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Némirovsky Irène - Jezabel | Quando fa il suo ingresso nell'aula di tribunale in cui verrà giudicata per l'omicidio del suo giovanissimo amante, Gladys Eysenach viene accolta dai mormorii di un pubblico sovreccitato, impaziente di conoscere ogni più sordido dettaglio di quello che promette di essere l'affaire più succulento di quanti il bel mondo parigino abbia visto da anni. È ancora molto, molto bella, Gladys Eysenach: il tempo sembra averla "sfiorata come a malincuore, con mano cauta e gentile", quasi si fosse limitato ad accarezzarla teneramente, e le donne presenti nell'aula si sussurrano con invidia i nomi dei suoi innumerevoli amanti. Ma pochi giorni dopo, allorché vengono pronunciate le arringhe, tutta la sua bellezza pare averla abbandonata, e Gladys è ormai soltanto una donna vecchia e sfinita, che a mani giunte supplica i giudici di infliggerle la pena che merita. La condanna sarà lieve, invece, solo cinque anni: il movente passionale ha fatto sì che le venissero concesse le attenuanti previste dalla legge. Ma qual è la verità - quella verità che Gladys Eysenach ha cercato ad ogni costo di occultare? Capace come pochi altri scrittori di scavare nel cuore femminile con implacabile, chirurgica precisione, Irène Némirovsky ci svela a poco a poco il segreto di questa donna che ha desiderato più di ogni altra cosa di rimanere immutabilmente bella, di essere amata per sempre - e che per questo è arrivata a uccidere.
| La recensione de L'Indice |
 È ben comprensibile che, dopo la rivelazione dello straordinario romanzo postumo Suite francese, gli editori, in Italia come in Francia, vadano alla ricerca di testi da riproporre nella vasta e ineguale produzione di Irène Némirovsky (1903-1942), molto apprezzata dal pubblico degli anni trenta e in seguito dimenticata per più di mezzo secolo. L'ispirazione di Jezabel appare molto vicina alla vena lucidamente crudele del racconto Il ballo (1930; Adelphi, 2005), con cui condivide gli sfondi mondani e soprattutto il motivo centrale: la certezza che i rapporti di parentela, lungi dall'essere, per definizione, rapporti d'amore, siano quasi sempre orribili grovigli d'odio, risentimento e terrore. Il titolo del romanzo era a questo proposito, per il lettore francese degli anni trenta, molto esplicito: rimandava alla tragedia biblica di Racine Athalie, testo canonico delle scuole del tempo, in cui Jezabel, contrapposta al suo giovanissimo discendente Joas, incarna la figura demoniaca di una femminilità pagana e distruttrice. A differenza di quel che avveniva nel Ballo, in Jezabel la narrazione utilizza i canoni della letteratura popolare: feuilleton, romanzo giudiziario, teatro del Grand Guignol forniscono a Némirovsky ingredienti e colpi di scena di un racconto in cui la sorpresa finale ha la stessa importanza che potrebbe avere in un poliziesco ben congegnato. In questo contesto, ben calibrato per un pubblico amante delle emozioni forti e immediate, la scrittrice russa inserisce però uno scavo psicologico di abbagliante precisione: nessuno, credo, si era mai addentrato così a fondo nelle sofferenze di una donna bellissima che sente la giovinezza sfuggirle, e sa che non le è possibile vivere senza le gratificazioni continue che hanno alimentato per anni il suo narcisismo orgoglioso, il suo invincibile potere di seduzione. Mariolina Bertini |
Recensioni 1 - 20 di 40 recensioni presenti. Media Voto: 3.97 / 5ni (11-11-2011) semplicemente meraviglioso, asciutto, limpido, intenso Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Emiliano (27-07-2010) Il tema è delicato e le pagine scorrono via piacevolmente, ma dopo le prime 100 ho cominciato a chiedermi quanto si possa girare intorno a un unico concetto: la bellezza e la paura femminile di invecchiare. Secondo me troppo ricamato, finisce per annoiare. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Alessandra O. (25-11-2009) Nulla è più pericoloso dell'egoismo umano. L'egoismo della protagonista di essere sempre e solo lei al centro dell'attenzione,la più bella e sempre giovane, la più corteggiata, la più desiderata. Niente e soprattutto nessuno deve appannare minimamente la propria immagine, neanche una persona preziosa come può esserlo un figlio o addirittura un nipote che potrebbe farle crollare in un solo colpo tutti i suoi castelli di carta. Un altro grande successo della NemirovskY! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
M.T. (09-11-2009) La descrizione minuziosa dell'animo umano, e degli ambienti in cui vivono i personaggi, rende questo romanzo così prezioso e unico... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
TINA (18-10-2009) Mi è stato consigliato da un libraio di Firenze dove sono andata per un weekend , senza libri al seguito, e l'ho trovato delizioso.
