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Pisanò Giorgio - Io, fascista | "Io fascista" è il resoconto in prima persona dei giorni seguiti alla fine della Repubblica sociale italiana: dalla ritirata dei seguaci del Duce nel ridotto alpino valtellinese, quando gli alleati sono ormai alle porte di Bologna, agli ultimi disperati combattimenti della "colonna Vanna" che, circondata dalle forze partigiane, si arrende il 28 aprile 1945. Tra gli sconfitti, che distruggono le armi per non lasciarle in mano ai nemici, c'è il giovane Giorgio Pisanò, già volontario della Decima MAS e decorato con la Croce di ferro. Alla resa segue una lunga e dolorosa detenzione che porterà Pisanò dal campo di concentramento di Sondrio al 370 POW, il gigantesco campo inglese di Rimini, passando per il carcere di San Vittore a Milano.
16 recensioni presenti. Media Voto: 4.93 / 5aldo (03-07-2009) Leggendo questo libro ho provato una forte emozione, non solo perchè le mie origini materne sono valtellinesi, ma anche per le storie che mia nonna, recentemente scomparsa all'età di 100 anni, mi raccontava. Da un mio punto di vista trovo a dir poco scandaloso e imbarazzante il comportamento tenuto dai "vincitori" nelle giornate successive alla liberazione. Tornando alle storie della nonna, assolutamente privi di qualsiasi faziosità politica e storica, danno conferma alla violenza posta in essere dalle bande partigiane che all'epoca imperversavano in tutta la Valtellina. In prticolare mi è rimasto impresso un racconto nel quale alcuni partigiani, dopo essersi fatti pagare al fine di far raggiungere la Svizzera a dei fuggitivi di origine ebraica,li hanno condotti in montagna (sopra Tirano) e quindi dopo averli depredati degli ultimi beni, li hanno scaraventati in una scarpata. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
enrico mcacioni@novanet.it (09-05-2008) Provo sempre grande soddisfazione quando mi imbatto in narrazioni di storie vere, importanti, sconosciute e mantenute tali.
Temo che moltissimi valtellinesi delle ultime
generazioni disconoscano questa parte della storia del loro territorio.
Io sono ospite di questa terra da trenta anni e non ho mai sentito nessuno parlare di questi fatti.
Forse perché se ne vergognano sia se li hanno vissuti da partigiani che da legionari, mentre quasi tutti gli altri paesani erano immersi nel freddo delle rive del Don con le Brigate Alpine.
Di Pisanò ho un ricordo che dopo la lettura di questo libro assume ancora più forza e valore.
Durante l'alluvione della Valtellina del 1987 svolgevo il mio lavoro di soccorritore lungo la riva del lago della Val Pola appena formatosi.
L'onorevole Pisanò presentandosi, mi chiese il permesso di avvicinarsi alla zona delle operazioni dichiarando che voleva rendersi conto personalmente di quale fosse veramente la situazione. Lo lasciai passare con piacere riflettendo che era l'unico rappresentante del popolo a livello nazionale che fosse venuto fin li a sporcarsi le scarpe di fango mentre tutti gli altri, suoi pari, ronzavano in cielo con gli elicotteri. Altra pasta di uomo.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
mario (09-03-2008) Fantastico! La versione italiana di "I leoni morti".
Da non perdere.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Luigi Giustiniani giustiniani@swissonline.ch (10-06-2007) Dopo l'ignobile 8 settembre, l'Italia seppe riscattarsi agli occhi del mondo, con la Repubblica sociale italiana, dove la maggioranza degli italiani diede il suo contributo in particolare i migliaia e migliaia dei giovani che accorsero sotto le sue bandiere, per riscattare quel ora di viltà,con tutte le sue nefaste conseguenze che ne derivarono. Pisanò fu uno di questi giovani a cui va tutto il mio rispetto e ammirazione,rispetto che non provo sicuramente per chi saltò sul carro del vincitore del momento. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Sergio proraso@libero.it (18-05-2007) Un libro stupendo, non riuscivo a smettere di leggerlo, lo consiglio veramente a tutti. Grande Pisanò, peccato che la società in cui viviamo abbia negato il giusto spazio agli sconfitti. Dovrebbe davvero essere letto a scuola. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
andrea (12-03-2007) Semplicemente grandioso! Leggendo questo libro si capiscono le ragioni ideali che spinsero tanti, giovani e meno giovani, a scegliere la RSI. Con le sue memorie Giorgio Pisanò incardina coloro che scelsero il fascismo nella storia d'Italia e denuncia la falsità della "vulgata resistenziale". Non saprei dire da che parte sarei stato ma, certo, Pisanò insegna a considerare il nemico un uomo da rispettare. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
