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Narrativa italiana  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Mencaroni Gaia - La testa di Ale

La testa di Ale TitoloLa testa di Ale
AutoreMencaroni Gaia
Prezzo € 14,40
Dati2008, 168 p.
EditoreLampi di Stampa  (collana TuttiAUTORI)

Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 giorni lavorativi

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Descrizione
In tutto questo entrai per gioco, per un eccesso di euforia e di curiosità o forse solo di incoscienza o forse ancora per il gusto sottile dello smarrimento. Irresponsabilmente. Ingenuamente. E la realtà divenne complicati intrighi, labirinti inestricabili, vettori impazziti. Io fui dentro, disperata, sola, isolata, ma dentro, dentro la struttura, dentro questa oscurità impalpabile, dentro una vicenda di decadimento a cui volevo resistere, in nome di non so che cosa, in nome forse di un estremo e inconscio attaccamento alla vita. Una discesa lenta nell'Italia dei co.pro, un impiego che è solo una pausa lavorativa allo stato di disoccupato, una finta cuoca in Germania, studiosi a corto di idee, un potere intangibile e dominante, mentre la parola cercherà di salvare la testa di Ale.

I vostri commenti
18 recensioni presenti.  Media Voto: 4.61 / 5

andrea (02-03-2009)
Ho studiato a Pisa e grazie alla segnalazione di un’amica ho letto la testa di Ale. Non conosco l’ambiente universitario perugino, tuttavia in questo romanzo ho ritrovato molti dei miei docenti pisani, in modo particolare il più nazionale, quello ormai presente in ogni ateneo è Manuela Novelli, la moglie di…, l’amante di….: ovvero la studentessa bella e diligente che vende, in un vero e proprio patto demoniaco, la propria giovinezza al vecchio docente in cambio di una luminosa carriera accademica. Questo libro non interessa soltanto i pochissimi forse in qualche modo coinvolti (in riferimento al commento precedente), ma tutto il mondo accademico italiano, perché la corruzione all’interno dei nostri atenei ha portato ad una involuzione nella ricerca italiana. Ciò che più di tutto incanta è la qualità della scrittura: ricercatezza dello stile, nell’agevolezza delle parole. Non sono un amico di Gaia Mencaroni, e pur capendo che un autore possa aver trovato ispirazione dalla propria vita, non mi interessa più di tanto, non cerco questo in un romanzo. So soltanto che ho divorato questo testo e non mi accadeva da tanto tempo: ho riso e pianto con questi personaggi, delineati in modo avvincente ed exempla della putrefazione del nostro infelice periodo. Mi dispiace per Maia, ma anch’io devo dare un voto alto, come “ai capolavori della letteratura italiana e straniera”.
Voto: 5 / 5
Maia (25-02-2009)
Sfiora la sufficienza ma non la raggiunge a parere mio, e non soltanto perchè il libro si presenta fastidiosamente pieno di refusi (di cui l'autrice non è certamente responsabile) ma perchè l' analisi comportamentale dei personaggi e la loro definizione psicologica sono di bassissima lega, in un testo in cui tali aspetti vorrebbero-dovrebbero invece essere centrali. Accenni di presuntuosa vanità e un testo dal contenuto molto povero ne fanno un romanzetto che può si e no interessare soltanto i pochissimi in qualche modo coinvolti (e cioè i personaggi cui si ispira a prenscindere che lo si neghi: per riconoscere nomi e cognomi storpiati in questo modo ci vuole davvero poca fantasia), perchè oltre a soddisfare pettegole curiosità questo libro non dona nulla. Anzi, paradossalmente usa la stessa arma che programmaticamente dice di odiare: il pettegolezzo. Temo che i commenti precedenti siano stati scritti da amici dell'autrice, in quanto questo è un libro a cui uno sconosciuto non darebbe mai 4 o 5 (su 5) come voto. Non scherziamo, se consideriamo i voti che qui in IBS vengono dati ai capolavori della letteratura italiana e straniera questa media di 4.75 fa sorridere: Gaia ha molti amici o forse, e più probabilmente, i personaggi del suo libro hanno molti interessati detrattori.
Voto: 2 / 5
martina (24-01-2009)
Ho iniziato a leggere “La testa di Ale” con un atteggiamento molto distaccato e un po’ prevenuto: appartengono al mondo accademico e un libro che mettesse alla berlina l’università, perché così avevo sentito dire, non mi entusiasmava per niente. Man mano che i capitoli si susseguivano, il mio interesse aumentava sempre di più e, quando l’ho terminato, ero dispiaciuta di dovermene distaccare. Una realtà, perché attualmente gli ambienti accademici sono divenuti crudeli e malvagi, raccontata con stile, capacità di coinvolgimento e profondità. Una storia che si fa leggere e che crea suspense, una penna originale e nuova: tanto realismo ma anche tanta elegia per un romanzo dagli insoliti piani di lettura. Assolutamente da leggere.
