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De Roberto Federico - I viceré. Ediz. integrale | Con "I Viceré" De Roberto raggiunge la pienezza e la forza espressiva del capolavoro. In questo romanzo storico, paragonabile per impianto e grandezza a "I Buddenbrook" di Thomas Mann, l'autore crea un equilibrio perfetto fra la rappresentazione del "decadimento fisico e morale d'una stirpe esausta" e le vicende dell'unificazione italiana. Il libro racconta la saga di una grande famiglia aristocratica siciliana di ascendenza spagnola, gli Uzeda. A partire dalla fatidica morte della capostipite, le vicende familiari si dipanano sullo sfondo di una Sicilia feudale e borbonica; e d'altra parte, la storia della Sicilia e dell'Italia entra, a poco a poco ma inarrestabile, nel recinto familiare.
Media Voto: 3 / 5S.A. (16-04-2012) Un romanzo corale che è decisamente un capolavoro della nostra letteratura. Ingiustamente sottovalutato dalla critica italiana. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alberto (06-04-2011) Che dire di questo romanzo? Non si tratta di un romanzo storico alla Manzoni, non si tratta di un romanzo verista alla Verga, non c'è interesse per l'analisi psicologica dei personaggi.
Nel suo tentativo di fare una narrazione totalmente esterna il povero De Roberto ha dovuto rinunciare a tutto: alla presenza di un protagonista, alla presenza di un narratore, ad ogni altro artificio tipico del romanzo.
La lingua e lo stile sono certo superiori a quelli del Verga, peccato che il De Roberto sostanzialmente non parli di nulla. I romanzi di Verga possono piacere o non piacere, ma almeno hanno una trama. Qui abbiamo invece le stesse vicende famigliari che si ripetono noiosamente per tutta l'opera: morti, funerali, eredità, litigi, ecc.
Confinate sullo sfondo le vicende dell'Unità d'Italia; non si può dire che il De Roberto sia contrario all'Unità nazionale, sembra che non gliene importi nulla ed è ben difficile capire cosa importi a questo autore.
Opera divisa in tre parti da nove capitoli ciascuna, vede la trama animarsi soltanto nel capitolo conclusivo di ciascuna parte. Pare che l'autore dorma fino al capitolo nove di ogni sezione, per poi risvegliarsi e dire finalmente qualcosa di significativo.
Volendo risparmiare carta il romanzo potrebbe essere ridotto a tre capitoli: i capitoli noni che chiudono ogni sezione.
Troppi, troppi personaggi, i quali per di più non ci vengono nemmeno presentati in un bel quadro d'insieme alla Manzoni, semplicemente appaiono in scena come se nulla fosse, come se il lettore li conoscesse da sempre.
L'opera è certo ben curata nello stile ma ciò che racconta è di una noia esasperante; si tratta di un libro lunghissimo le cui vicende principali si potrebbero riassumere in quattro o cinque righe. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
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