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Martini Claudio - Diecimila e cento giorni

Diecimila e cento giorni TitoloDiecimila e cento giorni
AutoreMartini Claudio
Prezzo € 13,00
Prezzi in altre valute
Dati2005, 228 p.
EditoreBesa  (collana Lune nuove)

Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 settimane

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Descrizione
Il ritratto di un'America latina in bilico tra emancipazione e oppressione secolare, al di fuori degli stereotipi e delle convenzioni abituali. Il ritratto di un'Italia sospesa tra benessere e marginalità nascosta.

I vostri commenti
12 recensioni presenti.  Media Voto: 4.83 / 5

Carla (25-03-2009)
E' un caleidoscopio di personaggi, situazioni, epoche, luoghi Diecimila e cento giorni, che a dispetto di tempo e spazio si intrecciano dando vita ad un affresco intenso e vivido di umanità e sogni, speranze e violenza, amore e amicizia. Un uomo senza coraggio che si rifugia nel cibo e uno studente contestatore che trova un destino e una motivazione dall'altra parte del mondo, una giovane donna ferita nel corpo e nell'anima da una guerra più grande di lei e una altrettanto ferita che cerca di vincere la superfiacialità della sua vita. L'Italia dei giorni nostri, il Kossovo martoriato dalla guerra del '99, l'America Latina che cresce dagli anni '70 agli anni '90. Ventisette anni di storia durante cui i protagonisti si perdono e si ritrovano, crescono e si confondono, tra le mura di casa, in un letto d'ospedale, nel Nicaragua dei sandinisti e nel Chiapas della rivolta zapatista, tra le macerie provocate fuori e dentro sè dalla violenza della guerra o dalla propria stupidità e fragilità. Un romanzo coinvolgente che non riesci ad abbandonare fino all'ultima pagina. Ci si affeziona ai personaggi, si soffre e si gioisce con loro. E cresce dentro, soprattutto, un grande e struggente desiderio di vederla davvero l'America Latina raccontata da Martini.
Voto: 5 / 5

eko (18-05-2006)
,,,è un libro che mi ha piacevolmente sconvolto e me sono rimasta sorpresa,,forse perchè tali suggestioni li provocano i libri dei punti di riferimento della Scrittura del calibro di kundera, hesse, marquez, allende,,,ma sono tuttavia convinta di una cosa semplicissima: l'autore nel tessere e dipanare le fila delle vite di ogni singolo personaggio ha saputo con grande maestrìa (o magica sensibilità,,,)saper dire come io stessa avrei voluto,ha saputo dare fiato alle cose nascoste e aleggianti,,,ha parlato a me,,a me sola,,,ma ognuno potrebbe dirlo.è questa fedeltà al principio dell'"universalità" che rende il libro scorrevole,,e assolutamente intellegibile,,avevo l'ansia di finirlo ma per lascirmi da esso definire,,,un libro è un pò così quando funziona: t'accompagna tendendo davanti ai tuoi passi un lumicino,,,oppure da sostanza alle tue scelte,,, questo è un romanzo che di cuore ho consigliato ai miei piu cari amici,,,
Voto: 5 / 5

Irene (12-05-2006)
Diecimila e cento giorni di Claudio Martini è un libro scritto con razionalità e passione. Il romanzo è strutturato in quattro parti: Emersione, immersione, navigazione, approdo, ognuna delle quali divisa in brevi capitoli. Stanno a significare l' emergere dei personaggi con le loro storie, l' immersione nel loro vissuto per cercare una stabilità, la navigazione, la parte più importante. Un viaggio metaforico e reale che, tra sofferenza, momenti di gioia, passi indietro e passi in avanti,li porterà all' approdo, in un arco di tempo lungo, appunto, diecimila e cento giorni, 27 anni, dal 1977 al 2004. L' esigenza di trovare l' equilibrio e un approdo lega i personaggi, molto diversi tra loro. Quasi tutti troveranno un buon approdo e questo, secondo me, è uno dei tratti positivi del romanzo in quanto, senza enfasi, spalanca orizzonti di speranza. Un romanzo "alto" per lo stile, per la forza della riflessione, per la fluidità della narrazione che stimola la lettura, per l' impegno civile e politico, nel senso nobile della parola.
Voto: 5 / 5

