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Caruso Alfio - Italiani dovete morire | Il volume ripercorre l'orrendo massacro perpetrato dalla Wehrmacht contro la divisione Acqui nell'isola di Cefalonia, all'indomani dell'armistizio che l'8 settembre 1943 lasciò l'esercito italiano abbandonato a se stesso. Nelle battaglie morirono 9406 soldati: oltre 1300 caddero durante gli accaniti combattimenti che si svilupparono in tutta l'isola, in particolare tra il 15 e il 22 settembre, oltre 5000 vennero passati per le armi o fucilati dopo la resa, altri 3000, fatti prigionieri, scomparvero in mare a bordo di tre navi che urtarono delle mine.
6 recensioni presenti. Media Voto: 4.83 / 5Giovanni 10.10.207 (10-10-2007) Il 2 giugno 2007 a Isola del LIRI è stato intitolato un giardino pubblico a nome di mio zio Salvatore che il giorno 13.09.1943 all'età di 22 anni è stato ucciso "in Argostoli (Cefalonia) dai tedeschi con colpi di meitra" così viene riportato sui documenti gestiti dal Museo storico della Guardia di Finanza. Ho iniziato a leggere il libro proprio 64 anni dopo la sua uccisione e non nascondo che l'ho letto con la commozione per l'atrocità che i tedeschi hanno scatenato contro i nostri soldati.Mi complimento con l'autore per avermi dato la possibilità di conoscere questa pagina di storia che purtroppo non è conosciuta molto. Toccante è la seguente frase: " TANTI ANNI FA, QUAND'ERO BAMBINO, OGNI VOLTA CHE SCOPPIAVA UN INCENDIO E S'ALZAVA IL FUMO, MIO PADRE DICEVA CHE LA ACQUI STAVA SALENDO IN CIELO." Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Gianmarco (28-09-2007) E' ora che queste cose appaiano anche sui libri di scuola! Saremo anche un popolo di dissacratori della patria, ma visto che ci riteniamo tanto "umani" e dotati di buon cuore, anche se non vogliamo difendere i colori della nostra bandiera, difendiamo almeno quelli dell'umanità. Sostengo e sosterrò sempre quegli storici e quegli scrittori che disseppelliscono ciò che le "convenzioni" sotterrano. Viva l'Italia!
Evviva chi é morto per la nostra libertà, anche quella di scrivere serenamente ciò che vogliamo su questo sito internet! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
roberto cocchis roberto.cocchis@tin.it (22-07-2005) Prima di questo libro, si poteva sapere qualcosa della Acqui solo attraverso fonti di qualità, ma giocoforza incomplete, come il romanzo di Marcello Venturi e le memorie di padre Formato (difficili poi da reperire: io li ho trovati entrambi sulle bancarelle). Caruso ha scritto il primo vero contributo sistematico sull'argomento. Certo, l'impostazione non è quella tipica da storico militare (come p.es. quelli inglesi), lucida asettica e chirurgica, ma ciò che in certi punti appare quasi troppo caricato, non è così per gratuito sentimentalismo o retorica politicamente corretta. Potrà apparire eccessivo, ad alcuni, lo sforzo di ricordare sistematicamente, là dove possibile, i nomi, i cognomi, la provenienza dei protagonisti (se ci fosse abbastanza spazio, credo che Caruso ricorderebbe ogni singolo soldato), ma è tuttavia necessario, per disseppellire definitivamente questi uomini (per i quali non sarebbe esagerato affermare che l'intero popolo italiano dovrebbe idealmente portare il lutto) da un oblio più definitivo della morte cui furono condannati, per oltre mezzo secolo, dalla necessità di non offendere il "nemico" poi ridivenuto "alleato" (come se i tedeschi fossero soltanto gli ex nazisti ripuliti e non i personaggi come Heinrich Boll, Bonhoeffer, i ragazzi della Rosa Bianca e altri eroi capaci di riscattare almeno in parte la spaventosa abiezione raggiunta dal loro popolo). Infine, Caruso inchioda senza mezzi termini alle loro responsabilità i vertici dell'esercito: quei generali cortigiani che dovevano la posizione più alle parentele che alla capacità, buoni solo a farsi belli di fronte a una monarchia parassitaria come poche (di cui, almeno, in mezzo a tanti problemi irrisolti, siamo riusciti a disfarci col referendum del '46). Voto: 5 / 5 |  |  |  |
antonio (09-09-2004) Che triste arrivare a 35 anni, dopo avere studiato dalle elementari all'università, e conoscere solo adesso una pagina di storia così importante del nostro Paese. Che triste questa Italia senza una leadership efficiente ed efficace. Ma io mi chiedo, "Abbiamo mai avuto dei leader capaci?". Leggendo questo libro ho purtroppo avuto modo di scoprire che per alcune cose poco è cambiato. Per fortuna ai giorni nostri siamo parte di un sistema regionale e globale per cui certi disastri, da soli con le nostre mani, non possiamo più fare in modo che accadano. Spero che questo libro sia stato letto anche da coloro che hanno taciuto la verità, o contribuito a tenerla insabbiata per 60 anni. Grazie Alfio Caruso Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giuseppe B. (09-04-2004) Un libro di storia, un romanzo che commuove. Forse non servirà a redimere gli italiani dall'inveterata accusa di codardia e incoerenza, ma mette in luce una qualità indiscussa degli abitanti dello stivale: la generosità e il senso di fratellanza. Vero Bossi? Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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