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Naipaul Vidiadhar S. - Semi magici | È una tarda estate berlinese, verso la metà degli anni Settanta. Approdato a un'inerte maturità, Willie Chandran viene scosso dai proclami idealistici della sorella Sarojini e, gettandosi alle spalle l'educazione londinese e un ventennale, indolente soggiorno in Africa, decide di tornare nell'India nativa per abbracciare la causa di un gruppo di guerriglieri separatisti. Da quel momento non gli verranno risparmiate esperienze e disillusioni di ogni tipo: nelle remote foreste di tek del Dhulipur, base dei ribelli-terroristi, si imbatterà in una comunità di cattivi maestri imbevuti di maoismo-leninismo e di ottusi psicopatici, per i quali uccidere un "agricoltore agiato" è un meccanico esercizio di tiro al bersaglio; nelle prigioni statali ritroverà gli stessi contadini "dai luminosi occhi neri" già traditi dai ribelli, e condividerà con i detenuti camerate di cemento senza mobili, dove lo spazio a disposizione di ciascuno non va oltre una stuoia; e, una volta rientrato a Londra (tra i rassicuranti mattoni rossi della "città giocattolo" di Cricklewood), la civiltà occidentale gli si rivelerà sfibrata dalle nevrosi, riassunte nella parabola di Roger, l'amico avvocato che lo ha fatto scarcerare e che vive una profonda crisi sentimentale e finanziaria.
Carmelo trinacria90@libero.it (11-03-2008) Libro dal sapore estremamente pessimista questo "Semi magici" che cerca di dare una definitiva e affrettata definizione di quella che è l'umanità dei giorni nostri suddividendola in due categorie accomunate dalla staticità e dallo squallore: quella dei "rassegnati", costituita dai martoriati popoli del terzo mondo, e quella degli "arrivati", costituita dai pigri uomini arricchiti del primo mondo.
Libro superbo e interessante, insomma, ma non uno dei migliori di Naipaul che forse avrebbe dovuto approfondire di più il suo concetto per evitare che alla fin fine i personaggi del suo romanzo non risultassero così stereotipati e abbozzati. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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