Esteriade (14-04-2006)
Non riesco a guardare i tuoi "Diecimila e cento giorni" col giusto distacco critico, neppure a distanza di un po' di tempo. Ci sono cascata dentro con entrambi i piedi. Adoro come descrivi i luoghi, questo lo sai già, e quando i luoghi ti cono cari, l'affetto passa da te e arriva a me che leggo, e senza capire perché, mi ritrovo non solo a vederli, ma a sentirli "vecchi luoghi", come mi appartenesse la tua stessa esperienza di averli visitati. Quello che mi ha colpito di più della tua storia è il sottile filo che lega tutti i personaggi, nessuno escluso, che è nella ricerca di un senso di appartenenza. "Buffo" che ognuno di loro finisca col sentirlo più vicino e possibile in luoghi lontani da quelli d'origine. La convergenza quasi magnetica che porta i protagonisti a ritrovarsi in una sorta di ombelico del mondo, quale sembra diventare l'America Latina, mi ha fatto riflettere molto. Dell'america latina conosco pochissimo, giusto qualcosa dello Yucatan, ma aveva affascinato anche me così tanto che nei quindici giorni passati lì, almeno una volta al giorno fantasticavo sull'idea di rimanerci. Potrei tentare un'interpretazione di quelle terre fuori dalle tue righe intrise di momenti storici, ma uscirei fuori tema. Mi ha fatto piacere però che il tuo libro mi abbia stimolato riflessioni anche su questo. La sensazione che ti avevo accennato di caleidoscopio, l'ho avuta fino alla fine. personaggi diversi, storie personali diverse, ma ognuno di loro porta una scheggia dell'altro, e il romanzo diventa una sorta di staffetta, con un arrivo al traguardo di massa. L'ho gustato a piccole dosi. Complimenti, e spero di avere presto un altro tuo libro da leggere tra le mani.
Voto: 4 / 5

Matrix (22-03-2006)
Mi sono avvicinato al libro con qualche pregiudizio. Amo molto il Chiapas e temevo di trovare una descrizione di maniera, superficiale e agiografica. Invece, il romanzo ne parla in modo netto e pulito, come la tappa finale di un percorso che inizia a Lima, in Perù, verso la fine degli anni '70 e prosegue attraverso il continente latinoamericano per 15 anni. Il protagonista matura e acquista consapevolezza durante il suo "viaggio". Dall'altra parte, c'è un'Italia segnata dalla frammentazione, dalla solitudine e dall'indifferenza, che sembra offrire poche possibilità di riscatto. Il romanzo mi è piaciuto molto, non si riesce a staccare gli occhi dal testo. La sua struttura fatta di brevi capitoli concatenati lo rende avvincente e fruibile.
Voto: 5 / 5

Ipanema (12-03-2006)
Sono rimasta attaccata alle storie personali. L'America Latina è un bello sfondo, un panorama affascinante che mi restituisce sensazioni e ricordi tenerissimi, ma non mi ha catturato come invece le storie personali dei personaggi che si alternano nel libro. Alcune più focalizzate di altre, alcune con un interesse quasi ingordo, altre meno. La storia del protagonista di cui si saprà il nome solo alla fine, è quella che mi ha attanagliato alla poltrona. Bellissimo il suo percorso, incantevole e vera, tremendamente vera la sua storia d'amore con Consuelo. Anche gli amici che di tanto in tanto fanno capolino sul cornicione della sua storia e le loro vicissitudini, sono intriganti e tremendamente reali. Marco e Ale per esempio, e il loro incontrarsi per un momento, legati soprattutto al ricordo di un amico che in fondo apparirà quasi di sfuggita nelle loro vite, per poi allontanarsi nuovamente verso ognuno le proprie scelte, il proprio destino. La storia di Riccardo e di Fatima mi ha coinvolta di meno. Forse perché Fatima risalta nel libro esattamente come si muove nelle varie scene: in punta di piedi, eterea, silenziosa, una presenza discreta che viene calpestata forse proprio perché non irrompe, non pretende, non si fa notare. Riccardo è forse più vivido, nella sua bulimia, nel suo dolore per la perdita dell'amore di Simona consumato a suon di cibo e di ansia. Stranamente Simona, a cui è dedicato non molto spazio, mi è risultata più presente, più irruente con il suo egoismo e la sua vanità poi devastati dall'incidente e dal suo qualunquismo. Stupenda la scelta di non dare il nome al protagonista narrante, ma di suggerirlo solo alla fine, quasi la risposta a tutte le domande che comunque da lettore mi sono fatta fino alla fine. Sono pagine di scrittura asciutta e senza ridondanza, ma con una carica poetica in ogni descrizione di posti, senzazioni, gesti così forte da lasciare lievemente turbati a pensare, a ricordare e a mandare a mente. Un bel libro, davvero.
Voto: 5 / 5

