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Titolo | Correre |
| Autore | Echenoz Jean | Prezzo Sconto 15%
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€ 12,75
(Prezzo di copertina € 15,00 Risparmio € 2,25)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2009, 148 p., brossura | | Traduttore | Pinotti G. |
| Editore | Adelphi
(collana Fabula) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Quando nello stadio di Berlino, ai campionati delle Forze alleate, scorgono dietro il cartello Czechoslovakia un solo atleta male in arnese, tutti si sbellicano dalle risate. E quando quell'atleta, che storditamente non si è accorto della convocazione, attraversa lo stadio come uno sprinter decerebrato urlando e agitando le braccia, i giornalisti estraggono avidi i taccuini. Ma poi, quando nei cinquemila, pur avendo già un giro di vantaggio, non smette di accelerare e taglia il traguardo in solitudine, ottantamila persone in delirio scattano in piedi. Il nome di quel ceco alto, biondo e che sorride sempre non lo dimenticheranno più: Emil Zatopek. La sua aria mite e gentile è una trappola: dacché, apprendista nello stabilimento Bata di Zlin, ha scoperto che correre gli piace, nessuno l'ha più fermato. Il fatto è che vuole sempre capire fin dove può arrivare. Dello stile se ne frega: ignaro dei canoni accademici, corre come uno sterratore, il volto deformato da un rictus. È, semplicemente, un motore eccezionale sul quale ci si sia scordati di montare la carrozzeria. Ai Giochi olimpici di Londra e poi a Helsinki Emil varca le possibilità umane, diventa invincibile. Nessuno può fermarlo: neppure il regime cecoslovacco, che comincia a chiedersi se un grande sportivo popolare non sia una forma di individualismo borghese.
Media Voto: 3.4 / 5Miguel (13-04-2010) Non credo sia facile scrivere di corsa, e credo sia ancora più difficile scrivere di un grande (forse il più grande) personaggio della stessa. Ma questo libro riesca pienamente nell'impresa. La vita di un uomo nato per correre, e la corsa perfettamente descritta nella sua semplicità, facendone intuire però la grande complessità. Zatopek era un mito...adesso lo é ancora di più. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
A.M. alius3@tre.it (07-03-2010) Jean Echenoz ha il grande merito di far conoscere la figura del leggendario Emil Zàtopek, formidabile corridore cecoslovacco del secolo scorso. Non si è rivelato quel polpettone che credevo, anzi si è dimostrato leggero, piacevole e scorrevole grazie ad una scrittura fluida e non dispersiva. Non l’avessi vinto, forse mai avrei conosciuto questo libro. Grazie. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Michele (14-01-2010) Sinceramente scritto male, non vedo leggerezza in frasi chilometriche costellate da infiniti incisi che ne rendono difficilissima la lettura. Quanto al contenuto poi sono sinceramente esterefatto, più focalizzato sugli aspetti penosi della vita di un campione che ha ispirato generazioni di fondisti e che da solo ha riscritto le regole di allenamenti e gare. Basti dire che la gara universalmente riconosciuta come la più combattuta ed appassionante della storia dell'atletica (5.000 mt, Helsinki '52) viene liquidata in tre righe e invece i capitoli sul declino abbondano. L'avversario gentiluomo di Zaopek, Mimoun, viene citato solo per il suo cognome (boh!) No, direi che se non fosse per la statura del personaggio, questo libro è da lasciare sullo scaffale. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
marco bdicharlus@hotmail.com (21-12-2009) E' un ottimo libro. Il personaggio storico di Emil Zatopek, uomo semplice e di animo nobile, vine ricostruito senza fronzoli, sullo sfondo prima delle sue ineguagliabili imprese sportive (primo ed unico atleta della storia a conseguire il successo nei 5.000, 10.000 e maratona di una stessa Olimpiade) e poi della vita grigia cui lo costrinse il regime comunista quando si ritirò dalle competizioni, situazione che Emil visse con grande dignità, fino ad essere letteralmente perseguitato per essersi schierato con gli oppositori del regime durante la c.d. 'primavera di Praga'. Mai venne meno però la simpatia popolare nei suoi confronti; sono commoventi le pagine in cui è descritto il suo lavoro di 'spazzino'.
E' una lettura per tutti, ma che mi sento di consigliare vivamente a chi ama la corsa sulle lunghe distanze e quindi può capire bene a quali incredibili sacrifici si sottoponeva Emil, con i suoi singolari e solitari allenamenti. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Maurizio Crispi maurizio.crispi@gmail.com (07-12-2009) Il racconto di Jean Echenoz si legge con grande fluidità, quasi fosse un romanzo, perchè in poche pagine essenziali, senza troppi dettagli, crea una rappresentazione vibrante ed intensa di Emil Zatopek, uno dei grandissimi interpreti mondiali (e nella storia) del mezzofondo, del fondo e del cosiddetto fondo prolungato. Nella primissima giovinezza in epoca pre-bellica fece le sue prime esperienze di corsa che egli non amava particolarmente ma che cominciò a praticare dietro le pressioni dei suoi amici, per poi diventarne appassionato, ma quasi sempre in solitaria.
Emil Zatopek fu un corridore senza maestri: fu semplicente maestro di se stesso.
Praticava una corsa strana, stilisticamente orrribile. In un'epoca in cui s'affermava con la scuola finlandese (Paavo Nurmi), la teoria del ritmo costante come strategia di approccio alle gare lunghe, lui era uno che, anche nelle gare lunghissime, correva a scatti, spezzava il ritmo, disorientando gli avversari, soprattutto rivelando di possedere sempre qualche cartuccia di riserva.
Si muoveva scompostamente, faceva smorfie, digrignava i denti, ancor più nel finale e stravinceva.
Quando, per la prima volta, nel dopoguerra, partecipò al Campionato Interforze di Berlino, nessuno avrebbe scommesso un soldo bucato su di lui. Si presentò da solo - lui era l'intera delegazione cecoslovacca -, vestito con abiti sportivi scalcagnati, tanto da suscitare all'ingresso nello stadio di Berlino - lo stesso dei giochi olimpici del 1936 - l'ilarità e il dileggio di tutti gli astanti. Ma quando, nella gara dei 5000, passò in testa alla gara, polverizzando tutti gli avversari, 80.000 persone si scatenarono in un delirio di applausi e ovazioni.
Realizzò imprese inaudite, come quella di vincere in una stessa Olimpiade l'Oro nei 5000,nei 10.000 metri piani e nella maratona. I dirigenti filosovietici cominciarono ad interpretare questa sua capacità straordinaria come espressione di un deprecabile individualismo borghese e presero ad ostacolarlo nelle trasferte sportive oltrecortina. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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