Voto: 4 / 5
carla (11-12-2008)
I personaggi de La Testa di Ale, sia quelli principali che i comprimari, sono tratteggiati con una maestria da farli "sentire" al lettore come raramente accade in un romanzo e le loro emozioni arrivano con una cristallina semplicità da far venire i brividi. L'ambientazione, l’università e soprattutto una Perugia e una Firenze misteriose, creano uno sfondo profondamente vivo e partecipe della vicenda. Lo stile narrativo è incalzante fin dall'inizio e la trama, pur nella sua complessità (i congegni corrotti e senza scrupoli del mondo universitario italiano), si snoda con un ritmo che non ammette soste, fino al termine, fino ai VERMI. Al lettore, chiudendo il libro al termine della lettura, rimane solo il dispiacere di averlo finito.
Voto: 4 / 5
Gabriele (05-11-2008)
Anch’io, come Roberta, ho letto e riletto La testa di Ale di Gaia Mencaroni, perché non potevo fare altrimenti, perché quei personaggi li ho già visti, perché anch’io ho tentato una carriera universitaria, anch’io ho fatto il servo per 10 anni in un dipartimento e poi ho visto uccidere i miei sogni con un esame già in partenza truccato. So quello che vuol dire uccidere la speranza da un potere troppo forte, incomprensibile e impalpabile, so quello che vuol dire essere nell’impossibilità di denunciare, perché tutto è apparentemente normale e causale: un esame, un vincitore. Mentre leggevo mi rivedevo in tanti di loro (in Giulio Carli, in Alessandro Antonelli, in Alberto e soprattutto in Giovanni) e rivedevo banchettare i miei ex-colleghi e i miei ex-professori, come scrive in modo notevole Gaia Mencaroni "sulle carcasse dei validi studenti, estrarre le cervella e vogliosi portarsele alla bocca". Straordinaria denuncia all'istituzione Università, ai poteri intangibili molto presenti nella vita accademica italiana e ad un sistema che vogliono farci credere NORMALE.
Voto: 5 / 5
Roberta (02-10-2008)
Ho letto il libro tutto d'un fiato, l'ho riletto una seconda volta perchè non potevo farne a meno. Ho immaginato le tue risate, i tuoi sguardi,le tue espressioni! La testa di Ale mi ha fatto ridere e piangere come pochissimi romanzi avevano fatto. Mi sono sentita in parte felice di essermene andata da Perugia e allontanata da quell'Università che mi sembra ci abbia solo ingannati; in parte disperata perchè non sarà affatto facile tornare a casa e accettare tutto il marciume e il degrado che continuerà a devastare la cara terra natia! Ho riconosciuto la passione sfrenata che tavolge e fa perdere sé stessi e il cammino quando ancora viviamo la vita come un gioco, salvo poi crescere di colpo, costretti dal dolore. Grazie Gaia, regalaci presto un'altra opera così!!!
Voto: 5 / 5
d. (23-09-2008)
La bellezza del libro, a mio parere, consiste nella qualità della scrittura, nella capacità di evocare sentimenti e immagini senza nominarli. Ironia, vivacità espressiva e freschezza accompagnano il lettore negli accenti di una narrazione che, se assume sfumature drammatiche e cupe, non tralascia mai i toni dell’elegia. È un libro forte, dove il degrado dei nostri insegnanti ci dà alla nausea, dove i trucchetti, gli intrallazzi e intrallazzini fanno apparire questi docenti universitari ridicoli e idioti. La tesi della Mencaroni è allucinante e purtroppo reale: il mondo accademico è fermo, il giro delle raccomandazioni lo ha distrutto e si è costretti, proprio per mancanza di idee, a mangiare la testa o le cervella dei validi, ma ingenui studenti. Un finale potente, amaro nel cieco brancolare del cuore. A Perugia, nel mondo accademico, ha fatto scandalo, ma nessuno è riuscito realmente a negare ciò che la Testa di Ale descrive.
Voto: 5 / 5
matteo (30-08-2008)
LA TESTA DI ALE è sicuramente la storia di un’esordiente con tutti i difetti e le conseguenze del caso, ma è un bel libro, una bella narrazione, una grande capacità di scrivere. La narrazione costruita come una spirale ricorda quella di Christa Wolf per quel flusso di sentimenti dal presente al passato e ancora al presente, è come se tutti fossimo a poche ore dalla nostra morte. Notevole prova per un debutto letterario. Lo consiglio.
Voto: 5 / 5
Valentina (01-08-2008)
L'ho appena finito di leggere e ancora non mi sono del tutto ripresa. Mi ha commosso: è un libro elegante, una lingua toccante e scritta davvero bene. Forti sono le descrizioni dei professori universitari, tagliente e spietata la narrazione della realtà lavorativa. Un piccolo capolavoro. Sicuramente da leggere.
Voto: 5 / 5
dbonni (31-07-2008)