ipanema (08-03-2006)
E' il romanzo di uno scrittore che sa scrutare nell'animo delle persone e descriverne le pesonalità in maniera accurata, dettagliata. Le piccole abitudini, le manie, i gesti quotidiani di ognuno fanno uscire ogni personaggio dalle pagine e sembra quasi di poter stringere loro la mano e salutandoli riceverne in cambio una risposta. Sono pagine di scrittura asciutta e senza ridondanza, ma con una carica poetica in ogni descrizione di posti, senzazioni, gesti così forte da lasciare lievemente turbati a pensare, a ricordare e a mandare a mente. Anche l'uso di certe parole forti, e certe descrizioni si diluiscono nella poetica sicurezza di uno scrivere svelto, rapido ma puntuale e onesto. Davvero un bel libro.
Voto: 5 / 5

Giorgio Marchesi (04-03-2006)
Ho saputo del romanzo "Diecimila e cento giorni" tramite un forum di letteratura. Mi aveva incuriosito il riferimento al EZLN (Esercito Zapatista de Liberacion Nacional) e al Chiapas. Dopo una ricerca laboriosa, ho reperito il libro e devo dire che mi ha appassionato. Non c'è solo il Chiapas, ma due vicende che si snodano in parallelo, una nell'italia di oggi, l'altra nell'America Latina degli anni settanta, ottanta e novanta. Il taglio del romanzo è "cinematografico", brevi scene alternate descritte in modo secco e incisivo. Mi è piaciuta particolarmente la ricerca di vita e identità dei personaggi, una costante del libro.
Voto: 5 / 5

Luciano Pagano (26-02-2006)
Claudio Martini, con "Diecimila e cento giorni" è al suo esordio di respiro, con un romanzo la cui storia abbraccia un arco di tempo di ventisette anni - i diecimila e cento giorni cui fa riferimento il titolo del romanzo – snodandosi tra Bologna e il Perù, la Bolivia e poi il Nicaragua e il Kosovo. In questo suo primo romanzo le storie si intrecciano in parallelo, un botta risposta essenziale in cui la narrazione è lo specchio dei tempi, lo scenario è la mutazione politica e sociale del nostro paese, dagli anni ’70 a oggi, con un inedito punto di vista esterno, dall’ America Latina, dove la vitalità dei protagonisti ‘impegnati’ in quella zona stride con l’abulia di Riccardo, il primo personaggio che fa comparsa sulla scena del romanzo, bulimico, in piedi su una bilancia elettronica. Non siamo alle prese con un romanzo che approfitta di piccole storie individuali per riflettere il mutamento; la freschezza di personaggi come Consuelo o Fatima, denotano un interesse identico per i caratteri e per il contesto. E’ difficile non immedesimarsi nei personaggi. La prima scena, come accennato, vede Riccardo, insoddisfatto della routine, pesarsi: la bilancia è implacabile, 112.4k, metafora che certifica la pesantezza di un’esistenza che raggiungerà il suo culmine negativo a Napoli, nella stanza di un hotel di lusso, con un tentativo di suicidio ridicolo per gli esiti ma altrettanto denso di significato per gli esiti in termini di svolta esistenziale. Diversi gli spunti interessanti che provengono dalla professione e gli interessi di Claudio Martini, che trasfonde in uno dei personaggi (l’unico che parla in prima persona) elementi autobiografici (l’interesse per l’emancipazione politica ed economica di zone potenzialmente ricche di risorse in America Latina, l’EZLN). Emerge una costante, quella di un ‘viaggio’ che tutti i personaggi coinvolti nella narrazione sperimenteranno su se stessi, fino al capodanno del 1994, giorno nel quale ognuno di loro verrà colto nel suo personale "approdo". Luciano Pagano
Voto: 5 / 5

