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Caruso Alfio - Tutti i vivi all'assalto | Nel luglio 1942 l'Armata italiana in Russia contava circa 230.000 uomini, più veicoli, carri, materiali vari e animali. Per il trasporto furono necessari duecento convogli ferroviari. In seguito all'offensiva sovietica del dicembre di quell'anno, cominciò una disastrosa ritirata che continuò per centinaia di chilometri nella sterminata pianura russa: ogni giorno duri combattimenti falciarono migliaia di soldati. Il resto, e fu il più, lo fece il gelo. Male armati, peggio equipaggiati, in condizioni disumane, 70.000 vennero fatti prigionieri: la maggior parte morì di stenti nei campi di prigionia.
7 recensioni presenti. Media Voto: 4.57 / 5Piero (25-01-2010) Sono un estimatore di Caruso per cui non mi dilungherò in critiche positive. Scrivo unicamente per ricordare che in questo libro viene trattata unicamente l'odissea russa del Corpo di Armata Alpini e cioè della Tridentina, della Julia e della Cuneense (200.000 uomini circa) e non di tutta la spedizione italiana. Spedizione italiana (ARMIR) che contava circa 600.000 uomini in tutto. In realtà la ritirata di tutto il corpo di spedizione è ancora più drammatica e complessa di quella relativa al solo corpo alpino i quali, seppur in maniera blanda erano cmq più attrezzati degli altri contro il clima rigido delle steppe russe. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Antonio (04-02-2009) Ho letto il libro in una settimana e ne sono rimasto colpito per la precisione storica, la ricchezza delle fonti e l'eccellente capacitá narrativa dell'autore. Alla fine del libro una domanda si é materializzata a caratteri enormi:"..ma é questa la ritirata della quale ci hanno sempre fatto leggere sui libri di storia e detto alla televisione?"..la risposta é "NO". É stata una manovra di ripiegamento certo dettata dalla voglia di fuggire da un inferno, ma dove i nostri soldati hanno combattuto da valorosi per guadagnare il terreno verso casa. Grazie Alfio Caruso e grazie IBS per i servizi superlativi che ci offre. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Cosimo Iacca iacca.cosimo@gdf.it (06-10-2008) Un'opera che descrive oltre ad una tragica parentesi storica del nostro Paese, anche un coraggio, un'abnegazione, un sacrificio che al giorno d'oggi si trova sempre più raramente in tutti noi. Mentre lo leggevo non vedevo l'ora di arrivare alla fine, forse per abbreviare le sofferenze di tutti quei valorosi di cui prima non conoscevo la storia, ma che ora mi sono rimasti nel cuore. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Filippo Zama (01-07-2006) Avevo letto altri libri sull' argomento, anche interessanti , come " Centomila gavette di ghiaccio", tuttavia sono rimasto affascinato da questo.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
massimo (29-04-2006) Un libro eccellente: già il titolo trasmette tutto il pathos e la disperazione della ritirata dei nostri tra la neve incalzati dai cosacchi e dai blindati sovietici. Certo, non è un libro facile, nè una storia romanzata, ma una "radiocronaca" che, come in altre occasioni, Caruso rende ottimamente, sulla scia dei reportage di Cornelius Ryan, lasciando la voce ai protagonisti che raccontano quei brandelli di battaglia che poi fanno la storia. Caruso non è un Paul Carrel che descrive le "glorie germaniche" nella campagna di Russia: racconta una storia italiana, fatta di testardaggine più che di coraggio "eroico", di piccoli gesti più che di imprese corali, di solidarietà tra fratelli in armi più che manovre coordinate.
Leggetelo perchè dopo oltre 60 anni ricorda una pagina triste e, al tempo stesso, magnifica. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
roberto cocchis roberto.cocchis@tin.it (12-07-2005) Esistono molti interessanti volumi sulla tragedia dell'Armir (molti sono citati da Caruso nella bibliografia) ma questo ha il merito di affrontarla soprattutto dal basso (soldati e combattenti) e concentrandosi su alcuni giorni cruciali. Chissà quanta gente adesso ricorda ancora l'eroico Giulio Martinat (uno dei rari generali morti combattendo e non di vecchiaia): un padano che, secondo me, si rivolta nella tomba ogni volta che i Bossi, i Calderoli e i loro simili aprono bocca. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Marco Mancini mark.mm@jumpy.it (09-07-2005) Dopo un interessante primo capitolo, mi sono trascinato con grande fatica nella lettura fino al quarto capitolo, cioè fino a pag.112. Non credo che riuscirò a proseguire oltre, ad arrivare fino alla fine a pag.359, a leggere altre pagine per giunta scritte “fitte come i coriandoli”. Cercavo un libro che spiegasse in maniera esaustiva la tragica avventura dell’Armir nella Campagna di Russia, purtroppo mi sono imbattuto in un libro che finora si è dilungato in massima parte in una sorta di pedante radiocronaca di una feroce e sanguinosa battaglia. Purtroppo, non era quello che cercavo. Non me ne voglia nessuno, in particolare i sopravissuti e parenti di quegli splendidi soldati italiani. Il libro sicuramente sarà valido per tanti altri aspetti, tuttavia bisogna essere amanti del particolare fine a se stesso perché possa riuscire digesto. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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