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Garlini Alberto - Fútbol bailado | Italia, primavera del 1975. Nei pressi di Mantova, Pier Paolo Pasolini sta girando Salò o Le 120 giornate di Sodoma. Poco distante, nei dintorni di Parma, Bernardo Bertolucci lavora al film Novecento. Nel giorno del compleanno di Bertolucci, il 16 marzo, viene organizzata una partita di calcio tra le due troupe. Il campo è quello della Cittadella, a Parma, intorno al quale sono raccolti tutti i protagonisti di questa storia: Pasolini, Bertolucci, ma anche Alberto, un bambino intimorito dalla solitudine, e Vincenzo, un terrorista nero con una agghiacciante missione da compiere. Alberto Garlini racconta attraverso le vicende dei suoi protagonisti la perdita dell'innocenza di un intero Paese, di cui la figura di Pasolini è l'emblema.
11 recensioni presenti. Media Voto: 4.45 / 5Daniele (06-07-2011) Garlini parla molte lingue in questo bel romanzo: la lingua del calcio, dolce e poetica degli anni d'oro e per improvvisare interminabili partite bastava un pallone, un paio di persone e, via, ogni posto diventava un campo? Cortiletti, posteggi degli autogrill, strade in disuso, aiuole davanti ai monumenti, ad Assisi, a Siena, a Porzûs, commemorando l'eccidio partigiano?
Parla la lingua del cinema, riuscendo a far incontrare due capolavori della cinematografia italiana come "Salò" e "Novecento", mettendoli davanti ad uno scontro diretto, undici contro undici e anche qui con un pallone in mezzo?
Parla la lingua della biografia, accompagnandoci per mano nella storia intima di Pasolini e della sua vita, dalla giovinezza alle passioni adolescenziali, dall'amore spezzato per il cinema fino a quell'assurdo 2 novembre del '75, giorno di una morte voluta, quasi cercata, comunque aspettata.
Parla la lingua della storia, descrivendoci un'Italia magica dei giorni andati, quando un'intera nazione era un coacervo di vite intrecciate come fosse una saga familiare, tutti uniti più da un vincolo spirituale che di sangue.
La lingua dell'amicizia, quella fra un campione ormai al termine della sua corsa e di un bambino che vuole a tutti i costi vedere la finale del mondiale di Spagna?
E tutte queste lingue, tutte le parole, i diversi piani del romanzo, si compongono pagina dopo pagina trasportandoci in un passato troppo giovane per essere mitico ma non troppo lontano per non essere ancora attuale. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
luca (25-01-2007) Lo che sembra paradossale, ma il difetto più grande che ha il libro di Garlini è che lui sa di essere un bravo scrittore, e non fa nulla per nasconderlo.
Certi passaggi, a lungo andare, risultano stucchevoli, autoreferenziali, forzatamente "lirici". Questo, inevitabilmente, fa perdere ritmo alla storia e allunga troppo il romanzo. 100 pagine in meno non avrebbero tolto nulla al romanzo, anzi, l'intero tessuto narrativo ne avrebbe giovato.
Peccato.
Potenzialmente, uno dei miglori scrittori italiani in circolazione.
Potenzialmente. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Roberto Pazzi (12-03-2005) Un libro che emoziona e riporta la mente ad anni non vissuti ma sentiti. E' bello ritornare ad emozionarsi con un libro che parla della storia del nostro paese attraverso vicende note e meno note. Un libro consigliato di cuore a tutti colore che non hanno perso il desiderio di vivere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giorgio (08-03-2005) Su un problema universale come il rapporto fra il bene e il male nella coscienza e nella storia dell'uomo, Garlini ha scritto un romanzo ad alta tensione civile, con perfetta tecnica da racconto a incastro. O da film. Un romanzo liberatorio, da non perdere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
loris (08-03-2005) 'Futbol bailado' intreccia diversi fili: il calcio (lo scandalo scommesse '80, il mundial '82, la strage dell'heysel... ), il cinema e la poesia (nella persona di Pasolini), la
politica (terrorismo nero e stragi), la trascendenza (la vita di S.Francesco e la passione di Cristo). Il tentativo e' quello di raccontare il passaggio dalla seconda meta' degli anni '70 ai primi anni '80, inscrivendoci
una sorta di perdita dell'innocenza che tocca in ugual modo calcio e societa'
civile. Il tono e' lirico e questo produce momenti molto intensi e altri che invece risultano un po' artificiosi. Il prologo ha ricordato anche a me il De Lillo di 'Underground'. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Federico (05-01-2005) Finalmente un libro ITALIANO di gran livello. Scritto divinamente. Molto belli i richiami alla vita di San Francesco e a Gesù, funzionali alla poesia del futbol bailado e per nulla manieristici. Consigliato vivamente. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
sober (04-01-2005) eccesivamente prolisso e poco convincente in special modo nelle figure "cardine" dell'opera, ma con molte pagine intensamente liriche. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
berni mosbern@unifi.it (23-12-2004) Due sono i libri che a fine anno segnalo convinto come i due migliori dell'anno in assoluto in Italia: "Assandira" di Giulio Angioni (Sellerio) e questo "Fùtbol bailado" di Garlini. Così diversi ma così ugualmente potenti, Assandira per concisione e Futbol bailado per abbondanza da piena fluviale. Belli, maturi, indimenticabili. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
totò (18-11-2004) Un libro struggente, che si legge in un soffio nonostante la mole. Erano anni che non mi capitava di leggere un romanzo così completo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
FRANCESCA (18-11-2004) Finalmente un vero romanzo, forse uno dei pochi veri romanzi nella narrativa italiana di questi tempi. Mi ha ricordato un po' Don De Lillo: credo non servano altri commenti. Ringrazio il Giornale per avermelo segnalato. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Michele (15-11-2004) Ho letto su tuttolibri della stampa che questo è il più bel romanzo delle ultime stagioni. Mi sono incuriosito, l'ho letto subito, tra sabato e domenica, tutto d'una fiato. E' vero, è uno dei più bei libri delle ultime stagioni. Ha una magia unica: personaggi bellissimi, la storia d'Italia vista sotto il segno dell'innocenza e della violenza, una scrittura limpida. E un ritratto di Pasolini vitale e struggente. Finalmente un romanzo italiano che sta al passo dei grandi romanzi americani. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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