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Peake Mervyn - Via da Gormenghast | Quando, alla fine del secondo pannello della trilogia, il giovane Tito, signore di Gormenghast, trova la forza di strapparsi al suo reame, la cui bellezza si è ormai corrotta in cupa fatiscenza, le parole della madre - "Non esiste un altrove. Tutto conduce a Gormenghast" - sembrano richiudersi sulla sua fuga come una pietra tombale. Scoprirà che un altrove esiste, ma che è divorato non meno di Gormenghast dal Male: la città a cui approda è solcata dalle disumane meraviglie del controllo poliziesco - figure con l'elmetto che paiono scivolare sul terreno, sciami di velivoli senza pilota simili a equazioni di metallo, globi dalle viscere colorate quasi umane -, sottomessa a una scienza dispensatrice di morte. E nei cunicoli del Sottofiume vive una immane popolazione di reietti, fuggiaschi, falliti, mendicanti e cospiratori che non vedranno mai più la luce del sole. Scoprirà che al di là della sua nessun'altra realtà è per lui decifrabile, così come la sua è per gli altri inconcepibile: lontano da Gormenghast non c'è che l'ossessione del ricordo, e la follia. Dovrà, sorretto dall'aiuto di pochi - il gigantesco Musotorto, l'amorosa Giuna, i transfughi del Sottofiume Cancrello, Frombolo e Sbrago -, combattere, sfuggire a insidie, sottrarsi a ogni vincolo d'amore, amicizia e riconoscenza per conquistare l'unica verità che conti: "Era come una scheggia di pietra, ma dov'era la montagna dalla quale si era staccata?".
Ale_Buttero (20-05-2010) E' chiaramente un libro "incompleto" scritto a fatica, e non portato a termine, da un Peake ormai in balia di crolli nervosi determinati anche dall'avanzare del Parkinson. Tutto ciò che ha fatto innamorare i lettori, come me, dei primi due libri della triologia di Gormenghast rivive solo a sprazzi (magistrale la descrizione di Sottofiume) in un libro confuso, con troppi personaggi lasciati a se stessi e mai approfonditi (Tito incluso) ed una trama zoppicante.
Tanto onirismo se non delirio. Consigliato solo a chi ha già letto i due primi libri della triologia e vuole in ogni caso arrivare alla fine. Assolutamente sconsigliato a chi lo vorrebbe leggere come primo approccio alla triologia, il serio rischio è quello di allontanarsi da Gormenghast senza mai capirne la genialità e l'incredibile atmosfera. La sufficienza è in ogni caso d'obbligo ed un doveroso "onore delle armi" ad un grande autore ed una grande opera.
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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