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Kadaré Ismail - I tamburi nella pioggia |
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Titolo | I tamburi nella pioggia |
| Autore | Kadaré Ismail | | Prezzo |
€ 9,00 |  | | Dati | 2008, 236 p., brossura | | Traduttore | Donaudy A. |
| Editore | TEA
(collana Teadue) |
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| Nel XV secolo i Turchi ottomani combatterono in Albania una più lunghe e sanguinose guerre che la storia registri. Al seguito di un capo irriducibile, il leggendario generale Scanderbeg, il cui vero nome era Giorgio Castriota, gli Albanesi difesero strenuamente, per oltre trent'anni, la propria libertà dalle periodiche invasioni di un nemico più potente e organizzato. La capitale dell'Albania occupata, la cittadella di Kruja, sottoposta a un assedio estenuante, divenne il simbolo della resistenza albanese: davanti alle sue mura invalicabili l'esercito turco è costretto a fermarsi ogni volta, stremato dal caldo torrido, fiaccato dall'attesa e sopraffatto dall'umiliazione e dall'angoscia, perché di nuovo l'autunno si avvicina e il frastuono dei "tamburi della pioggia" sta per segnare la fine di ogni speranza di vittoria. Nella filigrana di queste pagine intense, che narrano una storia del XV secolo, il lettore può scorgere le ombre di più recenti vicende e conflitti che hanno colpito l'Albania, istituendo quel proficuo rapporto tra passato e presente che rimane il sigillo della migliore tradizione del romanzo storico.
9 recensioni presenti. Media Voto: 4.11 / 5maxxam66 (23-05-2011) Le pagine di Kadare hanno un indubbio fascino , avvolgono il lettore in un'atmosfera densa e piena , riportandolo ad un passato di cui ci restituisce la particolarità. L'opera , pur in qualche incertezza didascalica , rivela un grande scrittore , evocativo e profondo.
La felice struttura del romanzo evita che "I tamburi della pioggia" si appiattisca nella mera descrizione di un assedio , mitigando opportunamente la scontata adesione dell'autore al destino degli assediati.Piccole gemme inoltre , impreziosiscono il tessuto narrativo. La fine della lettura non ci restituisce la sensazione di aver scoperto un capolavoro ma ci regala un grande scrittore. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
ForrestGump (09-12-2010) Il libro vive del contrasto tra l'unità e la concretezza albanesi e l'incapacità turca di unire gli sforzi per schiacciare un nemico insignificante.
Ottimo anche l'espediente narrativo: albanesi concentrati in pochissime pagine, senza nessun io ma con moltissimi noi; turchi dispersi in mille personaggi inutili, inadeguati, un esercito che è un'accozzaglia di umanità in cerca del proprio tornaconto personale.
Un'esercito che annovera astrologhi, poeti, mogli e concubine varie, tutti in cerca solo di un posto un po' più al sole. Tant'è vero che le uniche eccellenze, l'inventore e qualche comandante, vengono dipinti come dei bruti grezzi ed incivili.
I tamburi della pioggia sanciscono il trionfo albanese, il trionfo dell'unità e della comunione (forzata?) di intenti.
