|
|  |
Mendelsohn Daniel - Gli scomparsi |
"Gli scomparsi" è la storia di un viaggio, cinque anni intorno al mondo, per cercare di rispondere a una domanda che Daniel Mendelsohn aveva posto molti anni prima, quando era ancora bambino: cosa è davvero accaduto allo zio Shmiel e alla sua famiglia durante l'Olocausto? Le favolose storie del nonno raccontavano di un'infanzia passata nella città di Bolechow, Ucraina, all'inizio del secolo, ma si interrompevano intorno al destino del fratello, di sua moglie e delle quattro figlie. I membri della famiglia evitavano di parlare del misterioso Shmiel, tranne qualche sussurro o imbarazzata conversazione in yiddish, ed è da questi frammenti che Daniel inizia fin da bambino a interrogarsi sui misteri della vicenda. Molti anni dopo Mendelsohn scopre una serie di lettere disperate che Shmiel indirizza al nonno nel 1939 e è colpito dai frammentari racconti di un terribile tradimento. Decide allora di trovare i testimoni del destino dei suoi parenti, gli unici dodici ebrei di Bolechow ancora in vita, in una ricerca che lo condurrà assieme al fratello Matt (un fotografo professionista le cui immagini illustrano il libro) a attraversare quattro continenti e a confrontarsi con le abissali discrepanze tra la verità e la finzione, tra il ricordo e i fatti, tra il racconto e la realtà. Il viaggio giungerà infine in Ucraina, nel paese dove ebbe inizio la storia della sua famiglia e dove lo attende la soluzione di un enigma che non aveva trovato risposta.
| La recensione de L'Indice |
 Non spaventi l'intricato albero genealogico che apre lo splendido, ammaliante, voluminoso libro di Daniel Mendelsohn (Long Island, 1960), ebreo americano di terza generazione che nel mezzo del cammin di sua vita decide di recuperare dall'oblio la memoria del prozio materno Shmiel Jaeger, annientato con la moglie e le quattro figlie durante l'occupazione nazista del paesino polacco di Bolechow, ora in terra ucraina. L'impianto familiare, le correlazioni, le memorie intime, che ammantano la prima parte del libro e danno testimonianza delle motivazioni personali dell'autore, nel corso delle pagine si stemperano, sostituite dal determinato peregrinare di Mendelsohn che dall'Ucraina agli Stati Uniti, dall'Australia a Israele, da Vienna alla Danimarca, spesso in compagnia dei fratelli, va cercando testimoni diretti delle Atkionen naziste (e ucraine) che tra il 1942 e il 1943 avevano praticamente cancellato la presenza ebraica nel paese d'origine. Mendelsohn, in maniera non dissimile da quanto ha fatto Lanzmann nel suo Shoah, interroga i sopravvissuti, con ma grande partecipazione emotiva, sempre silenziosamente confrontando i nuovi dati che apprende con la conoscenza pregressa dei fatti. A tutti pone la medesima domanda: "Vi ricordate di Shmiel e della sua famiglia?". La moltitudine di risposte, a volte reticenti, spesso imprevedibili, ricostruisce il tessuto familiare e, con esso, il destino di una comunità prima annientata e poi (nei suoi rari superstiti) dispersa ai quattro angoli del mondo. Memorabili, a questo proposito le scene ambientate a Sidney e in Israele dove l'ambiente assolato salotti lucidi e luminosi, soprammobili immacolati e tersi si amalgama perfettamente con il racconto straziante della violenza e della bestialità dei tempi di guerra. Fin qui il libro, vincitore tra l'altro del Prix Mèdicis nel 2007 e finalista al prossimo Adei-Wizo italiano, non si discosta da analoghe prove letterarie sull'argomento. Mendelsohn, in più, vi aggiunge corposi inserti della Torah, ne secolarizza l'insegnamento, accostandolo alle vicende storiche e individuali. Ma soprattutto, quel che rende Gli scomparsi, a mio avviso, testo unico e paradigmatico, è l'analisi che emerge dai caratteri dei testimoni, più che dalle testimonianze che questi rendono durante l'indagine e il ruolo che, pagina dopo pagina, assume l'investigatore, così coinvolto emotivamente. I testimoni, agli occhi e alle orecchie di Mendelsohn, raccontano non soltanto le distanti vicende di Bolechow, ma anche il loro essersene allontanati, salvo a dovervi ritornare, per rispondere alle domande discrete ma inflessibili dello scrittore. Di non minore rilevanza, anzi direi quasi essenziali nella riuscita del libro, sono lo stile di Mendelsohn, le sue qualità superbe di letterato, la padronanza che dimostra nelle strutture affabulatorie e la costruzione a spirale del periodare che spesso sembra avvolgersi su se stesso, avvitarsi per scendere in profondità, trascinando il lettore in questo soltanto apparente divagare dall'assunto. A quel punto il lettore partecipa attivamente all'indagine, si domanda la ragione delle infinite variabili suggerite dall'autore e ne trova l'assunto, ne valuta la necessità e la pertinenza arrivando anch'egli a porre il sasso su quella pietra tombale di corpi privati di sepoltura che il libro finisce, laicamente, per essere. Filippo Tuena |
11 recensioni presenti. Media Voto: 4.18 / 5Rossella (25-10-2009) SPLENDIDO. SEMPLICEMENTE SPLENDIDO. Non ho altra parola per commentare questo libro meraviglioso, che è un atto d'amore verso tutte le persone che hanno vissuto un'orrore simile, che non dovremmo MAI dimenticare. Voto: 5 / 5 |
barbara pisano (24-01-2009) finalmente un bel libro!!!!!!!!!!!!era tanto che non leggevo qualcosa che mi tenessse sveglia.
