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Bishop Elizabeth - Il mare e la sua sponda | Il volume raccoglie due racconti apparsi per la prima volta su due riviste nel 1937 e nel 1938. Due racconti che è stata definita la "Callas della poesia novecentesca".
| La recensione de L'Indice |
 No detail too small: conta anche il più piccolo dettaglio. Ecco in breve la poetica di Elizabeth Bishop (1911-1979) che nel Mare e la sua sponda dà prova di un notevole talento narrativo. Dopo Miracolo a colazione, la più completa raccolta di poesie finora tradotta e pubblicata in Italia, l'Adelphi ha riunito due gioielli in prosa della poetessa americana che risalgono alla seconda metà degli anni trenta. Nel primo, che dà anche il titolo al libro, il guardiano della spiaggia Edwin Boomer si ritrova di notte solo con l'oceano da un lato e la volta celeste dall'altro, che si trasformano in un unico grande sfondo nero in cui l'occhio del vecchio scruta avidamente ogni segnale luminoso. Schiacciato dall'immensità della natura sopra e sotto di lui, Edwin cerca, tra ciò che resta delle carte abbandonate sulla sabbia e che raccoglie per lavoro, di riappropriarsi del proprio io e di dare un senso alla propria esistenza. Un procedimento simile e al contempo apparentemente opposto a quello descritto in In prigione, il secondo dei due racconti pubblicati, in cui l'io narrante individua il proprio spazio ideale per l'appunto in una prigione. Ma non si tratta di una prigione comune, bensì di una cella che mentre si procede nella lettura acquista sempre maggiore definitezza in base ai dettagli che la caratterizzano, al punto che il suo stesso spazio si espande e si spinge oltre i muri per sconfinare ancora una volta nella vastità della natura. In un gioco che continuamente viene ribaltato tra scelta e necessità, libertà e restrizione, oscurità e luce, i due racconti compresi racchiudono tutte le istanze della produzione poetica bishopiana. Laura Lenci |
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