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Terzani Staude Angela - Giorni giapponesi

Giorni giapponesi TitoloGiorni giapponesi
AutoreTerzani Staude Angela
Prezzo
Sconto 15%
€ 7,65
(Prezzo di copertina € 9,00 Risparmio € 1,35)
Dati2009, X-326 p., brossura, 6 ed.
EditoreTEA  (collana Tea Avventure)

Disponibilita immediata
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Descrizione
Frutto di cinque anni intensi di vita, lavoro ed esperienze, il diario giapponese di Angela Terzani Staude ci offre la straordinaria opportunità di osservare "dall'interno" i complessi meccanismi della società nipponica contemporanea, di tentare di scoprire cosa si nasconde sotto un'apparenza tanto affascinante quanto impenetrabile. I piccoli e grandi problemi della vita quotidiana si alternano ai momenti "ufficiali", i viaggi nei luoghi della natura e della storia alle frequentazioni di quelli del potere, in una sorta di avvincente vagabondaggio nello spazio e nel tempo, tra continue scoperte, incontri, visite, letture, felici intuizioni e riflessioni profonde.

I vostri commenti
15 recensioni presenti.  Media Voto: 2.86 / 5

mr___x (19-02-2010)
libro di singolare bruttezza e plumbea noiosità: chi per principio finisce i libri che comincia è qui sottoposto ad una dura prova. le pecche del libro sono troppe per elencarle in poche righe. in sintesi: la moglie di terzani elenca e ribadisce con sprezzante acredine per 300 e rotte pagine i quattro superficiali pregiudizi e stereotipi su giappone e giapponesi con cui è arrivata a tokio e con cui dopo cinque anni di permanenza se ne riparte. esperienze dirette zero (si tratta sempre di banalità o di aneddoti riportati o di si dice o di osservazioni oracolari del terzani marito) osservazioni o narrazioni originali zero (peraltro l'autrice non si schioda praticamente mai da tokio) curiosità intellettuale zero voglia di capire zero apertura ad altra cultura zero. la terzani non capisce il giappone e pertanto decide che non c'è niente da capire: il giappone è il vuoto (morale intellettuale culturale di valori, estetico ecc. ecc.). Alcuni momenti di grande comicità involontaria (esempio: l'autrice - italo tedesca - si scandalizza enormemente per la mafia locale o la corruzione politica oppure per il militarismo ed crimini di guerra nipponici) sono oscurati dalla totale monotonia del testo dal continuo tono di acre disprezzo e dalle frequenti osservazioni xenofobe e razziste. Di un qualche interesse storico l'ossessione per il pericolo giapponese – molto destra usa anni '80 - che dovrebbe fare riflettere sulla fondatezza dei periodici allarmismi sollevati più o meno interessatamente da questo o da quello.
Voto: 1 / 5
matteo (13-02-2010)
Un libro scritto da parte dell'autore pieno di preconcetti verso il giappone e racconta di una vita giapponese fatta di incontri con persone importanti e stranieri tutti d'accordo di quanto sia brutto vivere in giappone,penso che se un giapponese leggesse questo libro si sentirebbe veramente offeso,parla dei giapponesi come degli esseri vuoti senza storia e l'unico valore che hanno è quello di consumare e con l'intenzione di comprare il mondo e farlo succube dello yen all'epoca molto forte senza tenere conto degli altri popoli,ma io vorrei dire prima di giudicare gli altri si è guardata in casa propia. Un libro irritante e assolutamente non rispecchia il vero giappone forse uno dei pochi popoli al mondo che nonostante lo sviluppo cerca di tenere le propie tradizione e cultura,sembra il diario di una ragazzina 18 enne viziata che và per un periodo di tempo in un paese estero per uno scambio e giudica tutto il diverso male perchè gli manca casa. con tutto rispetto per i voti positivi ma non riesco a capire come possiate trovare bello e interessante questo libro,probabilmente perchè siete ignoranti(nel senso buono)sul Giappone Saluti matteo
Voto: 1 / 5
luca (08-09-2006)
Davvero un buon libro, descrizoni non superficiali , non certo adatto per il turista per caso.Ci abito da 5 anni in Giappone (ma puo' non vuol dire niente o tutto). Dopo aver letto il bellissimo "Shadows of the Rising Sun: a Critical View of the Japanese Miracle" di Jared Taylor e "Dogs and demons" di Alex Kerr mi sono trovato completamente d'accordo con il libro della scrittrice italotedesca. Libro consigliatissimo.Molti temi non sono datati, anzi.Amo il Giappone ma odio gli italiani che perdono la loro identita' culturale scimiottando i giapponesi in modo incredibile. Dall'isola di kyushu con affetto....
