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Ferrarotti Franco - Il potere | Il potere è stato analizzato come prerogativa dei vertici sociali ed è stato quindi visto dall'alto. Il punto di vista adottato in questo volume è quello dei cittadini che costituiscono la base della società e che quello stesso potere considera sudditi. Alla base dello studio è il tentativo di illuminare i motivi dell'obbedienza al potere da parte dei cittadini. Le teorie che fanno risalire questo fenomeno a un impulso a venerare o agli interessi economici non spiegano alcuni fenomeni, come l'affermazione dei regimi dittatoriali nel ventesimo secolo. L'autore offre una concezione dei gruppi dirigenti che include i gruppi governanti e quelli influenzanti e ipotizza una transizione del potere, da prerogativa personale a funzione razionale collettiva.
| La recensione de L'Indice |

Questo libro contiene saggi pubblicati in epoche diverse, ma accomunati dal tema che più di altri contraddistingue lo studio scientifico della politica. Oltre alla condivisione del tema, i vari saggi trovano un minimo comune denominatore nell'intenzione dell'autore di portare alla luce una propria personale definizione di potere. Lo studio di Marx, Dahrendorf, Weber, Mosca, Pareto e Gramsci, ovvero il ripensare l'insegnamento dei classici, offre l'occasione per sottolineare due questioni. Anzitutto, l'assunto che il potere è fenomeno sociale complesso, e quindi si presenta al contempo come "struttura" e come "relazione". È quindi una posizione oggettiva di dominio determinata dal possesso esclusivo e/o prevalente delle risorse decisionali e gestionali della vita associata. Al tempo stesso è un rapporto che presuppone comunque la presenza degli altri, sia pure in una configurazione asimmetrica. Questo aspetto suggerisce di non trascurare il ruolo che il consenso svolge nell'istituzione e nel consolidamento di un qualsiasi potere. Di grande interesse le pagine che Ferrarotti dedica al confronto teorico fra Lenin e Gramsci. Per il primo contava prendere il potere politico centrale, la società socialista sarebbe venuta in seguito; per il secondo vittoria politica e riforma morale e intellettuale della società dovevano essere contestuali. Solo allora la rivoluzione sarebbe stata profonda e duratura: restando processo in fieri a due livelli. Ed ecco la seconda questione: il potere, identificabile con la verticalità del fenomeno politico, può anche essere osservato e analizzato "dal di sotto", fra le trame delle relazioni sociali. Si consideri l'immagine che si forma presso i destinatari degli atti potestativi. Ci si renderà così conto che esiste un potere come imposizione e un potere come "autorità autorevole". Si conferma che il potere vincente è forza più legittimità. Danilo Breschi |
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