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Rankin Ian - Morte grezza |
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Titolo | Morte grezza |
| Autore | Rankin Ian | | Prezzo |
€ 8,60 |  | | Dati | 2007, 526 p., brossura, 2 ed. | | Traduttore | Rusconi A. |
| Editore | TEA
(collana Teadue) |
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| Pochi ricorderanno Bible John, il serial killer che a Glasgow tra gli anni Sessanta e Settanta uccise tre donne e non venne mai catturato. E invece c'è qualcuno che non soltanto lo ricorda benissimo, ma sta anche cercando di emularlo. Un caso che sarebbe perfetto per l'ispettore John Rebus se, dopo un diverbio con un superiore, non fosse stato relegato in uno dei quartieri più periferici di Edimburgo a investigare sull'inspiegabile morte di un petroliere in pensione.
| La recensione de L'Indice |

Come nelle storie precedenti, l'ispettore scozzese Rebus si trova ad affrontare più di un'indagine, oltre a quella su una morte misteriosa accaduta nel sordido quartiere dove è stato trasferito come in un purgatorio. L'ostinata insoddisfazione di Rebus infatti lo costringe non solo a dubitare delle apparenze di quell'atroce suicidio, ma a coltivare un'ossessione privata intorno a due serie di assassini, una risalente alla fine degli anni sessanta, ma mai risolta, e una più recente talmente somigliante alla prima da far pensare a una deliberata emulazione. E non basta: riemerge dal passato anche un suo successo di poliziotto alle prime armi, offuscato però da ombre che lui per primo non è mai riuscito a dissipare neppure con se stesso. Rankin non insiste troppo sui particolari raccapriccianti, si concentra piuttosto sull'atmosfera delle stazioni di polizia, fra cameratismo e sospetti di corruzione, allarga lo sfondo dalla capitale ad altre città della Scozia come Aberdeen e Glasgow e all'ambiente delle imprese petrolifere del Mare del Nord, il tutto con un ritmo serrato e un dialogo diretto e funzionale, tradotto in maniera piuttosto efficace. Convince meno, semmai, il vezzo di citare titoli di canzoni ad evocazione di stati d'animo. È assai più familiare e comprensibile la deliberata sregolatezza di vita del protagonista, anche se - forse - nelle prossime storie se ne dovrà fare a meno. Giulia Visintin |
Media Voto: 4.4 / 5marco b. (08-12-2010) Ho scoperto da poco questo autore e devo dire che è stata una piacevolissima scoperta.
Il personaggio di John Rebus ricorda un pò Harry Bosh di Michael Connelly, ma con un tocco decisamente british che dà uno spessore tutto suo al personaggio. Non ho dato il voto massimo solo perchè la storia non ha il finale esplosivo che ci si può aspettare, ma questo non toglie comunque nulla ad una storia solida e ben costruita, con dialoghi taglienti e divertenti e con una serie di vicende parallele a quella principale che rendono sempre coinvolgente la lettura, senza quelle lunghe pause tipiche degli scrittori nordici ad esempio. LEGGETE RANKIN, NON RIMARRETE DELUSI! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Giuliopez (21-05-2008) davvero splendido! Avevo letto "Cerchi e croci" il primo romanzo della serie dedicato al personaggio di John Rebus; peccato che in Italia non abbiano pubblicato tutti i romanzi di Rankin in ordine cronologico. Questo è il "secondo" nella traduzione italiana, ma in realtà addirittura il 9° nell'ordine originale. Ho già acquistato anche "Anime morte", perché l'autore scozzese scrive davvero bene! C'è tutto nei suoi romanzi: grandi personaggi, splendide ambientazioni, trame interessanti e non scontate... insomma da leggere! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
