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Berlin Isaiah - A gonfie vele. Lettere 1928-1946 |
| La recensione de L'Indice |
 Ecco l'ennesimo volume postumo di Berlin. L'edizione italiana, abbreviata rispetto a quella inglese, costituisce un'opera a sé, un epistolario (mentre l'originale è molto di più). O meglio ancora: un'antologia di lettere selezionate con un preciso scopo editoriale e "scientifico". Si intende infatti mostrare il lato più intimo e "umano" di colui che probabilmente è, assieme a Popper, il teorico liberale oggi più noto. Questa antologia riesce a offrire una lettura perfettamente complementare alla bella biografia scritta nel 1998 da Michael Ignatieff. Non contraddice, ma aggiunge. Ci svela il lato in ombra della personalità di Berlin, la cui natura è sì cosmopolita, ma anche anglicizzata. Specialmente se si pensa alla Londra e all'Inghilterra di Oxford e Cambridge fra anni venti e quaranta. Dalle lettere scritte a parenti e amici sin da quando era nemmeno ventenne trova conferma il ritratto di un Berlin uomo brillante, dai modi affabili e dotato di humour in abbondanza. La sua cultura viene spesso usata per intavolare, anche tramite lettera, vere e proprie conversazioni, dove non la malizia non manca. Traspare anche una grande capacità di introspezione, intelligentemente controllata e arginata per evitare il rischio di quella paralisi malinconica tanto frequente in spiriti, come il suo, di grande cultura filosofica e letteraria. Preferisce perciò dedicarsi all'analisi delle psicologie altrui. Da consigliare a qualsiasi studioso o studente di letteratura comparata le lettere in cui scandaglia con poche righe pregi e difetti della pagina di Henry James rispetto a quella di Tolstoj o di Proust. Con la guerra e gli incarichi ufficiali che assumerà al servizio degli Alleati, la storia entra prepotentemente nel carteggio, anche se il tragico è sempre trattenuto da una saggia ironia. Danilo Breschi |
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