ambra (26-02-2006)
Due strade parallele: quella privata, della quotidianità, dei paesaggi fisici, spirituali, nonché velatamente morali, all’intimo, alle immagini di una memoria concreta che cerca il congruo nel vuoto, quel vuoto nel quale fluttua, e ancora l’intellighenthia e i riferimenti storici e culturali dove le domande dell’esistere e dell’essere esistito cercano risposte, o forse no… Romanzo metafisico? Intellettuale? Il ripetuto identificarsi del narratore con i nomi, le situazioni storiche e la cultura dove il sentimento è usato come irruzione di nostalgia, ritorni, vittoria dell’emozione, confessione; il corpo, simbolo forse di decadenza, è metafora? il credo, l’ideologia, la verità o le verità si consumano man mano che il corpo del protagonista si gonfia fino a non riconoscersi, fino a disconoscersi, fino ad annullare la complicità ? oppure cresce, senza perdere la verità, in un significato più universale. Identità tra sogno e realtà, ripetizione possibile, possibilità, il destino. Domande su cui riflettere “Diecimila e cento giorni”, storia nella storia, una parabola dove l’ultraismo giovanile soccombe(?)o subentra il disincanto, il cadere di castelli che lasciano il posto all’emozione proustiana del tempo ritrovato nel giardino della giovinezza. Luoghi, strade, case, persone e fantasmi del presente e del passato, immagini, spazi della memoria commossa (o mossa?) e creatrice. Un luogo, l’America latina, presta alla mente metafore dell’esistere, insieme fisico e immaginario. Babele di emozioni, , avventure sognate o semplicemente caleidoscopio di apparenze?
Voto: 4 / 5

Andrea Domizi (23-02-2006)
Molto bello il romanzo di Martini. E' il ritratto di un'intera generazione, colta in momenti diversi del suo sviluppo. Dal 1977 ai giorni nostri il libro si dipana fluido, intrecciando vicende private con eventi che hanno colpito l'immaginario collettivo (il movimento di Bologna, la rivoluzione sandinista, la sollevazione dei zapatisti in Chiapas, Messico). L' America Latina è la cornice -storica e insieme antropologica- della narrazione, è un territorio che offre ai protagonisti nuovi cieli e nuove possibilità di vita e di riscatto. Lo stile è nitido e incisivo, la scansione narrativa è ingegnosa.
Voto: 5 / 5

yamina (19-02-2006)
Ho apprezzato le storie, i contenuti, ls scrittura vivace. La struttura del romanzo, il ritmo variabile che rende le singole storie e le descrizioni interiori realistiche e coinvolgenti, offrono una lettura vivida. Mi è piaciuto il modo in cui sono sviluppate le storie di Riccardo e Fatima, caratterizzate da uno stile egregiamente adeguato alle loro personalità, ai loro disagi dai quali cercano, gradatamente, di uscire. Ho trovato molto belli i discorsi interiori di Consuelo e la progressiva evoluzione dello studente (quest'ultimo narrato in prima persona; una tecnica originale e senz'altro ben riuscita). Quattro personaggi principali, molti altri che fanno da cornice al racconto di una generazione. Non credo sia facile intrecciare persone, luoghi, fatti storici, in diecimila e cento giorni senza annoiare o cadere in contenuti piatti. Gli anni di piombo, la lotta dei Paesi dell'America Latina, la "pulizia etnica", la ricerca di maggior ricchezza spirituale, il desiderio di raggiungere "un senso", quindi un approdo. Dopo un'immersione sofferta, un'emersione difficile, una navigazione tenace (intercalata da momenti di abbandono che ben descrivono conflitti interiori), il rommanzo si conclude con l'approdo dei protagonisti. Un approdo che lascia, comunque, sia al romanzo che al lettore, la consapevolezza che mai nulla è un traguardo. La navigazione continua, anche nell'immaginario del lettore. Questo mi sembra un pregio non trascurabile. L'alta qualità del romanzo è indubbia.
Voto: 5 / 5

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