pasquale (14-05-2008) Solito intrigantissimo Rankin e Rebus sempre piu' affascinante nella sua particolarita'caratteriale. Un 4,5 meritato Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Ceia ceiaceia@alice.it (29-09-2005) Rankin è un ottimo narratore: prosa diretta, senza tante smancerie... e per quel che riguarda la trama, c’è un bel cambiamento rispetto al primo della serie: Cerchi e Croci. C’è un enorme cambiamento perché qui la storia è davvero complessa. Pare si tratti della classica indagine su un serial killer che ne copia un altro (a proposito, nel romanzo si parla di Bible John un serial killer veramente esistito e che non è mai stato arrestato, Rankin ne parla nella bellissima postfazione) e invece vengono sviluppate in parallelo tre storie, in un continuo andare e tornare tra città, viaggi in elicottero, aereo, incursioni in mare dove si estrae il petrolio e poi pub, stazioni di polizia, insomma. Rankin ti tiene incollato alle sue pagine senza lasciarti tregua e regalandoti, per tutta la durata del libro, una vera e propria colonna sonora. Non so quanti brani vengano citati… ma è una cosa che mi è piaciuta un sacco. Inoltre ci sono molti personaggi (all’inizio è anche un po’ complicato ricordarne i nomi) e situazioni adrenaliniche che… ecco, in un paio di occasioni leggevo con le palpitazioni accelerate! Rebus assomiglia molto al Bosch uscito dalla penna di Micheal Connelly, a volte gli assomiglia tanto da diventare imbarazzante… Rankin e Connelly che partoriscono questi gemelli a chilometri di distanza, chissà se influenzandosi a vincenda o no, quel che è certo è che le date di pubblicazione sono vicine: non credo neppure che si siano letti (chissà! Sarebbe interessante saperlo). Ci sono davvero tante caratteristiche che li accomunano, anche certe “scene” – bellissimo l’interrogatorio subito da Rebus per conto di Ancram che mi ha fatto tornare in mente quello MEMORABILE che Bosch subì… ne L’ombra del Coyote. Nonostante questa “somiglianza” con il Bosch di Connelly, il libro è davvero godibile, Rebus un personaggio che approfondirò ancora, non dimenticandomi MAI che purtroppo la casa editrice ha saltato numerosi libri della saga, rovinando la lettura dei fans italiani in modo irreparabile. :-( Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Albys braveheart1966@libero.it (01-09-2005) Buon libro. Rankin è un solido narratore, capace di elaborare trame complesse e ambiziose senza che vi siano cadute di tono. Morte grezza è un mastodontico thriller che vola via bene dopo le prime 150 pagine di "ambientamento" nella società scozzese, senza pagare troppo il fatto – al di là, appunto, di questo tempo d’ambientamento dovuto soprattutto ai parecchi nomi che vi si incontrano – che questo romanzo sia già molto avanti nella cronologia della saga dell’isp. Rebus, qui all'ottavo appuntamento con i suoi lettori britannici ma soltanto al secondo per noi bistrattati italiani, schiavi di case editrici miopi e poco professionali. Il libro decolla con la trasferta di Rebus all’interno del mondo del settore petrolifero: è da qui che esce alla grande il personaggio, cupo e pieno di vizi ma anche sarcastico e dotato di spiccata personalità quando messo alle strette. Molto buoni gli interrogatori in cui è coinvolto, assolutamente all’altezza di quelli, leggendari, de L’ombra del coyote di Connelly. Ecco, appunto... Connelly. Ian Rankin non è l’Ellroy scozzese, come recita stoltamente la copertina italiana, ma è quasi la copia del famoso Michael Connelly di losangelina memoria.l’impressione è che Rankin abbia più talento puro, mentre Connelly è, soprattutto quando scrive dell’ispettore Bosch, una perfetta macchina simulativa che quasi mai riesci a cogliere in fallo. Ad esempio, sulle scene d’azione Connelly è un maestro, non esagera mai, i suoi personaggi si tolgono dagli impicci in modi verosimili (Rankin qui invece ne ha fatta una grossa...). Diciamo che se piace Connelly piacerà anche Rankin, e viceversa. Non mi è molto piaciuto il finale. Ho condiviso la scelta di base dello scrittore, ma è indubbio che il tutto sia un po’ moscio: qualcosa sulle identità dei colpevoli si sapeva già da metà libro, le altre rivelazionio non sono granchè. Tutto scivola via in modo realistico ma fin troppo scialbo. In una saga che continua ci sta, ma come romanzo a sè stante potrebbe lasciare delusi. Leggete prima Cerchi e Croci. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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