Voto: 4 / 5
Pippomix (06-09-2006)
Un resoconto incredibilmente accattivante di un paese affascinante e controverso. L'opera è abbastanza datata poichè l'epoca descritta è quella della grande espansione economica giapponese, quella del Giappone aggressivo, leggermente xenofobo, presuntuoso, un'epoca che è scemata via col tempo lasciandoci alle prese con un paese sempre tenacemente egoista ma anche più "amalgamato" negli influssi culturali occidentali. Quello che gli stessi giapponesi descrivono come un gigante economico ma un nano politico. Per conoscenza personale del posto posso dire che molte delle affermazioni della Staude sono condivisibili ma credo che la sua voglia di stilizzare e gonfiare il tutto abbia portato l'autrice a tracciare un resoconto lievemente esagerato e un pò in malafede. Il Giappone non è la vacuità fatta nazione o quantomeno non lo è più degli altri paesi del mondo; il Giappone è un paese atipico, forse, certamente straniante, ricolmo di bellezze paesaggistiche come di metropoli grigie e deprimenti ma è anche l'unico posto al mondo in cui il culto della collettività funziona...e paradossalmente nel senso opposto in cui lo immaginavano Marx o Lenin! Il libro, ad ogni modo, lo consiglio perchè molti dei suoi paradossi sono realtà che incuriosicono molto e non mancano di lasciare il segno.
Voto: 4 / 5
Marco (05-07-2006)
Io abito in Giapppne da quasi otto anni e devo dire che questo saggio e` di una superficialita` imbarazzante. A cominciare dal fatto che le poche parole giapponesi citate sono sbagliate, per continuare con l'assoluta mancanza di aggiornamento del testo: siamo nel 2006! Angela Terzani Staude descrive un micromondo che sta tutto dentro Tokyo, fatto da funzionari o mogli di funzionari e ci comunica delle verita` rivelategli da misteriosi ricercatori o giornalisti stranieri. Irrita poi il continuo uso di paragoni con l'Italia e l'occidente che spesso suonano falsi e superficiali.
Voto: 1 / 5
Andrea lomujohna@hotmail.com (15-04-2006)
Spesso le recensioni discordanti nascondono l'effettivo valore di un libro annacquandolo con giudizi loro si superficiali. L'esperienza dell'autrice, non limitata da paraocchi o banali esperienze otaku derivanti dalla lettura di anime, manga o dalla visione di un qualsiasi dorama, rende estremamente piacevole la lettura, il confronto continuo con realta' asiatiche e' stimolante soprattutto se rapportato allo sviluppo folle della Cina predetto (e temuto dai giapponesi) nelle ultime pagine del libro. Ricercare negli aspetti quotidiani la storia di una nazione, le sue radici profonde, fuggire da quanto e' palesemente artefatto non possono essere puntelli sui quali fondare una critica all'autrice, il tema e' la vita quotidiana, non la vacanza di una settimana che ti fa apparire gradevole anche la cacofonia di akihabara. Il ritratto della cosiddetta "gabbia" che condiziona il comportamento di ogni singolo individuo e' inquietante ma effettivamente riscontrabile in chiunque abbia avuto modo di confrontarsi con la societa' giapponese. Frasi come "non avrebbe mai potuto capire il giappone" fra i vari commenti fanno sorridere, probabilmente neppure i giapponesi riescono a comprendere la propria esistenza.