Mi ha colpito molto il modo in cui l'autrice scandaglia l'animo della protagonista, una donna "moderna", piena di sè, ma estremamente fragile nella sua ricerca estrema del piacere.
si potrebbe definire molto estetizzante... ricorda Dorian Gray ma anche Andrea Sperelli nel suo desiderio ossessivo di raggiungere la perfezione.
il dolore che la colpisce è simile a quello provato da milioni di donne quando all'improvviso si accorgono che il tempo è passato...
molto bello nella sua semplicità stilistica, merita di essere letto anche più volte nell'arco della vita. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Linda (25-07-2009) Si vede che è un romanzo giovanile, ma c'è già grande sostanza.Il personaggio di Gladys è troppo estremizzato, il mondo è raccontato senza pietà e con un atteggiamento giudicante e volte fastidioso. Tuttavia la scrittice mostra già la sua capacità di indagare psicologicamente gli animi femminili e di mettere alla berlina un mondo ormai decadente. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
annalisa annali.68@libero.it (29-06-2009) Bellissimo libro. La scrittura è netta, lineare, fluida. Straordinaria la capacità dell'autrice di trattare tematiche delicate e moderne in modo profondo e sensibile. Un'autrice di ieri, ma di "oggi". Concordo col commento precedente: la protagonista del romanzo ricorda un "femminile" Dorian Grey. Complimenti anche per la traduzione che, davvero, non lascia tregua. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
gigia (08-01-2009) Una storia strutturata in modo sorprendente, che parte a carte scoperte e gioca alla fine l’asso nascosto nella manica. La protagonista mi ricordava una specie di Dorian Gray al femminile che insegue il disperato e spietato sogno dell’eterna giovinezza regalando alla narrazione l’angosciosa attesa dell’epilogo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
paola (21-12-2008) Ottimo,libro descritto benissimo ,toccante ,sconvolgente
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
diablo (20-11-2008) mah..non mi ha entusiasmato, forse dopo aver letto suite francese e un pugno di mosche questo mi ha un po' lasciato con poco... Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Alessandro SPaziani (10-06-2008) Irene Nemirovsky e uno pensa: sarà un'altra fulminazione come "Il ballo"; Adelphi non sembra sbagliare un colpo, dunque ci si fida e si affronta "Jezabel". Avventatamente subito si incomincia a sbuffare, si stenta a riconoscere la stessa formidabile scrittrice di quel gioiello. Neanche la curiosità spingerebbe oltre, visto che alla fine del primo capitolo tutto è compiuto. Ragione allora soccorre nell'intuire che ci deve essere dell'altro, più avanti, non può trattarsi di un simile bluff; ma niente, le pagine scorrono trasparenti, impermeabili finchè non spunta pag.131: eccola la chiave di vòlta, ecco gli echi de "Il ballo" prendere forma da un nulla, evidentemente, necessario. Scusatemi la "puntualità" delle notazioni, ma i punti di riferimento trovo siano decisivi per la corretta valutazione della "portata" del libro. Pagina 144 e seguenti rappresentano una sensazionale dimostrazione dell'arte del "narrare", come capacità di raccontare ogni cosa: la scena della richiesta di matrimonio di Monti - fateci caso - è formidabile, descritta con la perizia di un medico legale, un verbale poetico che richiama in altezza solo certe pagine de "Il piacere" di D'Annunzio. E, alla fine, il titolo. Vivesse le chiederei volentieri: "Irene, lo hai pensato come prima cellula del libro o è stato il tocco di genio finale, la corrispondenza trovata al termine della storia narrata?" Voto: 5 / 5 |  |  |  |
vale (29-05-2008) avevo grandi aspettative verso questo libro per come me ne avevano parlato. sono rimasta un po' delusa dai dialoghi, mi sono sembrati troppo artefatti, con troppi puntini di sospensione. o forse è qui il bello di questo libro? ho invece apprezzato la descrizione complessiva della vita di questa donna, della sua ascesa e discesa, questo attualissimo trovarsi di colpo di fronte alla "vecchiaia", quasi senza altri valori se non l'esteriorità. un monito interessante, credo. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
