|
|  |
Atwood Margaret - Il racconto dell'ancella | In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Le poche donne in grado di avere figli, le "ancelle", sono costrette alla procreazione coatta, mentre le altre sono ridotte in schiavitù. Della donna che non ha più nome e ora si chiama Difred, cioè "di Fred", il suo padrone, sappiamo che vive nella Repubblica di Galaad, e che può allontanarsi dalla casa del padrone solo una volta al mese, per andare al mercato. Difred tenta in tutti i modi di non lasciarsi stritolare dalla pazzia che la circonda rifiutando ogni coinvolgimento emotivo e cercando di dimenticare il suo passato e la società precedente. Apparentemente rassegnata al suo destino, prega di restare incinta, unica speranza di salvezza, ma non ha del tutto perso il ricordo delle emozioni di prima...
Media Voto: 4.5 / 5Lucia (03-12-2007) Si apre il libro e subito ci si immerge in un'atmosfera greve, rarefatta, con una sua consistenza quasi palpabile. All'inizio ho fatto fatica ad accettare la sensazione di ineluttabilità e amarezza che l'autrice infonde nel cuore del lettore poi, con l'andare avanti, come Difred, ho iniziato a farci l'abitudine. Due sono le storie della protagonista che si snodano parallele, una della sua vecchia vita fatta di stralci di ricordi, l'altra di quella attuale. Leggere questo romanzo è un pò come fare un puzzle: occorre mettere insieme i pezzi per avere una visione d'insieme. Lo stile è essenziale e allo stesso tempo ricco, l'introspezione è lì in ogni pagina, il finale lascia spazio al lettore. Se pensate si leggere questo romanzo, preparatevi a soffrire. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Greta gretel68@virgilio.it (02-04-2007) Siamo in un mondo devastato dalle radiazioni atomiche e gli Stati Uniti diventano uno stato totalitario, nella neonata repubblica di Galaad, Difred (donna che appartiene a Fred) ha il solo dovere di garantire la discendenza al Comandante, diventando cos’ un’Ancella, una delle poche donne ancora in grado di procreare dopo la catastrofe. Il libro è stato scritto a metà degli anni ottanta e l’ancella parla di un futuro che potrebbe essere nei giorni nostri (purtroppo). E’ ’ una condanna a volte sarcastica sui regimi, è una denuncia forte e molto acuta, è un’appassionante costruzione su quello che potrebbe essere. Alla fine ci si abitua a tutto, anche a una vita orrenda come quella dell’ancella: essere vestite completamente di rosso, avere delle alette bianche a i lati del viso per non guardarsi in giro e non guardare nessuno, essere donna che vive in una casta e che una volta al mese, quando è il periodo fecondo, entra nella camera del Comandante e della Moglie e cerca di farsi ingravidare. Si abitua ad avere diritto solo a tre tentativi con tre Comandanti diversi e se non riesce a concepire, viene mandata nelle Colonie con una morte certa. Si allena a cercare di cancellare i ricordi di un passato che è quello che abbiamo vissuto negli anni ottanta, cancellando anche le abitudini come il leggere e lo scrivere e soprattutto sopprimere i sentimenti e l’amore. Si addestra a fare a meno di cose che per noi donne attuali sono scontate; come una crema o una matita per gli occhi. Si ammaestra a fare a meno della libertà. Ma la mente umana è strana ed è più di ogni altra cosa indipendente e libera, perciò Difred nonostante lo sforzo di comportarsi nella norma, cioè vivere in base alle spregevoli regole di uno Stato che è solo apparenza ed è falsamente intransigente, non può fare a meno di ricordare e alla fine di raccontare. E’ un libro molto forte e in certi passaggi molto cupo, mette addosso una malinconia amara specialmente per una donna (ma non solo).
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Ceia ceiaceia@alice.it (01-04-2007) Scrittura perfetta, si fa leggere come bere acqua fresca, sia per la capacità di placare un bisogno, la sete di lettura, che per la semplicità con cui si fa inghiottire. Semplicità che però è solo apparente, e infatti dietro la sua voce perfetta si nascondono sapori e retrogusti che sono mondi da scoprire. Non è il primo romanzo che leggo di questa grandissima scrittrice, e non è la prima volta che mi ritrovo a divorare le sue parole come se non potessi farne a meno. La storia è ambientata nel futuro, in un’America che non è più quella che conosciamo, bensì uno stato totalitario invaso da fanatici religiosi che pare quasi l’unico sviluppo possibile per la “nostra” società occidentale, troppo libera, troppo allo sbando, troppo tecnologicamente avanzata. Con quale semplicità, si riuscirebbe a toglierci la libertà… ed è impossibile non pensarci almeno un po’, e angosciarsi per questo, e indignarsi, e ripetersi che no, questo non potrà mai accadere, a noi, e che in ogni caso non ci faremo piegare, non ci abitueremo mai. Mai. Più o meno con gli stessi sentimenti inizia il racconto dell’ancella, Diglen, che ha perso il nome di battesimo per prendere questa buffa (e ignobile) sigla che altro non significa che “di proprietà di Glen”; è appena arrivata nella casa di un Comandante e di sua Moglie ed è lì per essere ingravidata, dato che è una delle poche donne fertili che sono rimaste, dopo un’imprecisata catastrofe nucleare. È un’incubatrice vivente, un guscio vuoto, in attesa di essere riempito. La situazione limite che sta vivendo, per Diglen, a poco a poco diventa normale, perché ci si abitua a tutto, prima o poi, è una caratteristica degli esseri umani. Lei si abitua. Ma lo fa senza riuscire mai a dimenticare coloro cui ha voluto bene, sono loro a tenerla in vita? Io credo di sì, insieme allo spirito di conservazione che ci troviamo dentro da sempre, e soprattutto insieme al bisogno di amare ancora, perché un’altra caratteristica degli esseri umani è il saper amare, e il non poterne fare a meno. Capolavoro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
MARIANGELA (13-02-2007) BELLISSIMO LIBRO. CLAUSTROFOBICO ED INQUIETANTE, VAGAMENTE RAPPORTABILE A "1984" AL FEMMINILE. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
|
 | I più venduti di Atwood Margaret |
| Chi sceglie questo libro legge anche |
|
|