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Zweig Stefan - Lettera di una sconosciuta | "A te, che non mi hai mai conosciuta": è questa l'intestazione della lettera che, nel giorno del suo compleanno, riceve un romanziere viennese, un quarantenne di bell'aspetto a cui la vita ha offerto i suoi doni più ambiti: la ricchezza, la fama e un fascino "morbido e avvolgente" a cui è impossibile resistere. "Ieri il mio bambino è morto": così esordisce la misteriosa scrivente, e continua: "adesso al mondo mi sei rimasto solo tu, tu che di me non sai nulla". Quando lui leggerà quelle righe, lei sarà già morta: per questo, solo per questo, concede a se stessa di raccontargli la propria vita la vita di una creatura che per più di quindici anni (prima bambina, poi adolescente, e poi donna) gli ha votato, "con la dedizione di una schiava, di un cane", un amore "disperato, umile, sottomesso, attento e appassionato", senza mai rivelargli il proprio nome, senza mai chiedere nulla, ottenendo in cambio solo poche notti d'amore e portandosi dentro un unico, struggente desiderio: che incontrandola, almeno una volta, la riconoscesse. Ma quasi sempre il volto di una donna rappresenta per l'uomo "solo lo specchio di una passione, di un gesto infantile, di un moto di stanchezza, e svanisce altrettanto facilmente di un'immagine allo specchio". E il destino di lei è stato di non essere mai riconosciuta. La descrizione di un labirinto di amore assoluto, un ritratto di donna ardente e viva e, al tempo stesso, immateriale come "una musica lontana".
| La recensione de L'Indice |
 Il racconto, pubblicato nella smarrita, ridimensionata Austria del 1922, in cui ancora forte era l'eco della gloria asburgica, uscì per la prima volta in Italia nel 1932. Adelphi lo ripropone ora nell'efficace nuova traduzione di Ada Vigliani, studiosa di Robert Musil, un autore che peraltro disprezzò il facile successo editoriale di Zweig. Eppure l'opera letteraria di questo scrittore ebreo viennese, nato nel 1881 e morto suicida nel 1942 in Brasile, gode ancora oggi di un indiscusso successo, dovuto alla sua raffinata, godibilissima scrittura, capace di descrivere con tocco leggero i più intimi moti dell'animo. Accanto ad Arthur Schnitzler, è lo scrittore che per primo seppe dare eco letteraria agli studi di Sigmund Freud. Apprezzato da Maksim Gorkij specie per il testo qui presentato, è riconosciuto, anche da chi lo considera un minore, quale imprescindibile cantore del mito della Finis Austriae, descritta da Zweig in Il mondo di ieri (Mondadori, 1994), un testo il cui titolo riassume l'essenza di un'epoca. Lettera di una sconosciuta narra la passione devota e assoluta di una giovane donna nei confronti di uno scrittore affermato, viziato dal successo, capace più di descrivere che vivere effettivamente i propri sentimenti. Solo leggendo la missiva, dalla quale apprenderà di avere generato un figlio in occasione di un fuggevole incontro, si renderà conto di questa delicata, costante, discreta devozione che porterà alla morte colei che gli scrive, incapace di sopravvivere alla morte del loro bambino. L'indiretta descrizione del suo freddo atteggiamento da dandy e l'atmosfera viennese della novella ricordano il breve dramma lirico Il folle e la morte di Hugo von Hofmannsthal, del 1893, con il suo protagonista Claudio, incapace di condividere davvero i sentimenti provati da chi gli è stato vicino. La magistrale riproposizione di quelle atmosfere da belle époque alcuni anni dopo la fine del primo conflitto mondiale, che per sempre le aveva distrutte, è un segno tangibile di quanto Stefan Zweig vi fosse intimamente e drammaticamente legato. Giorgio Kurschinski |
8 recensioni presenti. Media Voto: 4.75 / 5Umberto Mottola mottolau.buggiano@gmail.com (15-03-2012) Romanzo breve o racconto lungo scritto bene, struggente, tuttavia la tesi che il personaggio dello scrittore non ricosca la donna che da bambina abitava alla porta accanto e con cui per ben due volte, anche se a distanza di molti anni, ci è andato a letto, non regge. Perfino il vecchio domestico dello scrittore, Johann, la riconosce! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Loris (31-08-2011) Davvero bello questo racconto di Zweig, intenso e struggente. Alla fine viene da chiedersi quanto sia femminile questa passione totalizzante e (auto)distruttiva e quanto invece sia il frutto di un'immaginario maschile nella Vienna di Freud, agli albori della psicoanalisi. L'amore puro e incondizionato, capace di rinunciare al riconoscimento da parte dell'altro, si puo' ancora chiamare tale o diventa patologia? La scrittura elegante di Zweig porta il lettore in territori oscuri, lo mette di fronte a sentimenti di cui conserva forse il ricordo o la paura. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
jane (26-07-2011) Un "amour fou" che dura tutta la vita, come una malattia dell'anima. Meno drammatico di "Amok" ma ugualmente intenso. Ma come fa un uomo a penetrare così profondamente nelle pieghe più nascoste dell'animo femminile? Voto: 5 / 5 |  |  |  |
nadia (15-06-2011) Un racconto lieve, delicato, tenero eppure struggente. Consigliato. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
claudio (15-04-2010) Dopo aver letto Il Mondo di ieri, ho deciso di leggere tutto Zweig. Questo è il primo racconto ed è grandioso. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
LORENZO (13-01-2010) una carezza di sentimento, una scrittura lieve e forte, un incedere veloce. ottimo, davvero! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Daniela (23-12-2009) Un piccolo ma grande libro. Una storia che coinvolge e rapisce: un amore puro ed assoluto per un uomo un pò distratto. Bellissimo !!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
rubens carlruby@libero.it (21-12-2009) Il racconto si legge tutto d'un fiato; la prosa perfettamente limpida continua a scavare nel profondo dell'animo del protagonista, in questo caso una donna travolta per tutta la vita dal turbine della passione fino al tragico epilogo:alla fine si imprime nella memoria il ricordo di una figura femminile indimenticabile. Ci si chiede, ogni volta che si legge qualcosa di Zweig, grandissimo sia come saggista che come autore di racconti brevi, perchè non riscuota il successo che merita: lui è davvero uno dei più grandi scrittori del Novecento Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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