G.Brustia (17-03-2008) da leggere tutto d'un fiato...bellissimo il percorso a ritroso e il colpo di scena finale. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Benedetta benedetta.colella@tiscali.it (04-11-2007) Rutilante viaggio nella psiche femminile di una donna, vittima della propria bellezza e incapace di cedere al tempo che passa. Sorprendente il colpo di scena finale.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Filippo W2M - www.w2m.it filippo@w2m.it (26-10-2007) Sull'onda lunga dello strepitoso successo di Suite francese, la Adelphi pubblica ora questo non esaltante Jezabel, apparso per la pima volta intorno al 1936. Nella seconda metà degli anni trenta le cronache parigine sono tutte focalizzate sul processo per omicidio nei confronti della bellissima Gladys Eysenach, rea confessa: ammette di aver sparato al giovanissimo, presunto amante Bernard. Il tribunale è strapieno di curiosi, che accolgono con un brusio l'ingresso in aula della donna; l'interrogatorio ha inizio e - con un filo di voce - Gladys risponde a monosillabi alle domande che le vengono poste, quasi rinunciando a difendersi. In una sorta di sviluppo al contrario della vicenda, la Némirovsky ci riporta alla gioventù della splendida donna, alle sue conquiste, alle divinità alle quali decise di dedicare la propria vita: bellezza, gioventù e conquiste maschili. Una scelta che vizierà tutta la sua esistenza, mietendo vittime su vittime - spesso innocenti - fino a renderla schiava, ossessionata, prigioniera di un incubo che lei stessa ha generato. Un romanzo breve molto femminile, per certi versi molto attuale, tanto da lasciare di stucco il lettore: temi come l'accesa rivalità tra donne, la loro ricerca della bellezza a tutti i costi, dell'attenzione degli uomini, dell'eterna giovinezza affliggevano le donne di due secoli fa e - nonostante il femminismo e la rivoluzione sessuale - sono all'ordine del giorno ancora oggi. Oggi come allora l'apparire è sovente il comandamento, se poi c'è anche della sostanza... ben venga. Un'involuzione costruita su menzogne, paure e puro egoismo quella di Gladys, sostenuta dal palcoscenico, dalla scenografia di un corpo che pare incapace di invecchiare... Una parabola verso l'orrido della follia, in uno dei più macabri gesti che un essere umano possa compiere: l'uccisione dell'unica prova vivente del suo invecchiamento, del suo decadimento fisico. Quant'è bella giovinezza, che si fugge tuttavia... Voto: 2 / 5 |  |  |  |
pasquale (11-10-2007) A me e' piaciuto questo libro della Nemirovsky, autrice che non conoscevo affatto e che credo approfondiro'. Una domanda: si puo' essere ossessionate sino a tal punto? Probabilmente si.
Voto 4+ Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Argante72 (09-10-2007) Un libro bello e originale. Interessante la trama e la figura della protagonista, ossessionata dagli anni che passano e dalla perduta giovinezza, è molto ben delineata.
Certo non pare credibile che a 60 anni ne dimostri 30....comunque la Némirovsky davvero brava, brava, brava. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Elena (23-09-2007) Vicenda intrigante e coinvolgente, anche se eccessivamente ripetitiva del tratteggiare la personalità vuota e inconsistente di Gladys, disperata, patetica, maledetta protagonista, che arriva ad uccidere per mantenere in vita un'illusione. Tragica e meritata la sua fine.
Sono curiosa di iniziare "Suite francese". Voto: 3 / 5 |  |  |  |
giorgio g (12-09-2007) Leggendo “Jezabel” dopo l’indiscusso capolavoro di Irene Nemirovsky “Suite francese” ho provato le stesse sensazioni che ebbi molti anni or sono quando affrontai la lettura dei “Racconti” di Tomasi di Lampedusa dopo aver letto “Il gattopardo”: se si inizia con la migliore opera di un autore è difficile gustare appieno le altre. Premesso questo c’è da aggiungere che il primo capitolo di “Jezabel”, quello del processo alla protagonista (che è l’epilogo in senso temporale della vicenda) è bellissimo e fulminante. Peccato che poi il racconto si appiattisca nella storia di una donna bellissima che non vuole invecchiare e che anzi si sente vecchia a quarant’anni (!), una storia che si avvita su sé stessa fino alla sua tragica conclusione. Forse è un libro del suo tempo (Anni Trenta). Comunque la sua autrice merita tutto il nostro rispetto come essere umano per la sua tragica fine e come scrittrice per quella meraviglia che è “Suite francese”, libro che consiglio a tutti di leggere. Da parte mia, per dare una giudizio su Irene Nemirovsky mi riservo a breve la lettura del suo libro di esordio:”David Golder”. Voto: 4 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 40
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