MATTEO (13-02-2007) LIBRO FANTASTICO E CARICO DI EMOZIONI.QUESTO LIBRO è UN MONUMENTO ERETTO IN RICORDO AI MIGLIAIA DI RAGAZZI LETTERALMENTE ANDATI A MORIRE PER LORO VOLONTà SPINTI DALLA LORO FEDE E DIMOSTRANDO A TUTTO IL MONDO QUANTO VALEVANO E COSA ERANO DISPOSTI A FARE PER CIO' A CUI CREDEVANO!QUESTO LIBRO SFATA OGNI MITO DI TUTTI GLI ANTIFASCISTI E COMPAGNIA BELLA CHE ANCORA OGGI DICONO CHE PER LA MAGGIOR PARTE QUESTI RAGAZZI ANDAVANO CONTRO LA LORO VOLONTà IN GUERRA OBBLIGATI DAL REGIME!QUESTO LIBRO Fà CAPIRE LA INCREDIBILE FORZA DI QUEI GIOVANI PIENI VOLONTà E ORGOGLIOSI DI PORTARE FINO ALL'ESTREMO IL GIURAMENTO ALL'IDEA!UN LIBRO VERO!SCRITTO DA UN UOMO CHE HA VISSUTO SULLA PROPIA PELLE QUEI DRAMMATICI MOMENTI A CONTRARIO DI TUTTI QUEI LIBRI CHE INFAMANO L'ONORE DI QUESTI GIOVANI E CHE SI PERMETTONO DI SCRIVERE FANTASIE E FALSITà SPACCIANDOLE PER VERE ANCHE SE MOLTI DI LORO ANCORA NON ERA NATO IN QUEGLI ANNI E SCRIVONO "PER SENTITO DIRE" O IN BASE AI PROPRI PENSIERI!GRAZIE PISANò PER QUESTA PERLA DELLA NOSTRA STORIA ITALIANA DA NON DIMENTICARE! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Marco (03-02-2007) Uno dei libri più belli che abbia mai letto. Sulla guerra civile 1943-45 è sicuramente il più bello. Ed è una vergogna che si conosca così poco e che non venga proposto come lettura per i ragazzi nelle scuole. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
roberto (27-12-2006) "Io Fascista"di Giorgio Pisano'e'un libro bellissimo,scorrevole e di piacevole lettura.La storia e le vicende di Pisano'appassionano fin dall'inizio e coinvolgono il lettore dalla prima all'ultima riga.L'autore e protagonista ci fa conoscere una storia dolorosa e drammatica finalmente non solo dalla parte dei vincitori ma anche dei vinti e senza retorica e trionfalismo.Trattandosi delle vicende di coloro che scelsero la Repubblica Sociale e pagarono fino in fondo questa scelta,il lettore si sente ancora piu'partecipe e piu'coinvolto umanamente. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Andrea (14-12-2006) Lessi questo libro oltre sei anni fa.
Eppure, ricordo ancora l'emozione da cui fui colto leggendo il passaggio in cui Pisanò racconta di quei mille uomini che fanno un passo avanti (incontro alla morte); oppure, quando il giovane Ufficiale esplode un colpo di rivoltella verso la radio che annuncia freddamente la fine; e gli onori resi al gagliardetto...
Straordinario! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
nery lirupe (16-10-2006) Ho letto questo libro con grande interesse, anche perchè ambientato nei miei paesi, in alta Valtellina. La desciziona dei fatti avvenuti è un po' di parte, ma nel complesso, abbastanza veritiera. Una cosa ci dovrebbe far riflettere: le guerre, anche se ci sembrano giuste, sono pur sempre apportatrici di distruzione e di odio. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
emanuele (18-07-2006) E' il libro più bello ke abbia mai letto. Pisanò riesce a coinvolgerti nelle vicende di guerra che racconta non annoiandoti mai.
Un libro ke va letto!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Sabatino Moriconi (10-02-2006) Un libro di una verità sconcertante, un racconto di vita per chi a quel tempo aveva scelto di morire per amor di patria e che vedeva nel Duce l'unico simbolo di rinascita, mi sento di dire che l'autore ha centrato il significato di essere fascisti in quel contesto...un plauso. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Maurizio faramir75@email.it (02-09-2004) Un'elegia profonda e accorata dedicata a quella generazione che cercò di riscattare col proprio sangue la vergogna del tradimento dell'8 settmbre.
Un testo intenso e avvincente che spiega le ragioni dei vinti, per cercare di controbilanciare 60 anni di retorica e di invenzioni partigiane.
Particolarmente efficace la narrazione delle violenze e delle infamità commesse dai partigiani rossi, violenze che Pisanò racconta da decine di anni attraverso libri e ricerche, molto prima del discusso libro di Pansa (che da Pisanò molto ha preso). Un libro consigliato senza riserve.
“Prendemmo i gagliardetti del fascio di Ponte Valtellina e quello della 3a Legione. Ci ponemmo tutti attorno. Ricordo il maggiore Vanna, il colonnello Fattori stretto alla moglie che singhiozzava disperata, ricordo Parmeggiani, pallido in un angolo. E Ramoino, Giombetti, Paganella, Canova, Cazzola. Sono tutti morti, per ordine di quelli che avevano sottoscritto solennemente i patti di resa. Li rivedo ancora, in mezzo a noi. Bruciammo le insegne. Poi, con quanto fiato ci restava intonammo Giovinezza e l’inno dei battaglioni M. Era l’ultima volta, ormai ne eravamo consapevoli, che ci trovavamo insieme con le nostre armi in pugno.”
(Giorgio Pisanò, Io, fascista, pag. 69) Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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