Voto: 5 / 5
Elena (13-03-2006)
Concetti semplici, adatto a chi non conosce il Giappone, da un'idea di cosa si incontrerà una volta sul posto, se non ti passa la voglia di andarci! a volte dà descrizioni molto crude, realista, ma confido nelle sensazioni della Staude, in quanto ho riscontrato pensieri che affiorano anche nei libri del marito Terzani; il libro mostra i lati sia belli che brutti del Giappone e dei giapponesi..ma come in tutte le cose abbiamo l'altra faccia della medaglia!!
Voto: 3 / 5
Vito (17-01-2006)
Scritto da un'autrice che evidentemente ha idee molto superficiali e piene di preconcetti sulla vita giapponese. Non riesce ad offrire una visione obiettiva e reale sulla società giapponese. Per fortuna non costa molto.
Voto: 1 / 5
Azusa sarapiras@yahoo.it (28-06-2005)
Superficiale in maniera sorprendente.
Voto: 1 / 5
lara l.baldessari@inwind.it (02-12-2004)
Sicuramente è un libro interessante da leggere perchè racconta la vita quotidiana in una società per molti aspetti molto lontana dalla nostra, proprio per questa lontananza però credo che l'autrice non abbia saputo apprezzare la bellezza di tal differenze; certo alcuni aspetti che emergono della cultura giapponese sono negativi, come porre l'interesse dell'individuo singolo molto al di sotto del bene comune ma credo che ciò debba essere in parte giustificato dalle congiunture storiche vissute da un paese rimasto per secoli nell'isolamento che fino a 50 anni fa in tutta la sua storia non aveva mai conosciuto la sconfitta bellica e che dall'ultima guerra mondiale è uscito sconvolto e distrutto. I giapponesi sono cinici e senza cuore? Io credo siano piuttosto da lodare per il loro spirito di sacrificio e per la forza che hanno dimostrato nel reagire alle loro sventure.
Voto: 3 / 5
Laura C c_laurac@hotmail.com (01-06-2004)
Sto leggendo questo libro, e mi pare interessantissimo ma non so se vi e' mai capitato di leggere un libro in cui chi lo scrive vi ispira una antipatia totale e vorreste che si limitasse a raccontare standosene un poco zitta con i suoi commenti. Tutto cio' che per lei e' negativo nel giappone (perche' se non s'e' capito questo e' un libro contro il Giappone) io lo trovo meraviglioso, la scrittrice e' visibilmente piena di preconcetti, il giappone non si conforma a come dovrebbe essere secondo lei: un posto dove passato e futuro si fondono gli uni negli altri e dove la civilta' passata e il mondo interiore non siano annichiliti da progresso. Cosi' non e', e quindi lei critica tutto quello che non collima con cio' che secondo lei dovrebbe essere. Un esempio a caso, descrive il paradiso dell'elettronica di Tokyo, le luci, i negozi straripanti e ragazze col microfono che invitano all'acquisto... e io con gli occhi luccicanti che la sto invidiando da impazzire, e lei conclude: un inferno, ho preso la prima aspirapolvere e sono scappata via. A quel punto mi viene quasi da piangere :-)) non ci posso credere, non avrebbe mai potuto capire il giappone, lo critica solo perche' non si conforma all'idea che si era fatta o che lei ritiene giusta. Non so se riusciro a finire il libro, perche' con questo tipo di commenti mi viene da scagliarlo contro il muro per la rabbia :-)))
Voto: 1 / 5
Pelliccioni Giulio lavitaebella@msb.biglobe.ne.jp (29-06-2003)
Sono un italiano e vivo qui in Giappone da otto anni.E' un libro che avevo in mente di scrivere,ma vedo che l'autrice mi ha gia' preceduto da un bel pezzo. E' stato una vera tortura leggerlo, nel senso che narrava per filo e per segno cio' che dall'inizio ho provato e non smetto di provare tutti i giorni. L'autrice ha "sentito parlare" di certi fatti, e questo potrebbe causare delle perplessita' in qualche lettore che non si sia ancora avventurato nel Sol levante. La Signora Terzani e' stata fin troppo compassionevole, secondo me. Un piccolo episodio personale, fra le diecine di migliaia