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Lethem Jonathan - La fortezza della solitudine |
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Titolo | La fortezza della solitudine |
| Autore | Lethem Jonathan | Prezzo Sconto 15%
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€ 7,22
(Prezzo di copertina € 8,50 Risparmio € 1,28)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2007, 551 p., brossura | | Traduttore | Pannofino G. |
| Editore | Net
(collana Narrativa) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| All'inizio degli anni Settanta, Abraham e Rachel Ebdus, insieme al figlio Dylan, sono tra i primi bianchi a vivere in un quartiere di Brooklyn abitato in gran parte da afroamericani. Abraham, pittore, abbandona il suo lavoro per realizzare incomprensibili cortometraggi minimalisti, Rachel ex hippie dalle idee politiche confuse e distorte, finirà per abbandonare la famiglia. Solo, tormentato e deriso dai ragazzini neri, Dylan trova rifugio nell'amicizia di Mingus Rude, figlio di un cantante di colore un tempo famoso, ora cocainomane e pieno di rabbia contro il mondo. Il racconto si snoda lungo trent'anni di cultura americana, tra problemi razziali, vita di strada, arte d'avanguardia, black music e il flagello delle droghe pesanti.
Media Voto: 4.4 / 5Paolo (13-04-2011) Sogno. E' la parola chiave della bellissima storia che Lethem ci racconta parlandoci trasversalmente anche dell'America e degli ultimi anni del millennio. Sogno Americano? Anche se l'America è sempre sullo sfondo quello che ci viene messo davanti è però il "sogno umano", quelle ultime parole del libro che sono, per me, la chiave di decifrazione di un percorso attraverso cui ci conduce Dylan, il protagonista. Il sogno (illusione, speranza?) di poter vivere in uno "spazio intermedio" in cui non esistono le durezze della realtà, il razzismo, la povertà, la violenza. Un sogno che lui prova, senza riuscirci, a far diventare reale, inventandosi un supereroe che sconfigge le ingiustizie, emanazione dei suoi sogni a fumetti. E poi la fuga nelle droghe, la madre "granchio che fugge" verso il suo sogno di utopia, il padre pittore di un'opera che non finirà mai per il suo sogno di artista; anch'esse fughe dalla realtà, dura o solo banale. Alla fine Dylan capisce di essere stato "incapace di cantare e di volare, per limitarmi a compilare e a collezionare, a scolpire statue dei mie amici perduti, attori della vita reale, nella mia Fortezza della Solitudine. A vedere il mondo attraverso le note di copertina". Lo "spazio intermedio" che si è creato, unico sollievo alla sua difficile infanzia, alla crescita complicata nella dura Brooklyn, alla difficoltà di avere rapporti veri, è pagato però duramente dalla consapevolezza di non aver vissuto. Da questa consapevolezza nascerà una nuova vita? Non ci viene detto ma il personaggio è a suo modo positivo e una speranza, secondo me, si intravvede. Un libro intenso, scritto benissimo, pieno di personaggi ognuno con il peso della sua storia; un racconto in cui forse si può trovare qualcosa delle "vite a metà" del tempo che stiamo vivendo. Un libro che consiglio. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Latinese (19-05-2010) Di molti romanzi si dice che sono capolavori. Di alcuni romanzi lo si può dire a ragion veduta, perché li si è letti. Io non solo l'ho letto; lo rileggo e credo proprio che me lo rileggerò. E per me è e resta un capolavoro, anche se per entrarci dentro ci vuole tempo (anche per le dimensioni). La storia potrebbe essere semplicissima, quasi banale: due ragazzini, Dylan e Mingus, crescono insieme in un quartiere di Brooklyn. Uno è bianco, l'altro nero. Uno è imbranato, l'altro sveglio. Uno non capisce bene che sta vivendo in un ghetto, l'altro l'ha capito benissimo. Eppure sono in serbo per entrambi destini ben diversi, per niente prevedibili date le premesse. Attorno ai due protagonisti, New York negli anni Settanta e Ottanta, mentre la musica passa dal soul al punk e alla New Wave, mentre la controcultura muore in un diluvio di droghe (tra cui la grande novità del crack), mentre i quartieri neri diventano sempre più desolati. Lethem non solo sa raccontare l'infanzia da dentro, sa anche farci avvertire la storia che cammina inesorabile e che si porta appresso tutti, spietatamente, inarrestabilmente. Per questo una volta si parlava di grande romanziere, e sarebbe il caso di usare il termine anche oggi. Se non dobbiamo rimpiangere i Flaubert e i Tolstoj, lo dobbiamo anche a questo scrittore quarantenne che parla di Talking Heads, di fumetti Marvel, di Guerre stellari, e di scritte sui muri. Della nostra vita, parla, e pochi sanno farlo come lui. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
freed (09-04-2010) ho cercato di leggerlo, ma non ho trovato una trama nel racconto. niente di avvvincente o di coinvolgente. mi sono fermato dopo 150 pagine. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Mattia (28-03-2009) Uno spaccato degli anni '70 con i suoi usi, costumi ed effervescenza musicale... un romanzo bellissimo, bizzarro e a tratti ironicamente paradossale ... il cui tema principale è l'amicizia. Assolutamente da leggere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Loris (02-02-2009) Testo ricchissimo, ennesimo tentativo di mettere su carta il grande romanzo dell’America. Lethem dispiega il suo talento in un racconto di formazione (ampiamente autobiografico) che parte dagli anni ’70 per arrivare al presente. Come Richard Powers (‘Il tempo di una canzone’), sceglie di filtrare esperienza e Storia attraverso il conflitto razziale e la musica. Qui pero’ e’ il bianco Dylan ad essere minoranza, soggetto alle angherie di un quartiere popolato di neri. E i colti riferimenti classici lasciano il campo al passaggio dal soul e dal r&b al funky e alla disco, fino alla reazione del punk. Lethem gioca la carta del fantastico, attingendo all’univero dei comics (il titolo e’ anche un rimando alla fortezza artica di Superman) per introdurre un anello magico, i cui poteri non fanno che rispecchiare desideri e paure dell’adolescenza. Nello scorrere dei capitoli si parla di droghe e tag, di vocazione artistica e gentryfication. Superato lo scoglio dell’inizio, la lettura si fa via via piu’ fluida e coinvolgente. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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