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Corso Gregory - Poesie. Mindfield-Campo mentale. Testo inglese a fronte |
Poeta maledetto, Gregory Corso rappresentò pienamente lo spirito di ribellione ai conformismo nella stagione della Beat generation. Autore di grande finezza e potenza, originalissimo erede dell'amato Shelley, fece dei suoi versi un diario esistenziale, animato da visioni drammatiche e sempre irriverente, spesso al confine dell'assurdo e del non-senso. L'antologia qui presentata è stata curata da Corso stesso e contiene il meglio delle sue raccolte poetiche, insieme ad alcuni inediti, ed è arricchita dai disegni dell'autore e dalle presentazioni di Allen Ginsberg e William S. Burroughs.
| La recensione de L'Indice |
 Abbiamo qui di fronte il viso buono del beatnik, il caso tutto americano del bambino di strada che si emancipa attraverso la poesia ("Andavo tutto il tempo in biblioteca e leggevo i libri che potevo") e rimane a essa devoto per tutta la vita, pur non rinunciando alla vita. Corso viaggia il mondo, è alcolista, eroinomane, segue tutte le regole del dérèglement statunitense, si riproduce almeno cinque volte, campa fino a settantuno anni. E tutto, diremmo a leggere questo volume quasi soltanto per l'ebbrezza di poter scrivere ancora una poesia. Corso, e perciò la sua scrittura, ha la saggezza pratica dell'immigrato italiano: come per lui le droghe sono un vizio in tutto uguale all'alcolismo di un minatore di Zola, e non un atto culturale, così il verso libero, l'esclamazione, l'irrisione, l'aforisma, la deriva allucinogena, sono soltanto "buone maniere" per tornare al nocciolo della poesia e della vita, alla visione stupita, dopo il delirio, del "semplice elefante", dell'inarrivabile semplicità del creato. In A Difference of Zoos, dopo aver invocato una compagine di chimere psichedeliche nella sua camera d'albergo, il poeta conclude: "La stanza finì per diventare insopportabile! / Andai allo zoo / e ah grazie a Dio il semplice elefante". In questo libro, nel volto vitale e non vitalista della generazione beat, negli alti altissimi e candidi di Corso raggiungiamo continuamente il grato orgasmo di chi si affranca dei propri limiti, siano essi culturali o individuali. Pertanto, ogni volta che Corso, grazie all'esercizio poetico, alla devozione per i poeti del passato e all'amore per la vita ("Con un amore un delirio per Shelley (
) e l'affamato guaito della mia gioventù"), leva la testa sopra se stesso e sopra il proprio tempo, incontriamo il corpo bianco della poesia, l'être de beauté. Corso ci porta là, con la tenacia l'inciampo la furbizia l'estrema franchezza del suo verso, e là ci lascia, con una discrezione paterna, in sua compagnia. Lorenzo Carlucci |
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