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Infagottata nella sua uniforme da viaggio, la giovane Maria Angulema si accinge, incongrua dama di carità avventizia, a compiere il pellegrinaggio di Lourdes con uno scopo segreto e bruciante: rendere al mittente il pesante fardello di dolore che si porta dietro da quando suo padre è morto in un incidente automobilistico - e "chiedere formale spiegazione e magari soddisfazione di tanta sofferenza al Padreterno". Ferma nel suo proposito, armata soltanto della sua "anima sbiadita e pesta", l'avventizia si trova subito sommersa, fin dalla stazione di partenza, da "una folla rumorosa composta da pellegrini, parenti dei pellegrini, malati veri, parenti e familiari dei malati veri, malati finti, parenti e familiari dei malati finti, curiosi, sfaccendati, militari in libera uscita, puttane nigeriane, dame o sorelle di carità, barellieri o fratelli". Scaraventata suo malgrado sul palcoscenico delle celebrazioni religiose, Maria si accanisce con goffe manovre nel tentativo di espugnare la grotta di Massabielle, da cui viene costantemente respinta, mentre sempre più incombenti si fanno alcune comparse demoniache - come la Micchelina e la Nazzarena, cugine diabetiche di Montecastrilli, la stridula Samantha, la terrifica Liona - o angeliche, come il bellissimo Gonzalo Gómez y Morena, barelliere della Vergine della Macarena di Siviglia, di cui Maria si crede innamorata prima che tutto venga travolto dall'incontro con il Padre che la consola infine di ogni afflizione.
Media Voto: 3 / 5Oblomov (02-07-2008) E' vero, la Matteucci parte bene, il linguaggio è originale al punto da far sperare in una novità nell'appassito panorama (soprattutto femminile) letterario italiano. Specie per chi, come me, può "vantare" le stesse origini nella profonda Umbria. Poi però si perde: con i paroloni e la ricerca dell'originalità a tutti i costi finisce per incespicare nel linguaggio stesso; riappaiono le ormai arcinote nostalgie dell'Autrice per quando era aristocratica e ricca; la vicenda si fa noiosa e forzatamente tragicomica a tutti i costi, e da quel momento in poi Maria Angulema somiglia sempre più a Fantozzi... Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Gian Maria (02-04-2008) Drammatico e ironico, comico e patetico, questo libro nasce da un'idea molto bella: "restituire a Dio il dolore che Egli ci infligge". Ben scritto, un po' surreale, ricco rappresentazioni vivaci, ha a mio avviso la pecca di un finale teologicamente banale, pur se consono alle caratteristiche di passività dell'io narrante. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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