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Lawrence David H. - Classici americani | Quando l'idea di "classici americani" sembrava una contraddizione in termini, D.H. Lawrence fu il primo a individuare nella letteratura americana dell'Ottocento una specifica tradizione nazionale, fatta di tragica e disperata vitalità, di ipocrisia, rettitudine e continua capacità di trasformazione, e costruita in aperta antitesi alla cultura europea. Merito di per sé considerevole, ma che appare quasi trascurabile non appena ci si rende conto che questo libro offre, più che una sequenza di sia pur illuminanti saggi critici, una vera e propria galleria di ritratti psichici-di Fenimore Cooper e Edgar Allan Poe, Nathaniel Hawthorne e Herman Melville -, animati da una voce inconfondibile, ora beffarda e insinuante, ora imperiosa e tonante. Ritratti che non cessano di provocarci, di sfidarci a un inesauribile incontro e scontro con Lawrence e con gli autori di cui parla.
gianluca guidomei sidner@libero.it (28-09-2009) Libro pesante. Lawrence è spesso sarcastico e livoroso nei riguardi delle opere e degli autori che analizza. Sembra di ascoltare una zitella acida o un uomo impotente...faceva bene sua moglie Frida von Richtofen, che non perdeva occasione per consolarsi tra le braccia di qualche baldo giovane! Sono cattivo? Forse, ma non sopporto l' invidia: non si può pretendere di arrivare alla grandezza di un Hawthorne, di un Melville o un Whitman, anche se ti chiami D.H.Lawrence. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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