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Verga Giovanni - Storia di una capinera. Ediz. integrale | Scritto nel 1869 e pubblicato in volume nel 1871, questo primo romanzo di Verga ha goduto di una grande fortuna. Scritto in forma epistolare, è tratto da un'esperienza autobiografica. Le lettere che la giovane Maria, costretta dal padre alla vita del convento senza vocazione, scrive all'amica Marianna durante un breve soggiorno con la famiglia in campagna, testimoniano del suo turbamento di giovane novizia che al di fuori della vita monacale riscopre nuovi orizzonti, e soprattutto l'esistenza dell'amore che, osteggiato da tutti, crescerà in lei assumendo una tensione parossistica.
Renzo Montagnoli renzo.montagnoli@gmail.com (19-10-2011) Siamo ancora assai lontani dal Verga più maturo, da quello di maestro nel verismo, eppure già si notano caratteristiche che resteranno inalterate, come la compassione per gli sventurati, con l'acquiescenza tuttavia a un ordine costituito immutabile, sicché le condizioni di vita, e le vite stesse, restano rinchiuse irreparabilmente nei confini e nei limiti della propria classe.
Pur tuttavia, la narrazione, benchè in forma epistolare, è snella e accattivante, e poi non c'è cuore che possa resistere alla vicenda di Maria, novizia non per vocazione, ma per imposizione, e se poi a ciò aggiungiamo l'amore che essa reclama e che provocherà ancor di più la volontà di recluderla in convento, è evidente che si toccano corde intime, più che tocchi stilettate, che finiscono per coinvolgerci oltre misura. E quanto più ardente è la passione, quanto più assoluta è la disperazione per l'impossibilità di coronare un legittimo desiderio, tanto più finiamo con l'essere partecipi, avversando la perfida matrigna e impietosendoci per la povera fanciulla.
Sono esternazioni di sentimenti portate all'eccesso, quei grandi amori e quelle profonde delusioni tanto care al romanticismo, ma che fanno presa indubbiamente, visto che ancor oggi il romanzo è largamente apprezzato.
Fra l'altro, dallo stesso, è stato tratto un film per la regia di Zeffirelli che, anche per sua natura, ha accentuato impeti e struggimenti, con notevole consenso da parte degli spettatori.
Del resto, io stesso, se dovessi valutarlo per il pathos che mi crea, dovrei definirlo un capolavoro, ma se guardo con tono più distaccato concludo che sicuramente non lo è, pur restando un buon romanzo, la cui lettura è indubbiamente consigliabile. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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