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Faulkner William - Luce d'agosto |
"Nella mia terra la luce ha una sua qualità particolarissima; fulgida, nitida, come se venisse non dall'oggi ma dall'età classica". Così William Faulkner spiegò il titolo del suo settimo romanzo, uscito nel 1932 e subito acclamato come uno dei suoi capolavori. Ed è tra i riverberi crudeli di quella luce implacabile che si consumano le vicende di una folta schiera di personaggi: una ragazza incinta, armata solo di "una riserva di paziente e tenace lealtà", che si avventura dall'Alabama al Mississippi alla ricerca del padre di suo figlio; un uomo solitario dallo strano nome, Joe Christmas, "con un'inclinazione arrogante e malevola sul viso immobile", che l'isteria razziale del Sud getta nell'abisso tormentoso del dubbio circa il proprio sangue; un reverendo presbiteriano ripudiato dalla sua Chiesa per l'antico scandalo della moglie adultera e suicida; e, circondati da neri invisibili, gli sceriffi, i taglialegna, i predicatori, le donne "dal volto di pietra", chi "definitivamente dannato", chi alla ricerca disperata di una chimerica catarsi. Media Voto: 4 / 5Adriano (03-10-2009) E' il primo libro di Faulkner che leggo (non è detto che sia l'ultimo perché quest'uomo ha vinto il nobel e qualcosa di buono l'avrà our fatto, proverò a leggere qualcos'altro). Non sono riuscito a superare la metà del libro, lo stile è presuntuoso, artificiale, pseudopoetico, nel complesso illeggibile, e la storia è degna del peggior Baricco. Temo proprio (ma lungi da me la tentazione di affermarlo con certezza prima di averne conosciuto meglio l'opera) che Faulkner sia un altro appartenente a quella masnada di autori vuoti "avanguardisti" che scimmiottano lo stile di Joyce e le tematiche di una fiction della Rai. Appartenenti certi a tale schiatta sono ad esempio Baricco, Fante, Vonnegut, Cunningham Voto: 1 / 5 |
Roberto (01-07-2009) I due commenti di chi mi precede sono assolutamente esaustivi: mi limiterò a dire che leggere Faulkner è masticare pietra, una scrittura legnosa, dura, vibrante, potentissima.
Che ri ripaga lasciandoti tantissimo.
Che altro dire?
Mi associo anch'io: imperdibile. Voto: 5 / 5 |
alessia alessiagubernati@yahoo.it (29-08-2008) Faulkner innesca con Luce d'Agosto una macchina infallibile, un moto perpetuo potenzialmente inarrestabile, bloccato da un finale che, naturalmente, finale non è. Attraverso il caleidoscopico susseguirsi di punti di vista (già splendidamente esemplificato due anni prima in As I lay dying), lo straordinario scrittore statunitense mette in scena una comedie humaine calata, come sempre, nell'arido sud degli Stati Uniti e popolata da tragici burattini nelle mani del fato: all'apparenza in cerca di riscatto, in realtà nient'altro che identità fisse, deterministiche, destinate a incontrarsi proprio in quanto immutabili (non a caso torna più volte durante il testo l'espressione "birds of a feather flock together"). Ribadisco ciò che è stato scritto nella bellissima opinione che mi precede: imperdibile. Voto: 5 / 5 |
Daniele Gentili (24-02-2008) Se non fosse per le due colonne di fuoco che si levano minacciose dalla casa incendiata nel bosco, in “Luce d’Agosto” la natura non appare feroce e dirompente come in altre opere di Faulkner. Ma è da quell’incendio che il male, la disperazione, la violenza, inquinano e spazzano le vite dei personaggi di questo libro. Joe Christmas è una specie di orfano dickensiano, ma privo di riscatto e di redenzione, che fugge da tutto e da tutti per dimenticare le inquietudini delle sue origini razziali; Lena insegue il padre del bambino che ha in grembo, ma forse senza nessuna intenzione di trovarlo; Hightower non ha nessuno da inseguire e niente da cui fuggire, perché la sua vita stagnante era già finita molti anni prima che nascesse, risucchiata dalla morte miserabile del nonno in una guerra priva di coraggio e di eroismo. La vita fiorisce e scorre dalla disperazione e nessuna prosa come quella di Faulkner è in grado di evocarla in pochi gesti ripetitivi, di una tremenda fatalità, e in parole secche e insostituibili anche quando sembrano più lussuose. È un personaggio anche la strada, indomita nelle sue fughe, furiosa e insistente come la polvere che si solleva e la ricopre ogni volta, inarrestabile nella sua incapacità di rendere definitivo ogni ritorno. Insieme a “Mentre Morivo” è forse la vetta della grandezza faulkneriana. Imperdibile. Voto: 5 / 5 |
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