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Robinson Ian D. - In Mongolia |
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Titolo | In Mongolia |
| Autore | Robinson Ian D. | Prezzo Sconto 15%
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€ 7,31
(Prezzo di copertina € 8,60 Risparmio € 1,29)
|  | | Dati | 2006, 205 p., ill., brossura | | Traduttore | Restani D.; Tea M. A. |
| Editore | TEA
(collana Tea Avventure) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Ian Robinson è completamente solo quando lascia la Nuova Zelanda per intraprendere un lungo e difficile viaggio attraverso gli sconfinati e pressoché sconosciuti territori della Mongolia. Decide di viaggiare in solitario, senza guida, diventando così il primo occidentale ad attraversare in questo modo la Mongolia, zaino in spalla e cavallo. Nel libro racconta la sua avventura, le difficoltà, i pericoli e le sorprese vissute durante il cammino.
7 recensioni presenti. Media Voto: 3.57 / 5Pier (27-04-2010) Avevo in programma un viaggio in Mongolia e, data la scarsità di pubblicazioni in italiano su questo paese, mi sono deciso a comprare questo libro nonostante le recensioni negative. Devo dire che il primo commento è troppo severo: i motivi che hanno spinto l'autore a intraprendere un viaggio così duro si intuiscono perfettamente e, in ogni caso, non credo sia necessario conoscerli per giudicare un libro. Si tratta pur sempre di una splendida avventura, che è di per sé sufficiente a dare al viaggio una valida ragione. Allo stesso modo non sono affatto d'accordo con quanti hanno scritto che chi non apprezza questo libro deve essere "un amante dei pacchetti all-inclusive": personalmente, sono un fiero oppositore dei viaggi organizzati e un convintissimo viaggiatore zaino in spalla, eppure questo libro mi ha deluso moltissimo. Come ho detto, l'autore ha vissuto un'esperienza magnifica, ma il resoconto che ne ha fatto ha un terribile difetto: è scritto male. Lo stile di scrittura è talmente monotono, ingenuo, scontato, che finisce per far perdere valore e interesse al viaggio narrato. Non mi aspettavo che Robinson fosse un intellettuale alla Chatwin, ma provate a leggere i libri di altri narratori di viaggio, uno fra tutti: Colin Thubron. Il loro stile ricrea le atmosfere, le ansie, soprattutto le persone. In questo libro invece è tutto piatto, tutto uguale. Un'avventura come questa meritava di essere raccontata diversamente. E aggiungo pure, ma questo è di minore importanza, che questo libro non mi è stato di minimo aiuto per imparare qualcosa sulla Mongolia in vista del mio viaggio. Robinson descrive molti incontri con i nomadi, ma sempre in modo molto sommario e tutto sommato preferisce parlare dei suoi cavalli. Si limita a descrivere un minimo di folklore dei nomadi: tutte cose che ho trovato scritte su una qualunque guida turistica. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
davide (13-02-2009) L'ho acquistato con un po' di diffidenza ma al tempo stesso con grande curiosità. Posso dire di esserne rimasto soddisfatto anche se a volte era un po' ripetitivo. Ad ogni modo e' un libro che suggerisco, visto anche la poca scelta di libri sulla Mongolia. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Anna (04-05-2007) Sono stata indecisa se acquistare il libro dopo aver letto la prima recensione, ma ho preferito farmi un'idea personale e leggerlo. Ho fatto bene, non concordo con quella prima recensione. Il libro di Robinson si legge volentieri, non annoia nonostante la semplicità della prosa. Non presenta riflessioni particolarmente profonde ma è un racconto immediato e piacevole, nel quale permane un atteggiamento di fondo che è sempre di rispetto nei confronti della popolazione locale e di ammirazione per la bellezza selvaggia dei luoghi.Il libro mi ha tenuto compagnia per una settimana ed ora la Mongolia non è più per me così lontana e sconosciuta. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Graziano Marietta (28-12-2006) Un libro di viaggio, nel senso più puro del termine.Un libro che non potrà che entusiasmare i viaggiatori,coloro che amano "vivere" i territori attraversati e arricchire il loro bagaglio di conoscenze.
