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Narrativa straniera  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Ferris Joshua - E poi siamo arrivati alla fine

E poi siamo arrivati alla fine TitoloE poi siamo arrivati alla fine
AutoreFerris Joshua
Prezzo
Sconto -15%
€ 14,45
(Prezzo di copertina € 17,00)
Dati2006, 398 p., brossura
TraduttoreBagnoli K.
EditoreNeri Pozza  (collana Bloom)
 
Disponibile anche usato a € 8,50 su Libraccio.it

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Descrizione
Una grande agenzia di pubblicità sulle rive dell'immenso lago di fronte a Chicago, nel cuore dei grattacieli più antichi d'America. Qui, tra open space e cubicoli, tra computer e stampanti, si svolge la commedia umana di un gruppo di giovani spregiudicati e sognatori, cinici e brillanti, che ogni mattina, fatalmente, si incontra nello stesso luogo: in ufficio. Carl, Karen, Benny, Amber, Jim sanno tutto di tutti. Sanno che Tom è pazzo, e che Lynn, il boss, ha un tumore al seno. Sanno che il vecchio Brizz se la passa male ed è finito nella classifica di Quale vip muore prima, anche se non e una celebrità. Sanno chi ha nascosto il sushi dietro la libreria di Joe. Sanno con chi se la prende Marcia quando ha inviato una mail a Genevieve in cui c'è scritto: "È davvero irritante lavorare con persone irritanti". Conoscono ogni pettegolezzo, ogni storia d'amore, ogni invidia e segreta generosità. Sanno chi è nelle grazie del capo e chi verrà fatto fuori. Sanno tutto di tutti perché quell'ufficio è ormai la loro vita. E in quelle stanze, tra corridoi e scrivanie, scopriamo un mondo, l'universo intero della nostra gioia e del nostro scontento, l'affetto e la competizione, lo struggimento e il disprezzo, il desiderio e la privazione, in fondo la vita stessa, perché nessuno ci conosce davvero quanto le donne e gli uomini che ogni giorno ci siedono accanto.

I vostri commenti
20 recensioni presenti.  Media Voto: 3.5 / 5 | Invia recensione

