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Ortese Anna M. - Il mare non bagna Napoli | "Il mare non bagna Napoli" è - sottolinea Pietro Citati nella prefazione - una straordinaria discesa agli Inferi: nel regno della tenebra e delle ombre, dove appaiono le pallidissime figure dei morti. Di rado un artista moderno ha saputo rendere in modo così intenso la spettralità di tutte le cose, delle colline, del mare, delle case, dei semplici oggetti della vita quotidiana. Anna Maria Ortese attraversa l'Ade posando sulle cose e le figure degli sguardi allucinati e dolcissimi: tremendi a forza di essere dolci; che colgono e uccidono per sempre il brulichio della vita. Nei racconti compresi nella prima parte del libro, questi sguardi penetrano nel cuore dei personaggi: ne rendono la musica e il tempo interiore, come molti anni prima aveva fatto Cechov".
Media Voto: 2.5 / 5Anna (23-01-2012) Ha ragione Citati, è una discesa agli inferi che manca tuttavia completamente di poesia. Forse però, per discendere poeticamente negli inferi è necessario essere Tolstoj e l'autrice, bisogna dargliene atto, è ben consapevole di non esserlo. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Francesco D Addio fradad@hotmail.com (17-02-2009) E' un viaggio all'interno della coscienza critica di Napoli, vissuto in prima persona nella prima parte e mediato dall'incontro con intellettuali napoletani nella seconda. I racconti della prima parte sono molto belli, specialmente la descrizione della visita al quartiere dei Granili, autentica discesa nell'inferno del degrado umano; emerge, anche dalla descrizione dell'umanità degenerata che si riversa nei vicoli, la sensazione di una corruzione della natura umana, ridotta allo stato di "natura", in cui la "ragione" (rimanendo alla terminologia dell'autrice) non può trovare alcuno spazio, e soprattutto l'inevitabilità di questa condizione, esemplificata nell'inevitabile sconfitta intellettuale di chi cerca di opporvisi(indimenticabile la descrizione del Compagnone). Nella seconda parte, appunto, l'autrice descrive gli incontri con i principali scrittori napoletani del dopoguerra, che appaiono come figure fantasmatiche, prigioniere del loro destino, e che sembrano emergere dalle nebbie di una città irreale ed assurda. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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