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Narrativa italiana  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Caliceti Giuseppe - Il busto di Lenin

Il busto di Lenin TitoloIl busto di Lenin
AutoreCaliceti Giuseppe
Prezzo
Sconto 15%
€ 10,20
(Prezzo di copertina € 12,00 Risparmio € 1,80)
Dati2004, 160 p., brossura
EditoreSironi  (collana Indicativo presente)
 Disponibile anche in ebook a € 11,90

Disponibilita immediata
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Descrizione
Un gruppo di irriducibili pensionati emiliani, tra il 1989 e il 1991, di fronte allo sgretolarsi dell'URSS e alla scelta del Partito Comunista Italiano di cambiare nome, si stringe attorno al busto di Lenin che c'è nella piazza del paese, nell'estremo e disperato tentativo di difendere, soli contro tutti, i simboli e i valori della loro vita di compagni, partigiani, lavoratori. Tra pressioni politiche che spingono per la rimozione della statua e aggressioni vandaliche al monumento, i protagonisti si ritrovano a organizzare una "nuova resistenza" in difesa di Lenin. Un libro che racconta di una vecchiaia vissuta con orgoglio e combattività, ma anche di una profonda crisi d'identità individuale e collettiva.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

Giovani scrittori crescono. Fino a questo romanzo, Giuseppe Caliceti era il narratore dei suini, cioè dei tardo-adolescenti che vivono per la discoteca e hanno come obiettivo lo sballo e il rimorchio delle vagine, cioè delle ragazze. Sembra una cosa da niente, ma è a Caliceti che si deve forse l'allegoria più potente della letteratura italiana di questi anni. Ne era rimasto impressionato anche un lettore severo come Edoardo Sanguineti che, nella quarta di copertina di Battito animale , aveva identificato la discoteca con la società italiana. Era forse vero, e si può forse aggiungere che, alla dimensione simbolica, Caliceti sapeva unirne una sociologica: la discoteca come istituzione repressiva, universo concentrazionario senza possibilità di uscita. Non era magari un'anticipazione del tragico Eccetera di Tadini, ma certo i punti di contatto erano evidenti. Colpiva, nelle prime opere di Caliceti, soprattutto l'invenzione linguistica, o meglio la reinvenzione di un gergo giovanilistico che abbondava magari in parolacce, ma sembrava alla fine del tutto verosimile.

Era poi seguito un libro costruito con gli interventi di Caliceti sul sito www.Emilianet.it: senza allora saperlo, lo scrittore aveva inaugurato la moda dei blog, che oggi imperversano su Internet. Un libro originale, quasi - senza quasi - avanguardistico: una specie di cut-up di materiali disparati, dovuti d'altronde ad autori diversi.

Ora Caliceti si confronta con la forma-romanzo più tradizionale, e il risultato è eccellente. C'è intanto una bella storia, che al suo autore, con ogni evidenza, piace molto. È quella di un gruppo di pensionati comunisti di Cavriago, paesino nei pressi di Reggio Emilia, che assistono sgomenti ma combattivi alle grandi trasformazioni politiche e onomastiche che avvengono tra il 1989 e il 1991. Tra loro, spicca la figura di Libero, che si elegge a custode del busto di Lenin nella piazza del paese, e coinvolge nell'operazione anche gli altri suoi amici.

A rileggere ora i patimenti di Achille Occhetto, le diatribe sul nome da dare al nuovo partito, le resistenze di chi non vuole abbandonare lo storico simbolo della falce e martello, si direbbe che questo sia quasi un romanzo storico. Non lo è in senso stretto, ma certo del romanzo ha la tenuta narrativa impeccabile e la lingua, veloce, molto efficace soprattutto nei dialoghi.

È anche un romanzo comico, non ironico, perché in Libero c'è forse, con ogni cautela, anche un po' di Caliceti. La quarta di copertina suggerisce il nome di Guareschi. Può darsi, ma Caliceti è scrittore ben più fine di Guareschi e in ogni caso le posizioni ideologiche sono agli opposti. Perché in questo Busto di Lenin l'ideologia ha una sua importanza. Libero-Caliceti non crede al suo superamento. Non è attaccato al comunismo come relitto più o meno nostalgico, ma non capisce come sia possibile che, anche alla Coop, per comprare non sia più necessario lavorare: basta pagare.

A un certo punto della narrazione, compaiono in questo libro anche i giovani. Qui è straordinaria l'abilità di Caliceti nella costruzione di un rapporto di amicizia prima diffidente, poi collaborativa, infine decisamente creativa fra Libero e i giovanotti con la maglietta di Che Guevara, che stampano il "Bolscevico", e alla fine Libero si affeziona tanto ai ragazzi che lo vende al bar San Remo, quello dei suoi ritrovi quotidiani.

Nella noiosa, improduttiva polemica sui romanzi italiani che non racconterebbero la realtà, Caliceti non è intervenuto. In parte, viene da malignare, perché ha un mestiere che lo occupa tutto il giorno (è maestro elementare). Forse, ma si direbbe di sicuro, Caliceti non è tipo da polemiche. Lui le storie da raccontare ce le ha e le racconta molto bene, come quasi nessun altro della sua generazione.

I vostri commenti
  Media Voto: 4 / 5

Stefano stefano.piccioli@daimlerchrysler.com (16-03-2007)
Ho letto per curiosità questo delirio: Il comunismo è stato è purtroppo in parte l'ho è ancora uno dei più grandi fallimenti dell'umanità, a chi ancora ne tesse le lodi dico che doveva nascere in Uzbekistan o Georgia negli anni 30'
Voto: 1 / 5
alex1168 alessandro@eurofer.net (04-01-2006)
Questo libro mi ha ricordato mio nonno Giuseppe. Bel libro, simpatico, scritto bene e diretto.
Voto: 5 / 5
Marco il libraio (04-01-2005)
Di cosa dovrebbe vergognarsi Libero, un comunista emiliano avanti con gli anni, quando nel 1989 il blocco dei paesi dell'Est si sgretola e il Partito Comunista Italiano cambia nome ? La risposta di Libero è al tempo stesso politica e umana, e riempie dall'inizio alla fine questo prezioso libro di Giuseppe Caliceti. Libero risponde attaccandosi al busto di Lenin che domina una delle piazze di Cavriago, il suo paese, in provincia di Reggio Emilia. E se il busto viene oltraggiato dai teppisti Libero organizza una vigilanza notturna insieme ai suoi compagni che si chiamano Palmiro, Pravda e Spartaco. E se i socialisti vogliono mettere in soffitta il busto Libero comincia a dare battaglia arrivando a interrompere polemicamente i comizi dei socialisti del posto. E se a rendere omaggio a Lenin a Cavriago non arrivano più le delegazioni sovietiche ma solo i giovani intelletualoidi in pellegrinaggio, Libero attacca a parlare anche con loro. E che affronti i teppisti, i socialisti o gli intellettualoidi, finisce che ha sempre ragione Libero. E con lui Cavriago, Reggio Emilia e l'Emilia-Romagna, che da quegli ideali di giustizia e di progresso hanno fatto germogliare una civiltà. La migliore.
Voto: 5 / 5
gianluca aqualuna@iol.it (15-07-2004)
Mi unisco alle lodi di Gabriele Dadati.
Voto: 4 / 5
Gabriele Dadati gabrieledadati@hotmail.com (23-06-2004)
Bravo Caliceti, che fa una storia documentatissima e però leggibile, in un certo senso perfetta, con dei giri di parole e delle trovate che la rendono tutta emiliana. Bravo per l'ennesima volta, Caliceti.
Voto: 5 / 5

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