Ho cercato a lungo un libro così e, senza saperlo, l’ho trovato vicino a me più di quanto potessi mai immaginare. L’attualità della trama, l’incalzante narrativa unita ad una esposizione secca, talvolta dolce, sicuramente ironica e fantasiosa, ne fanno un testo estremamente piacevole. Un libro da consigliare non solo ai laureati, ai masterizzandi, agli stagisti ed ai precari, ma anche ai quarantenni sulla via della rottamazione, ai pensionandi ed alla generalità tutta. Il libro ricicla, a condizione che, toccato il fondo, si abbiano ancora le forze per lasciare la cucina di ristorante lacustre. dbonni
Voto: 5 / 5
Caterina (30-07-2008)
Crudo, ironico senza essere lamentoso. Una capacità di osservazione spietata. Scorre benissimo. Da leggere.
Voto: 5 / 5
mina (19-07-2008)
Dopo romanzi che raccontano un mondo accademico e giovanile che in Italia non esiste, dopo racconti che fanno il verso al grande Andrea de Carlo, ma senza essere all’altezza, dopo opere prive di stile, con pessimo lessico e personaggi banali e odiosi, dopo libri che vincono premi prestigiosi, ma sono solo operazioni di marketing, era davvero tempo che qualcuno scrivesse qualcosa di diverso, di reale con uno stile molto affascinante, non per niente giovanilistico, con descrizioni crudeli e spietate. Lo consiglio a tutti quelli che hanno a che fare con un mondo lavorativo imbizzarrito e a quelli che hanno o che hanno avuto a che fare con un mondo universitario depravato e meschino. Da leggere, perché poetico, simbolico… ma troppo reale… e in più non per niente pubblicizzato. Ancora una cosa: per me Gaia Mencaroni tanto giovane non è.
Voto: 4 / 5
marco (16-07-2008)
Il romanzo di Gaia Mencaroni è scritto in uno stile intrigante, non convenzionale, ma nitido e lineare dove si riconoscono perfettamente le parole da cui partono le scosse per il lettore, le emozioni, le gioie, la rabbia e un generale senso di impotenza. Ci si affeziona ai personaggi (Giangiacomo Guelfi, Filippo Felice Tancini….), perché sono descritti in modo sublime: si ride delle loro della loro sciatteria e ci si indigna davanti alla loro inefficienza e alle loro bassezze. Incisivo quel voler alternare il quotidiano con la poesia, il simbolico con il reale. Anch’io ho frequentato l’università in Italia e anche io ho dei ricordi molto simili alla voce narrante: quel senso di depravazione e corruzione, quel voler non puntare in alto, ma prediligere i servi e i mediocri. Anch’io come la voce narrante ho lasciato l’Italia per vedermi riconoscere meriti che nel nostro paese non era possibile ottenere, se non dietro forti raccomandazione. Gaia Mencaroni è sicuramente giovane, ma la sua scrittura rivela una maturità: ogni aggettivo e parola sembra cadenzato e studiato in un gioco di sottrazione e addizione.
Voto: 5 / 5
Daria (22-06-2008)
Libro fresco e così reale da essere a tratti crudele. L'autrice scrive in modo non convenzionale, raccontando un mondo in cui - ahimè - i trentenni o giù di lì di oggi, possono facilmente immedesimarsi. Assolutamente da leggere.
Voto: 5 / 5
claudia (11-06-2008)
complimenti alla giovane scrittrice di perugia. hai una pagina su myspace? è possibile incontrarti ad una presentazione del tuo libro? il mondo che racconti è quello con cui in molti ci imbattiamo tutti i giorni.
Voto: 5 / 5
giorgio (11-06-2008)
alla ricerca di qualcosa che non si conosce più. quello che rimane è il profondo senso di vuoto di una generazione. schifati dalle raccomandazioni e dai meccanismi ormai assunti come normali che regolano la nostra società, non ci interessa invero neanche più farne parte. e allora non ci rimane che scrivere.
Voto: 4 / 5
Medea (02-06-2008)
Libro contemporaneo. Libro dei nostri tempi, della nostra generazione disillusa, stanca, privata di sogni e speranze. Senza speranza, almeno pare, finire questo racconto. Facile da leggere, scritto con armonia e un pizzico di amara ironia. Firmato : Una non perugina
Voto: 5 / 5
ang (15-05-2008)
È un bel libro. Forse mi è piaciuto, perché anch’io come la voce narrante frequento la Facoltà di Lettere e Filosofia a Perugia. Lo consiglio a tutti quelli che frequentano l’università, perché mette in luce la depravazione di certi professori, la loro mancanza di valori e il marcio che li/ci circonda. Nella narrazione questo senso di lerciume ingoia tutto e tutti. Alessandro è lo studente dotato, che si vedrà rubare il posto da Giulio, il mediocre, mentre la voce narrante cercherà di salvare la testa di ale. Lei stessa non è un eroe del tutto positivo, ma contemporaneo. Il finale molto poetico è senza scampo. Interessante la teoria dei microcosmi e dei macrocosmi.
Voto: 5 / 5

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