Lorso57 (02-01-2013)
Molto significativo, specialmente per chi lavora in ufficio. Rivalità, gioco di squadra per raggiungere un obiettivo comune, problemi personali che chiunque può avere e che interferiscono forzatamente con il lavoro e con il rapporto che si è sviluppato con i colleghi. Ferris ci descrive tutto ciò con abilità senza nascondere o evitare sviluppi amari o addirittura tragici. L'unica cosa che non ho apprezzato e che mi ha dato un po' noia è stata l'insistenza ripetuta nell'uso dei flashback. Non mancano pagine toccanti e traboccanti di verità e di vita vera e vissuta come le imperdibili riflessioni di Lynn alla vigilia di un giorno molto importante nella sua vita. Interessante e stimolante.
Voto: 3 / 5
Foxtrot (27-01-2012)
Dispiace che di fronte a un libro del genere qualcuno si sia annoiato, o abbia fatto fatica a andare avanti, o addirittura non l'abbia capito. A mio avviso, "E poi siamo arrivati alla fine", è un libro considerevole: di una ironia affilata come un rasoio, pieno di inventiva, di trovate. Ce ne fossero, di libri del genere! Mi dispiace soltanto che nel libro successivo, "Non conosco il tuo nome", Ferris abbia cambiato completamente registro,sperperando la sua notevole vena ironica. Consigliatissimo!!!
Voto: 5 / 5
elisa (04-09-2011)
Entusiasmante, ironico, originale, realistico, bello - non credete a chi dice il contrario!
Voto: 5 / 5
Patrizia Giovannetti (12-03-2010)
è un bel libro, ma forse avrebbe potuto essere più stringato, spesso è ripetitivo. capisco che non interessi e non venga capito da chi non ha esperienza di grandi ambienti di lavoro popolati da tante persone, soprattutto in settori "creativi". contrariamente ad altri pareri espressi qui, ho trovato una buona idea parlare al noi, dà la dimensione del gruppo. e mi sono piaciute anche le parti "serie": un cammeo il racconto di come il boyfriend prepara una lei terrorizzata all'operazione di cancro.
Voto: 4 / 5
Antonella antonelladr3@libero.it (14-07-2008)
Nelle prime pagine non si capisce niente. Non sono riuscita ad andare avanti. Il puù brutto libro dell'anno. Non leggetelo e soprattutto non compratelo!
Voto: 1 / 5
sasso sasso67@aruba.it (08-03-2008)
Non è un romanzo perfetto: a momenti sfiora la noia ed immagino che la sensazione sia accentuata per chi non abbia mai lavorato in un ufficio. Però Ferris, pur non avendo le qualità narrative di un Franzen o di un Lethem, si capisce che ha del talento di scrittore.
Voto: 3 / 5
Gaia cucciola1980@hotmail.com (17-01-2008)
Questo libro me l'ha regalato un'amica x natale, non è gran chè..All'inizio non ci capisce niente con tutti quei nomi di personaggi ma leggendo man mano piu'avanti si prende forma qualche personaggio. Cmq sia niente di che, a volte l'ho trovato noioso e monotono. ci sono di meglio!!!
Voto: 2 / 5
Matani (14-01-2008)
Ho seguito i consigli precedenti, scollinare - scollinare, però pur avendo superato la metà da tempo, il libro non si è ancora rivelato avvincente o interessante. Anzi, faticoso e noioso. Lettura sconsigliata.
Voto: 1 / 5
Zac (08-01-2008)
Ci vogliono un po' di pagine per entrare nelle vicende descritte da Ferris, per ricordarsi i nomi e le vicende di ognuno, ma poi ti prende e non puoi fare a meno di andare avanti anche se ogni tanto risulta un po' faticoso districarsi tra le numerose parentesi che si aprono senza chiudersi. Comunque piacevole e da laggere
Voto: 4 / 5
Laura (24-11-2007)
L'ho comprato di getto dopo aver letto i super commenti, ma io l'ho trovato soporifero, da intervallare con altre letture!!!!!
Voto: 1 / 5
Mirko mirpil@tiscali.it (17-11-2007)
"Il rumore delle nostre vite che scorrono" scrive Nick Hornby di questo libro. Non c'è definizione più azzeccata per descrivere l'opera prima di Joshua Ferris, che, uscita in anteprima mondiale in italia presso neri pozza, ha poi scalato le classifiche americane. è stupefacentemente reale, ma in un modo naturale, non costruito, a tratti malinconico ma dannatamente divertente. C'è di tutto in questo *e poi siamo arrivati alla fine*: dal cancro al seno di Lynn, le battute fuori luogo luogo di Jim, il cinismo di Karen, la simpatia di Benny, la pazzia di Tom, il dolore di Janine..... non resta altro che leggerlo e dopo, vi assicuro, inizierete a classifichare le persone come nel romanzo..... Ecco un'estratto: “Il lunedì mattina ci affrettavamo a tornare e a fingere di lavorare […]Hank Neary tirò fuori una citazione ed educatamente gli dicemmo di ficcarsela nel culo. >. Disse di non ricordare se era di Ovidio o d’Orazio e noi rispondemmo che non ce ne importava un accidente di quello che aveva detto Ovidio d’Orazio. Ovidio d’Orazio non aveva capito niente della morte e del lavoro”. Noi volevamo morire su una barca. Volevamo morire su un'isola o in uno chealet di montagna o in una fattoria di quattro ettari con una finestra aperta da cui entrava un abrezza gentile"