Magari deluderà qualche amante del viaggio all inclusive,del pacchetto preconfezionato con guida plurilingue, dell'albergo a cinque stelle,coloro che non amano contaminarsi con altre culture, che l'"indigeno"lo scrutano dietro il vetro rassicurante del torpedone o al massimo dietro il mirino della fotocamera , ma di certo non vogliono di dormire con loro, nelle loro tende,sfarmarsi con loro ,con il loro cibo.
Non entusiasmerà chi non riesce a capire il perchè si possa viaggiare vivendo per mesi alla stregua dei nomadi che da secoli conducono la loro dura vita negli altipiani dell'Asia centrale.Una vita lontana dagli agi , ma di certo più vera e immune dagli stess e dai falsi miti di noi occidentali.
Ed è forse questo che l'autore ha cercato nel suo viaggio , ed ha cercato di trasmettercelo nelle sue pagine .
Non è un mero diario di viaggio, neanche un romanzo alla Chatwin, è la storia di uno stupendo viaggio e leggendolo si vivono alcune delle emozioni di chi ha avuto la fortuna e il coraggio di viverlo
Da leggere Voto: 5 / 5 |  |  |  |
giuliana (01-09-2006) Ho letto il libro. A me è piaciuto molto. Non corncordo con alcune recensioni. Mi è sempre piaciuto viaggiare come Robinson, viaggi avventurosi anche se non a cavallo. Penso abbia scritto il libro per farci conoscere le sue impressioni avute durante questo viaggio che si può definire interessante, ma non certo facile. E poi bisogna pensare che il viaggio è stato fatto quando le frontiere erano ancora chiuse. Penso che sia stata un bellissima esperienza, dura si ma .... stupenda è dire poco. E ha cercato di farcela conoscere, forse se leggiamo il libro in lingua originale (inglese) riusciamo a ricavare altre sensazioni.E' risaputo che talvolta la traduzione vanifica un po' il testo originale Voto: 5 / 5 |  |  |  |
roberto (21-07-2006) Io non concordo assolutamente con la recensione precedente. Il libro e' interessante anche se non e' scritto bene. Ci si puo' chiedere perche' lo abbia scritto ma non perche' ci sia andato. Io ho sempre viaggiato nello stile di Robinson, non con i cavalli ma con la canoa, sempre mi sono trovato a fronteggiare situazioni disagevoli, freddo fame rischi, ma ne sono sempre uscito positivamente, sopratutto rinfrancato nello spirito.
non ho mai avuto problemi con i locali, mai, perche' li ho sempre rispettati. Rispettare le persone non vuol dire compatirle ergo se incontro un ubriaco che mi molesta lo tratto esattamente come se fosse un ubriaco occidentale.
Questa come l'altra recensione sul sito della mongolia, sono probabilmente fatte da persone che hanno sempre viaggiato organizzate, quelle persone che io definirei "razziste al contrario" che con la loro carita' e compassione, distruggono l'autostima dei popoli del terzo mondo. Il libro merita comunque di essere letto. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Raffaele Vairo (18-04-2006) Buongiorno a tutti,
dalla lettura del libro rimangono assolutamente oscuri i motivi che hanno spinto l'autore a sottoporsi ad uno stress così grande intraprendendo un viaggio assolutamente atipico e tutt'altro che facile come quello descritto. Da tutto il resoconto di viaggio altro non si ricava se non il continuo, costante "fastidio" dell'autore, condito da una massiccia dose di prosopopea occidentale, per i locali, pur sottolineando tutte le volte la disponibilità di questi ad accoglierlo nella propria "ger" per rifocillarlo... E allora vien fatto di chiedersi: perché tanto sacrificio? Probabili risposte: noia? Desiderio di misurarsi con il mondo per capire i propri limiti? Voglia di sfidare l'ignoto? Ma allora, perché andare in Mongolia a martoriare se stessi (e cavalli) e infliggersi tanta sofferenza? Perché volersi per forza confrontare con una cultura verso la quale si nutrono sin dalla prima pagina una notevole diffidenza nonché disinteresse, dalla quale si prende la dovuta distanza e della quale l'unica cosa interessante sembra rappresentata dalle "bellezze muliebri"? Immagino che la Nuova Zelanda sia altrettanto bella e selvaggia! Quindi, perché partire?
Deludente l'inserto fotografico. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
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