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Niffoi Salvatore - Ritorno a Baraule | Ma perché mai, dopo tanti anni passati in continente, Carmine Pullana era tornato al paese? Per scoprire, innanzitutto, che cosa era successo la notte in cui negli stagni davanti a Baraule era stato trovato il corpo straziato di Sidora Molas e nella rete di Martine Ragas, noto Polifemo, era rimasta impigliata "quella cosa informe che sembrava un coniglio scuoiato, una spugna rossa inzuppata di sangue", e invece era un neonato...
Recensioni 1 - 20 di 24 recensioni presenti. Media Voto: 2.87 / 5Fabio (23-09-2009) Mi dispiace veramente dirlo ma questo romanzo non mi ha colpito assolutamente, anzi mi ha fortemente deluso. Poco scorrevole, con una storia che procede a rilento e alle volte confusionaria, un linguaggio molto volgare non soltanto nelle parole usate ma proprio nelle scene riportate nella narrazione. Pensavo di scoprire un libro che mi facesse immaginare luoghi e profumi della Sardegna (mia terra di origine) invece mi ha catapultato in un altro mondo ben diverso. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
ferdinando ferdinando.roma@yahoo.it (03-09-2009) E' il primo libro che leggo di questo Autore, e nel complesso non mi è dispiaciuto, anche se l'ho trovato a tratti poco realistico, e qualche volgarità mi è sembrata di troppo e non funzionale alla storia; il dialetto mi è risultato a tratti ostico.
Nelle altre recensioni da una parte leggo che Niffoi ha scritto di meglio, dall'altra che "un titolo vale l'altro" (e non mi sembra si tratti solo di sporadiche voci fuori dal coro): francamente ho delle perplessità sull'opportunità di dedicare all'Autore altro tempo (e denaro). Voto: 3 / 5 |  |  |  |
alessandro andronio (21-06-2009) Suggestivo, ma meno valido dei precedenti. Descrive (più dei precedenti) una Sardegna solo apparentemente reale. Riservato a quelli che (come me) si sono affezionati all'autore. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Luigi Cotza jugico@hotmail.it (15-04-2009) E' il primo libro di Niffoi che leggo. Mi è piaciuta molto la narrazione, cruda ma al tempo stesso fantasiosa. Non mi sono piaciute le troppe volgarità gratuite ed in parte il finale. ( da questo il voto bassino...).
Lo paragonerei ad una corsa a tappe, con giorni di gare mitiche su salite impervie, e un traguardo rettilineo privo di emozioni. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Lucio Guerriero (04-05-2008) Grande, grandissimo Niffoi. Si tratta di una storia che coinvolge ed appassiona. Una storia forte e poderosa che ci porta a contatto di un mondo popolato da personaggi a tutto tondo e fortemente caratterizzati, che avvincono il lettore nelle trame delle loro vite dense e segnate da un destino quasi sempre avverso.
Ma è anche una storia delicata e poetica di un amore bello e tragico, che si svela solo alla fine quasi si trattasse di un giallo esistenziale. Il tutto scritto in una prosa corposa e ogni tanto delicata. Certo ogni tanto Niffoi spara un cazzotto nello stomaco del lettore, ma penso che, di fronte a romanzi di questo livello gli si possa perdonare volentieri.
Grazie ancora allo scrittore che ci ha regalato questo suo parto letterario (tanto per rimanere in tema). Voto: 5 / 5 |  |  |  |
M. T. (13-04-2008) Nell'intenzione di scrivere un duro libro ricco di suggestioni dialettali, l'autore inanella descrizioni volgari in modo insistente... Pare che il selvaggio sia tale solo quando diventa triviale. Impossibile andare oltre le venti pagine... Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Claudio cla114@hotmail.com (22-02-2008) E' il primo libro che leggo di costui, la mia impressione è che il signore abbia cercato di sfruttare il filone Camilleri (mettiamo un po' di dialetto quà e là e scriviamo storie truci ambientate nei paesini rurali) con un po' di linguaggio alla Garcia Marquez per dare un tono onirico. Alla fine sembra più una astuta operazione commerciale che un vero libro con una storia che nasce dal profondo, la trama è comunque molto lieve e inconsistente. Non mi sento di dargli ne più nè meno di un 3, perchè comunque il libro si fa leggere e non è brutto.