Voto: 4 / 5
Loris (21-03-2007)
Lettura interessante per chi spende la maggior parte della giornata in ufficio e finisce spesso per confondere questo microcosmo con l'intera esistenza. A dispetto della locazione americana e della scelta settoriale (un'agenzia pubblicitaria), ci si ritrova col familiare spettacolo di amicizie e lotte di potere, flirt e antipatie feroci. Si sorride, certo, ma, quando lo spettro della recessione avanza, il clima cambia e le domande sul senso ultimo di tutto questo fare riaffiorano ineludibili. E pochi hanno risposte salde. Difficile rinunciare all'apparente sicurezza della routine, anche quando ci si sente non realizzati. Più facile che sia l'azienda a risolvere il dilemma, dando il ben servito con 'il volo alla spagnola'. Ma forse la vita è altrove, come pare suggerire la carrellata finale di matrimoni e figli. Ferris ha confezionato un romanzo assolutamente 'contemporaneo', perfetto per gli intenti della Bloom. Come lui stesso afferma (per bocca di Hank), ha accantonato il furore del pamphlet sociale in favore di una narrazione più attenta all'umanità dei personaggi. Il risultato è un misto di ironia e malinconia che accompagna piacevolmente il lettore, specie quello abituato a muoversi nei cubicoli di un open space.
Voto: 4 / 5
Simone simociccio@tiscali.it (11-02-2007)
Secondo me per apprezzare questo libro bisogna solo riuscire a scollinare. Superato lo scoglio dei molti nomi, della prima persona plurale, dello stile narrativo, il libro diventa davvero avvincente e alla fine di trovi a dire: sono loro, siamo noi. Simone
Voto: 4 / 5
Cavanaugh (27-01-2007)
Capolavoro della nuova letteratura americana. Ca-po-la-vo-ro. Ho detto tutto.
Voto: 5 / 5
angela (16-01-2007)
un buon romanzo, con qualche eccesso nella ricerca dell'autenticità che però non disturba poi tanto. lettura consigliata.
Voto: 4 / 5
Enrica (08-01-2007)
Io ho apprezzato la trovata dell'io narrante in prima persona plurale, l'idea di dedicare la storia alle dinamiche di gruppo tra colleghi in ufficio (è facile riconoscervi un pochino della nostra quotidianità) e... le pagine non tagliate a filo. Forse non un capolavoro, ma comunque un libro ironico, divertente e ben scritto.
Voto: 4 / 5
Franco bolognamare@yahoo.it (12-12-2006)
E' un libro da digerire lentamente, molto utile e "consolatorio" se dopo anni di lavoro di ufficio si comincia a desiderare una vita diversa. Personalmente lo trovo un libro terapeutico e utile a ridimensionare positivamente sogni e illusioni. Stilisticamente ben scritto, forse 100 pagine in meno non avrebbero guastato. Lo trovo a tratti un pò esagerato ma l'america si sa non conosce mezze misure. Nel complesso lo consiglio a tutti gli impiegati (non pubblici).
Voto: 4 / 5
Alecs (11-12-2006)
Trendissimo. A tratti triste a tratti esilarante: proprio come la vita quotidiana dei moderni topi di ufficio delle grandi Companies. Da leggere.
Voto: 4 / 5
sergio.marcon (07-12-2006)
All'inizio si rimane disorientati dalla valanga di nomi che ti si scaraventa addosso, sono i protagonisti della vicenda, gli impiegati di una agenzia pubblicitaria di Chicago. A poco a poco si familiarizza e si è catapultati nelle loro vite. Le vicissitudini dei personaggi, Copy, Art director, impiegati in varia posizione gerarchica, sono narrate al passato, in prima persona plurale. Questo espediente e l'imminente minaccia di licenziamento che aleggia su gran parte dei protagonisti da un senso di lontana inquietudine, un "è stato così ma poteva andare diversamente, forse meglio... forse peggio". I meccanismi dei flussi delle informazioni private e professionali che scorrono attraverso i cubicoli(così vengono chiamate le postazioni degli impiegati)sono rese con realismo anche se non posso che rimanere stupito (io misero impiegato in aziende nordestine)dalle numerose mezze ore passate tra chiacchere, caffè e cioccolate ma sicuramente i creativi hanno ritmi ben diversi di noi poveri executive.N. Hornby trova il libro divertente, io tristissimo, la quotidianità banale e l'irrinunciabilità per ovvie ragioni di convenienza di uno(quello) straccio di lavoro, che può essere il mio o il nostro, mi da un senso di struggente ineluttabile destino a cui nessuno può sottrarsi.
Voto: 3 / 5
Max (10-11-2006)
Carino, fa riflettere. E' comunque un qualsiasi ufficio di una grande società, ve lo garantisco. Potrebbe essere a prima vista un libro leggero. Invece è un libro profondo, in alcune pagine commovente, in altre divertente in altre ancora drammatico. Da leggere per essere di tendenza ma non solo.
Voto: 5 / 5
Recensioni 1 - 20

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