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Malaparte Curzio - Kaputt | A Stoccolma Malaparte incontra il principe Eugenio, fratello del re di Svezia. E nella villa di Waldemarsudden non può trattenersi dal raccontare ciò che ha visto nella foresta di Oranienbaum: prigionieri russi conficcati nella neve fino al ventre, uccisi con un colpo alla tempia e lasciati congelare. È solo la prima di una fosca suite di storie che, come un novellatore itinerante, Malaparte racconterà ad altri spettri di un'Europa morente: ad Hans Frank, Generalgouverneur di Polonia, a diplomatici come Westmann e de Foxà, a Louise, nipote del kaiser Guglielmo II. Storie che si annidano nella memoria per non lasciarla mai più: il Ladoga, simile a "un'immensa lastra di marmo bianco", dove sono posate centinaia e centinaia di teste di cavallo, recise da una mannaia; il console d'Italia a Jassy, sepolto dal freddo peso dei centosettantanove cadaveri di ebrei che sembrano precipitarsi fuori dal treno che li deportava a Podul Iloaiei, in Romania; le mute di cani muniti di cariche esplosive che, in Ucraina, i russi addestrano ad andare a cercare il cibo sotto il ventre dei panzer tedeschi. Storie, anche, malinconiche e gentili: quella dei bambini napoletani convinti dai genitori che gli aviatori inglesi sorvolano la città per gettar loro bambole, cavallucci di legno e dolci; o, ancora, quella delle ragazze ebree destinate al bordello militare di Soroca. Storie che trascinano in un viaggio lungo e crudele, al termine del quale si vedrà l'Europa ridotta a un mucchio di rottami.
Media Voto: 5 / 5aristide (28-10-2011) Con questo libro Malaparte mette in scena, grandiosamente, l'assurdità e la violenza della seconda guerra mondiale. Ma non lo fa soffermandosi nella descrizione della brutalità e della crudeltà della guerra stessa, se non sporadicamente. Gli avvenimenti bellici non sono che lo sfondo, il panorama su cui M. costruisce una rassegna di volti, di profili umani, di immagini e luoghi, la cui realtà viene deformata dalla visione, da una lucidità trasognante la quale trasmette con precisione la maschera di un'umanità abietta, ridondante, sull'orlo di un declino di cui la guerra sembra un'ultimo, delirante spasmo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
sordello (26-07-2010) Terribile, sorprendente, stupendo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Un lettore (07-05-2009) Kaputt continua ad essere considerato un romanzo-verità, un "reportage" di cose viste e vissute: è la stessa ingenuità con cui tanti vedono nella Recherche un resoconto della giovinezza di Proust e in A Silvia una poesia d'amore per Teresa Fattorini. Ma proprio come la Recherche (le cui suggestioni sono presenti in tante pagine di Kaputt), il libro di Malaparte è semplicemente un vero, grande romanzo: risulta difficile pensare che l' Autore abbia davvero incontrato Himmler in ascensore o che la sua visita al ghetto di Varsavia si sia davvero svolta in quel modo, eppure cio' che Malaparte racconta è incontestabile verità: verità trasfigurata in romanzo, la verità di un continente e di una civiltà in frantumi. Non manca chi considera Kaputt il piu' bel libro sulla Seconda guerra mondiale (con buona pace di Grossman e della sua epopea real-socialista), e si capisce anche l'astio di cui Malaparte continua ad essere oggetto: in una narrativa come la nostra - fatta di librini striminziti tra la Sicilia e le colline delle Langhe - Malaparte ha un respiro europeo, e quindi universale. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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