Un libro che racconta l'olocausto in modo sereno senza odi o recriminazioni, un racconto di grande umanità con personaggi teneri e nello stesso tempo sofferenti che, non hanno dimenticato l'orrore vissuto ma che hanno avuto la forza di ricominciare veramente da zero.
Insolito nella narrazione ma di grande efficacia,lo consiglierei ai ragazzi insieme a Se questo è un uomo di Primo levi. Voto: 5 / 5 |
M. T. (21-01-2009) La lettura è impegnativa ma, superate le prime difficoltà, ci si addentra in una galleria familiare che prende tutta la nostra immaginazione. Voto: 5 / 5 |
kalimera (08-01-2009) Bellissimo, commovente, profondo. Ho perso qualche notte di sonno per leggere questo libro che è tutto: documentario, ricostruzione storica, viaggio della e nella memoria, ricerca e scoperta, viaggio e conoscenza. Definire l'autore uno scrittore mi sembra troppo riduttivo (senza nulla togliere agli scrittori): Daniel è contemporaneamente un ricercatore e uno storico che tuttavia tratta le informazioni raccolte con la delicatezza e l'umanità proprie del narratore/scrittore. Un viaggio terribile e nello stesso tempo affascinante nel periodo più nero e tragico della vecchia Europa visto con gli occhi e sentito con il cuore di chi l'ha vissuto in prima persona. Voto: 5 / 5 |
camilla (07-07-2008) E' un documento prezioso e unico. Il lettore si addentra nella Storia del ventesimo secolo attraverso la storia di una famiglia, pagine che entrano nell'anima e nel sangue e non l'abbandonano più. L'orrore, lo sgomento che si prova, rende quelle persone fratelli, figli. E' scritto in maniera avvincente, dissolvendo soltanto a poco a poco la fitta nebbia del tempo che sembra non potersi più diradare sulle singole vicende di uomini travolti dagli eventi. Una ricerca lunghissima per far riemegere vite dimenticate, cancellate, annientate che l'autore riporta infine alla luce. Una riflessione sul Male, sulla violenza che da sempre gruppi e individui esercitano uno sull'altro. La dimostrazione che soltanto la cultura, la Conoscenza, il riconoscimento del dolore dell'altro, può avvicinare gli uomini. Voto: 5 / 5 |
Lomax (15-06-2008) Questo libro è semplicemente UN CAPOLAVORO!! Seguendo Mendelshon nella sua ricerca degli "scomparsi", è possibile vivere l'esperienza dell'olocausto con occhi diversi da quelli didascalici dei libri di storia. Toccando con mano la quotidianità della tragedia -filtrata dalle parole di chi l'ha vissuta in prima persona- se ne può percepire l'impatto devastante sulla vita non solo dei "sopravvissuti", ma anche dei loro familiari e, più in generale, di tutti coloro che indirettamete ne sono stati toccati. Un viaggio che corre parallelo alla creazione del mondo narrata nella Genesi, dal fratricidio di Caino al viaggio di Abramo alla ricerca della Terra Promessa; una metafora per spiegare i complessi rapporti familiari o l'urgenza di trovare risposte ad una ricerca così complessa (e, in qualche caso, frustrante) da apparire, a tratti, ingiustificabile. Il tutto condito da uno sfoggio incredibile e mai gratuito di cultura, attraverso la citazione di episodi storici e/o mitologici (ad esempio la fondazione di Cartagine) destinati ad arricchire il bagaglio culturale del lettore più curioso. Un racconto davvero superbo, il cui unico neo sta nella prosa un po' elaborata (numerosi incisi all'interno della stessa frase, che sovente può durare un'intera pagina); passata, tuttavia, la difficoltà iniziale, le pagine scorrono che è un piacere e non si vorrebbe mai arrivare alla fine. Sconsigliato, ovviamente, a chi cerca un romanzo di narrativa tradizionale. Voto: 5 / 5 |
sabrina (13-05-2008) il libro è pesante, l'argomento è affascinante, l'idea ottima, però poteva mettere meno orpelli, soprattutto biblici. Voto: 3 / 5 |
Simone simociccio@tiscali.it (08-03-2008) Non sono riuscito a finirlo. Ok, il libro è un mattone enorme, ma l'ho trovato anche molto pesante nella scrittura, lento e dispersivo. Devo dire che è il primo libro Neri Pozza che mi delude. Voto: 1 / 5 |
Linda (03-03-2008) Il libro è sì interessante, ma troppo lungo.Lo stile è un po' sciatto e, talvolta, è difficle seguire il filo della narrazione. Voto: 3 / 5 |
k. (10-12-2007) Interessante libro-reportage sui drammi causati dall'olocausto, scritto con grande umanità. Da leggere se non altro per meditare. Voto: 4 / 5 |
anna (05-12-2007) Bellissimo. L'autore ha la capacità di farti sentire il calore della sua famiglia, la sua grande umanità,in un clima che ha la dolcezza melanconica di una canzone yiddish Voto: 5 / 5 |
|
 | I più venduti di Mendelsohn Daniel |
| Chi sceglie questo libro legge anche |
|
|