Però difficilmente lo consiglierei, con tutti i bei libri che ci sono in giro. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
giacoleo (16-11-2007) Niffoi si ripete dal primo all'ultimo dei suoi romanzi(li ho letti tutti perché non sono solito parlare di opere che non conosco) e per fortuna la Sardegna non è quella da lui descritta. Se con i primi romanzi mi aveva "catturato" soprattutto grazie all'invenzione linguistica e all'uso del sardo che-così credevo-mi pareva indispensabile per rendere l'ambiente e la psicologia dei personaggi, ora invece mi pare che quell'uso frequente di parole della lingua sarda sia uno strizzare l'occhio per attirare l'attenzione del lettore. Se qualcuno poi non se ne fosse accorto Ritorno a Baraule è in gran parte ambientato a Cabras, un paese a pochi chilometri da Oristano, in cui si parla la variante campidanese del sardo, mentre i personaggi cabraresi di Niffoi parlano un assai improbabile dialetto barbaricino, forse in omaggio al fatto che i barbaricini - ed evidentemente Niffoi tra questi - si ritengono gli unici depositari della sarditudine. Si leggano su Niffoi le illuminanti pagine di M. Onofri in " Sul banco degli imputati " Voto: 1 / 5 |  |  |  |
marc (13-04-2007) Quando ero molto giovane mi dava fastidio la comicità di Totò, la trovavo eccessiva, smodata. Oggi mi manca Totò. E se un'estate non c'è in tivvù la solita serie di film del princpe de Curtis, mi sento tradito. Non so in un domani, ma oggi questo Niffoi mi è diventato irritante, dopo un inizio di interesse, e per un bel po' a me la sua truculenza barbaricina non mi ci prenderà più. Chiuso. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
savino savinogaeta@alice.it (09-04-2007) Le storie, raccontate da Niffoi in modo mirabile, sarebbero sempre interessanti anche se riportate fuori dal tempo e dai luoghi in cui sono descritte. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Emanuele (07-04-2007) Questo libro mi è sembrato il frutto di pressioni di marketing. Forse l'Adelphi ha "calcato" troppo la penna all'autore. La crudezza del linguaggio assume tinte pleonastiche, così come il ripetersi nei dialoghi di onomatopee esclamative quasi vignettistiche, da "Topolino in fustagno e berritta", francamente troppo forzate. Niffoi è un grande. Però la sardità descritta è troppo maledetta e oscura, fatta di speranze che sembrano teste di agnello insaccate, appese al gancio di una macelleria, e messe a sgocciolare.