che ho ma che esprimono lo stesso concetto di tremenda alienazione che si prova. Io lavoravo e lavoro nel campo della gioielleria (e come in vero dice la Signora Terzani, il miglior amico delle giapponesi e' il diamante). Si deve andare in giro per tutto il giappone a vendere i propri prodotti in mostre mercato. Il tal giorno mia moglie (che e' giapponese e li odia a tal punto che non l'ho mai vista in kimono)ha cominciato ad avere le doglie della nostra prima bambina. "Fatemi rientrare, che le voglio stare vicino" dissi alla moglie del capo sperando una qualche comprensione. La risposta avuta e' stata :"sai che ci sono delle iniezioni per far ritardare il parto. Fagliela fare e fra tre giorni finita la mostra, potrai rientrare tranquillamente". Rientrato, diedi le dimissioni e per fortuna vidi nascere mia figlia. I giapponesi, oltre a cementificare il proprio paese, lo hanno fatto anche col proprio cuore. C'e' veramente da stare in guardia, se non vogliamo un futuro come il loro, ovvero il nulla mascherato a carnevale.Penso che il mio soggiorno non durera' molto piu' a lungo. E' come vedere un futuro in cui non vorresti mai cadere. C'e qualcuno che ricorda il film "La fuga di Logan?" Be' e' cosi', tutti sacrificati per il dio Japan.E tutti felici e contenti.
Voto: 5 / 5
Gian Luca Biglia chinatown@libero.it (12-09-2002)
E' un interessante resoconto di una lunga esperienza in un paese, il Giappone, che, per quanto occidentalizzato e globalizzato, è ancora tanto diverso, quasi fino all'assurdo per noi italiani, e alla fine ci incuriosisce a tal punto da farci venir voglia di andare a visitarlo. Da leggere per chi ama viaggiare e conoscere, anche attraverso l'altrui esperienza, popoli diversi.
Voto: 5 / 5
Sandra (29-08-2002)
Ho vissuto e lavorato alcuni mesi a Tokyo nel 1992. Ho trovato il libro eccessivamente "schierato". E' possibile che niente di questo popolo e di questo paese sia rimasto nel cuore della signora Staude? Se guardiamo con gli stessi occhi la vita metropolitana delle capitali occidentali, non troviamo lo stesso degrado? Mi sarei aspettata da una "Terzani" un giudizio più obiettivo. Sto leggendo "giorni cinesi" che già dalle prime pagine lascia trasparire l'amore per la cultura della "terra di mezzo". Forse vivere in Giappone dopo essersi innamorata della Cina l'ha portata a vedere questo paese col filtro del paragone con quello che aveva lasciato?
Voto: 3 / 5
Mara Gasbarrone (29-07-2002)
Ho visitato il Giappone circa dieci anni fa, quindi immediatamente dopo che Angela Terzani Staude lo ha lasciato. Mi sono trovata molto d'accordo su due valutazioni, che il libro documenta con interessanti particolari: la "bruttezza" del Giappone, e la mancanza di un'etica da parte dei giapponesi. Il Giappone non era brutto, ma lo è diventato, perché tutte le cose "vecchie" sono state distrutte, o dalle bombe dell'ultima guerra, o dagli stessi giapponesi, che preferiscono case e città nuove, e quindi per noi - abituati al fascino dei centri storici della vecchia europa - assolutamente anonime. Quanto al secondo aspetto, la mancanza di un'etica individuale deriva indubbiamente dal fatto che l'individuo non conta niente da solo, ma solo come parte di un gruppo (l'azienda per cui lavora, il Giappone stesso, certo non l'umanità, perché l'universalismo non c'è nella cultura giapponese). Ma soprattutto - nel mio breve viaggio - io ho provato un senso di assoluto spaesamento per non poter condividere con nessuno alcuni elementi di fondo della cultura europea : la rivoluzione francese, il marxismo, il cristianesimo, che lì non ci sono mai stati, mentre hanno impregnato la cultura di mezzo mondo, anche di chi poi li rifiuta. Insomma, ne sono ritornata più affezionata di prima alle mie radici europee. Nel libro ho ritrovato queste impressioni.
Voto: 5 / 5

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