Scontato, vista la biografia dell'autore, che il vincitore sia albanese, meno scontato il monito sulla pericolosità di certe tendenze separatiste. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Nicola Intrevado intrevado@hotmail.it (18-02-2010) La notizia relativa alla bellezza di questo romanzo si e' sparsa con la rapidita' di quelle immorali e piccanti dei nostri giorni e ha nutrito di puro piacere coloro che lo hanno avuto tra le mani come un oggetto di rara bellezza.Inaspettato come un regalo inatteso.Una villeggiatura per gli angeli lo definirebbe un esteta ispirato da un improvviso simbolismo figurativo.Un testo che nutre l' intelletto, la fantasia, il pensiero politico, e ogni piu' piccola idea del cuore.Un libro che parla di guerra ma con finissima ironia, cosa difficile da far indossare a soldati dei secoli andati , proprio perche' soldati nei quali alberga il ludico senso della lotta per il potere,...potere che ha la stessa consistenza dei sogni.In altri termini la guerra non e' altro che la politica condotta con mezzi piu' evidenti.Malgrado cio' il romanzo resta aereo, poetico, irreale.Puro nella sua sostanza, fluido nella sua struttura, nella quale e' impalpabile il peso delle parole, poste in perfetto equilibrio espressivo.Come in un racconto orale : ispirato.Teatrle.Il senso onirico, peraltro, in Kadare', scrittore albanese, esule a Parigi durante la dittaura di Enver Hoxa, pervade tutta la sua opera : da "La citta' dei sogni" a "Chi ha riportato Doruntina".Fuggito a Parigi per dare forma alla sua liberta' di pensiero, peccato che, una volta ottenuta la liberta' di poter esprimere la sua idea in forma d' arte, i pensieri sono venuti meno, e cio' dimostra che a volte, molte volte, i pensieri piu' puri, sono proprio quelli che premono le sbarre di una buia prigione.Come dire : ora che abbiamo la liberta' di pensiero : ci vorrebbe un pensiero.La liberta' e' anche un uso intelligente di un' idea che, talvolta e' meglio vezzeggiarla come una meta che possederla come un falso privilegio.Dopotutto il potere piu' intelligente non e' quello che ti porta via tutto , ma quello che, lentamente, ti abitua a non avere piu' nulla.Neppure un' idea.Ma noi critici facciamo presto a far chiachiere sulla pelle e la fame degli esuli.Si sa'. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ton (06-02-2010) Per gli amanti del genere, è sicuramente un libro da consigliare.
Ho trovato molto realistica la descrizione del primo assalto alla cittadella (mi è sembrato di essere anch'io sotto le mura)e in seguito tutti i passaggi (la vita nell'accampamento, gli incontri dei personaggi, i tentativi e le invenzioni per venire a capo della resistenza degli albanesi).
Tra i tanti libri che si leggono, mi sento di dire che questo vale quel che promette, e non sempre con i libri è così: è un buon libro e la sua lettura è per me certamente da consigliare. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Zeno (18-09-2009) Personalmente mi ha deluso. Dalla recensione mi aspettavo tutt'altro libro. Sulla guerra è stato scritto di molto meglio, sarà pure in economico, ma non mi sento di consigliarne l'acquisto. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Gorgo l.gorgo@tiscali.it (02-09-2009) ...Un po’ irritanti invece certe invenzioni narrative iniziali, troppo didascaliche, x parlarci di qsto o qlo, e le “profezie” sulla eterna resistenza degli albanesi; solo una ha toni epici che non sembrano enfatici: qla che vuole che un popolo che si abitui alla guerra e alla sofferenza, che faccia nascere i suoi figli a conflitti in corso, non verrà mai sottomesso (v. Vietnam o Afghanistan). Assai irritante l’auto-esaltazione albanese: discreta, indiretta ma insistita, e chiara fin dall’introduzione (che è meglio, ahimè, leggere a libro finito). Essa anticipa già tutto dla vicenda e persino dgli sviluppi successivi, come ad avvertire preventivamente il lettore che il senso del libro non è se non esaltare la storia e il carattere nazionale. Era probabilmente il clima dl’epoca in Albania nel '70, ma è anche il funesto nazionalismo balcanico di popoli che hanno dovuto, + a lungo e in tempi + recenti di noi, combattere x la propria indipendenza.
Fra parentesi il libro fa emergere, quasi malgré soi, qlcosa che a scuola non ci insegnano mai: la superiorità organizzativa dl’esercito turco (x disciplina, anche dei comandanti, divisione dei compiti, motivazione religiosa, e x l’utile invenzione della musica marziale), che a me pare il primo esercito moderno, ma io direi pure della società ottomana, almeno x certi versi (multietnicità, meritocrazia e tolleranza religiosa).