Andava meglio prima...il talento va controllato, non esibito. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
gianluca guidomei sidner@libero.it (27-03-2007) A malincuore devo ammettere che Niffoi mi ha un pò stancato. La sua grande abilità di scrittura lo tiene dignitosamente a galla, ma si ripete troppo ed oltretutto perde di incisività. "La vedova scalza" è molto, molto lontana... Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Davide Niffoi (26-03-2007) Meno lingua sarda ma stessa potenza evocativa e coinvolgente. A quando il prossimo? Voto: 5 / 5 |  |  |  |
gianturco (24-03-2007) Non si può andare oltre il terzo libro, con Niffoi, specie se si sono apprezzati i primi due. Il terzo è troppo, tanto si ripete, si fa il verso, esagera le tinte già più che forti. E poi oltre a scrivere il Nostro si mostra e parla in pubblico, lasciando di stucco, anche per come si traveste alla nonsoché, ubriaco di successo. Accetti un consiglio, si fermi un po', rifletta, si guardi in giro, ascolti il mondo e la vita, e avrà ancora da raccontare, magari senza premi. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
federico (21-03-2007) Purtroppo ci sono cigni che cantano a lungo la loro fine. Io se fossi sardo di questo Niffoi comincerei a preoccuparmi, visto che viene presentato e lui stesso si presenta come una specie di testimonial della sarditudine genuina. E se i sardi fossero un tantino così truci come lui stesso li rappresenta, ci sarebbe il pericolo che qualcuno agisca da acabadora eutanasiaca. Per fortuna, per quanto ne so, la Sardegna e i sardi sono altra cosa dai personaggi e dalle atmosfere allucinate di Niffoi, e Niffoi stesso potrebbe trarre profitto dalle stroncature sacrosante che sta racimolando e metta a profitto quel tanto di talento che gli resta, smettendo di farsi il verso ai comandi dei capocomici di Adelphi. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
paolo (15-03-2007) Niffoi ha eseguito il canto del cigno. ormai è la fotocopia di se stesso ripetitivo e prevedibile. non sono neanche riuscito a terminare la lettura Voto: 1 / 5 |  |  |  |
cristina (14-03-2007) ho scelto ritorno a baraule tra le novità in libreria attratta dal rosso intenso della copertina e fin dalla prima pagina la prosa di niffoi mi ha conquistata, i luoghi, i personaggi, le atmosfere rarefatte dell'isola, il dolore, il desiderio, la vita, la morte, tutto è descritto e raccontato con grande cura. ho letto il romanzo d'un fiato. niffoi bravo davvero. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
luciana (07-03-2007) Grazie a Salvatore Niffoi che non finisce di stupire con le insuperabili magie letterarie della sua amata Sardegna. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
nino (01-03-2007) Che dire? A me Niffoi ha rotto. Tra l'altrol'ho sentito alla presentazione milanese e mi è parso un provincialotto contento di stare nei salotti buoni. Quest'ultimo libro è la solita solfa agro-trucido-pastorale. Si sente un narcisismo incontenibile e una fame di successo che contraddice l'apparente modestia decantata dall'autore. A Milano alla sua modestia gongolante non ci ha creduto nessuno se non qualche ottuagenaria nostalgica dell'età in cui i sardi con buona pace di tutti facevano la guerra, e, quando non la facevano, si ammazzavano tra loro; e le sarde facevano le domestiche in continente. Un po' di sapori forti insomma che, opportunamente addomesticati, cessano di fare paura, ridotti all'impotenza nei circoli lettrari che contano. Ritorno a Baraule mi ha sconcertato, è scritto a due dimensioni come un depliant per Forte Village... Fine di un mito: Niffoi dov'è finito il cuore? Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Marella Giovannelli marellag@tiscali.it (21-02-2007) “Un' immersione palombaresca nei meandri dell’animo umano”. Questa è una delle definizioni usate da Salvatore Niffoi per descrivere il suo nuovo romanzo “Ritorno a Baraule”. E' un libro coinvolgente ed affascinante per l l'intreccio fra ironia, comicità e sensualità. E' un giallo anagrafico e corale dalle tinte forti, con una trama complessa ed avvincente. Quella di Carmine Pullana è una terribile Via Crucis, a tratti picaresca, alla ricerca delle sue radici di carne, nervi e sangue.Per trovare risposte si immerge in una sorta di caleidoscopio di emozioni travolgenti dentro un universo che lo spiazza in un continuo gioco di specchi rotti con un rimbalzo di personaggi tragici, ambigui ma anche commoventi e, spesso, comici.
In “Ritorno a Baraule” vivono afrori e sapori di vita, sesso e morte; è un affresco materico, a tratti grottesco, soggiogante e destabilizzante allo stesso tempo. Sono sarda, gallurese e ho letto tutti i libri di Niffoi, compresi quelli precedenti "La leggenda di Redenta Tiria" e
"La vedova scalza". "Ritorno a Baraule" è l'ennesima conferma della scrittura potente ed immaginifica di un autore che io paragono al grandissimo e compianto Isaac Bashevis Singer.
Voto: 5 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 24
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