibrillazioni emotive. Anche per questo sarebbe ingiusto presentare Scritto sul corpo come un semplice coming out. Riservato e poco incline alle definizioni, Bennett non ama la nostra epoca soprattutto perché "affibbia etichette e impone categorie". Non stupisce pertanto che non abbia mai parlato prima di questo scritto della sua omosessualità. Scritto sul corpo è il tentativo di capire una diversità che condanna all'infelicità. La prosa tersa e autoironica di Bennett rievoca una pubertà "ritardata", una sorta di "aristocrazia biologica" che lo costringe ad appartarsi e che forse segna il suo destino di scrittore. Ripensando al passato, al confronto con i compagni di scuola, agli studi universitari, al suo rapporto con il padre macellaio e suonatore di violino e con l'amatissima madre, Bennett attribuisce nuovi significati alla sua esistenza che hanno il pregio di non voler essere definitivi. Frequenti citazioni di dialoghi teatrali tratti dalle sue opere, da Me, I'm Afraid of Virginia Woolf a Cocktail Sticks, stabiliscono illuminanti analogie tra la sua vita e il suo lavoro di attore e drammaturgo. Come spesso nei suoi lavori, Bennett gioca sui significati connotativi e denotativi delle parole, e la sua dissertazione sull'etichetta di "timido" che gli era stata affibbiata in gioventù è degna del più raffinato umorismo britannico. Da bravo uomo di teatro, Bennett sa creare atmosfere corali anche quando parla di se stesso, e questo libro diviene anche una fotografia a tratti impietosa dei vizi e delle virtù della media borghesia d'oltre Manica: davvero un piccolo capolavoro da leggere d'un fiato. Susanna Battisti |
Media Voto: 5 / 5marilia (10-06-2008) doloroso e delizioso
quanto si può soffrire per l'ottusità e la mancanza di rispetto per gli altri
mirabilmente descritti i sentimenti di un giovane che cerca di nascondere anche a se stesso la sua omossesualità
forse è ridicolo credere che oggi non possa più accadere Voto: 5 / 5 |  |  |  |
mr rmatteuc@tin.it (27-09-2007) Essere giovani non è facile e non è facile neppure per un autore importante come Bennett.
I segni del suo passato sono indelebili e si vedono anche nei confronti con quello che lui scriverà in seguito nelle sue opere.
E cosa può segnare la giovinezza di una persona?
Ovviamente il sesso. Il sesso è il primo elemento che si inserisce nella adolescenza, e non è facile capirlo. Non c’è nessuno che lo spiega, non se ne parla, si può imparare dai propri simili ma mica è facile. Infatti c’è sempre chi lo affronta anche fra i propri coetani, sembra, non una grande disinvoltura. Anche prendere esempio da loro non è semplice, anzi fa venire un po’ angoscia per non essere capace di avere lo stessa disinvoltura.
Il sesso e la timidezza che sono i leit motif di questo breve racconto.
Poi la difficoltà si acuisce per un ragazzo come Bennett giovane che aveva una difficoltà nello sviluppo anche fisico. Guardava i propri compagni di classe e quei peli rappresentavano un sogno che tardava a realizzarsi.
Certo la timidezza (Pag. 42 e 46) non lo aiutava affatto. Era vittima di quella timidezza ma soprattutto di tutti coloro che volevano fargliela passare.
E il suo essere timido che è il secondo motivo diffuso nella sua adolescenza.
Veloce, con le sue opere che fanno vedere gli influssi della sua adolescenza, rappresenta un classico esempio del solito humor inglese.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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