A parte gli eccessi didascalici, ben scelti i vari personaggi, appartenenti a diversi corpi e categorie sociali, e di diverso peso nla narrazione. Ha valore simbolico l’accecamento in battaglia del poeta entusiasta dla guerra, come le difficoltà creative del pavido ed enfatico cronista della spedizione, vs l’onestà e sobrietà dl’autore.
Bella e originale la descrizione della morte dei soldati che hanno scavato un tunnel x penetrare nla fortezza: anche a loro, come a tutti, nemici o amici, è tributata una sobria elegia.
La traduzione (dal francese!): passino le scelte originali (“distruggitrice”, “evinzione”), ma “sognamo”, “gridi”, “astrologhi"! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Gorgo l.gorgo@tiscali.it (29-08-2009) Il libro contiene cose bellissime, molte, e cose irritanti, alcune.
Le prime: anzitutto, il “sound”. C’è un’atmosfera particolare, in pagine che pure parlano di guerra, assorto, quasi lirico, malinconico; un’atmosfera, uno stile, che ha persino più importanza dei personaggi, un “coro” di protagonisti. E’ come vedere e toccare con mano qualcosa altrimenti invisibile e impalpabile: il Destino, la Storia; e, se non risultasse altisonante e incongruo rispetto a uno stile assai sobrio, direi che c’è qualcosa della tragedia greca, forse dell’Eschilo de “I Persiani”. Anche perché, malgrado la finalità indirettamente auto-elogiativa del libro, scritto dal più grande autore albanese, più volte candidato al Nobel, gli albanesi non compaiono praticamente mai: sono solo nelle parole dei nemici, sono figure che s’intravvedono a combattere sui bastioni e ne leggiamo appena qualche impressione a caldo nelle brevi pagine intervallate ai capitoli dedicati invece ai turchi e alla loro ottica.
I dettagli delle tecniche belliche o, meglio, della vita di un esercito e dei suoi protagonisti dimostrano una prodigiosa conoscenza storica (oppure grande capacità d’invenzione di particolari verosimili: giacché sospetta è la mancanza delle balestre, anche da posta, e di tutte le macchine da guerra che non siano cannoni). Ma essi non rimangono aneddoti o curiosità: sono veri e propri affondi nel significato, perché assumono spesso una sottile valenza simbolica. I sempre nuovi ritrovati bellici, le varie tattiche, vedono infatti la centralità e un’icasticità quasi ipnotica di un oggetto, uno strumento (l’assalto in massa, la galleria, l’acquedotto da scoprire e il cavallo destinato a farlo, la porta interna da abbattere); i quali tutti, uno dopo l’altro, si rivelano vani.
Belle, vivide, realistiche senza essere crude (o, meglio, senza essere crudeli, giacché particolari cruenti ci sono, ma mai compiaciuti, e anzi malinconici) la descrizione del primo assalto alla fortezza e le altre scene di guerra.
[continua] Voto: 4 / 5 |  |  |  |
stefano (23-09-2008) mi aspettavo un intreccio maggiore da questo romanzo. di fatto si tratta di una cronaca di una battaglia (un assedio) molto ben descritto ma fin troppo corale. mancano le storie dei singoli attori. Per gli appassionati consiglio rimbaut con "la battaglia e "c'era la neve"; rigoni stern con "il sergente nella neve", stendhal con il suo appassionanante incipit de " la certosa di parma" e, su tutti, hugo con "novantatre" e il suo capitolo dedicato alla battaglia di waterloo, ne "i miserabili".
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
furmiga (16-04-2008) Racconto bellissimo ! Ho letto questo libro tutto d'un fiato, scritto da un grande narratore, capace come pochi nel descrivere battaglie, usi e costumi del 400. Un romanzo storico che narra l'assedio turco di una cittadella albanese difesa dall'eroe nazionale albanese. Un romanzo storico per capire, forse, le tragedie recenti del Kosovo. Da leggere ! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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