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Bizot François - Il cancello | Nel 1971, Francois Bizot - all'epoca trentenne ricercatore francese trapiantato in Cambogia sulle tracce delle più antiche tradizioni buddiste venne arrestato dai khmer rossi e tenuto prigioniero per tre mesi, da uno dei più efferati carnefici del ventesimo secolo, in un campo di detenzione vicino Phnom Penh di cui sarà l'unico sopravvissuto. Nel tentativo di lasciarsi definitivamente alle spalle i fantasmi dell'orrore e della sofferenza, trent'anni dopo l'autore torna nei luoghi della memoria come in una sorta di pellegrinaggio, scavando sia nelle aberrazioni della natura umana, sia in se stesso e nel suo paradossale rapporto con quello che era stato al tempo stesso il suo torturatore e il suo liberatore.
attila (12-11-2007) Un libro che merita di essere lettoper alcuni buoni motivi.
Prima di tutto è Una delle poche testimonianze sul genocidio cambogiano pianificato ed eseguito da un gruppo dirigente diabolico (capeggiato da Pol Pot) che inseguiva e voleva realizzare una "socialismo-comunismo" dei più folli.
Secondo, L'esperienza dell'autore è agghiacciante. Il racconto della prigionia in alcuni passaggi mette i brividi sopratutto se si pensa alla condizione di "uomo-schiavo".
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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