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Gary Romain - Le radici del cielo |
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Titolo | Le radici del cielo |
| Autore | Gary Romain | Prezzo Sconto 15%
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€ 11,90
(Prezzo di copertina € 14,00 Risparmio € 2,10)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2009, 487 p., brossura | | Traduttore | Capriolo E. |
| Editore | Neri Pozza
(collana Biblioteca) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| A Fort-Lamy, nell'Africa Equatoriale Francese, il centro d'attrazione è l'Hotel del Ciadien. Il caffè-bar-dancing è di proprietà di Habib, una canaglia col sigaro perennemente alle labbra, il sorriso beffardo che non si rivolge a nessuno in particolare, ma pare destinato alla vita stessa, e di un suo protetto: de Vries, un giovane esile, eretto, capelli biondi ondulati, che si fa vedere raramente a Fort-Lamy e trascorre il tempo a braccare la natura in tutti i suoi rifugi col suo bel fucile col calcio incrostato d'argento. Fino a qualche tempo fa il Ciaden era un luogo piuttosto desolato, poi è arrivata Minna, tedesca, bionda, un gran corpo vistoso, un passato da dimenticare alle spalle, e l'atmosfera è cambiata. Un giorno, mentre Minna è al bar intenta a scegliere i dischi per la serata, piomba sulla pista da ballo un uomo con un viso energico e un po' scuro, i capelli castani e ricciuti, che ogni tanto rigetta indietro con un gesto brusco. L'uomo ordina un rhum. Poi comincia a parlare a Minna. Non le dice né chi è né da dove viene, ma le parla degli elefanti, delle migliaia di elefanti che vengono uccisi ogni anno in Africa. Meravigliosi animali in marcia negli ultimi grandi spazi liberi rimasti al mondo, abbattuti senza pietà. E così, quasi senza accorgersene, Minna e Morel, il "francese pazzo", l'"avventuriero dello spirito" compiono l'uno verso l'altra i primi passi di un'avventura che diventerà leggenda in Ciad e in tutta l'Africa Equatoriale Francese.
Media Voto: 5 / 5mari (10-03-2011) Capolavoro assoluto.
Siamo nell'Africa Equatoriale Francese, nei primi anni Cinquanta.
Corrono le voci come un tam tam, nello sterminato paesaggio del Ciad: voci di avventurieri, funzionari dell'amministrazione francese, missionari, mercenari, sbandati; da una tenda piantata nella steppa alla terrazza del Ciaden Hotel, davanti a un fornellino di campo o a un whisky, molte voci si intrecciano per raccontarci la favolosa, epica e leggendaria vicenda di Morel, l'idealista folle, e la sua lotta contro tutte le intolleranze, tutti i nazionalismi, tutte le angherie dei potenti, in nome della difesa della natura; lotta che ha eco in tutto il mondo, che fa sognare e commuovere molti, infuriare e imbracciare i fucili a molti altri.
Leggiamo, ascoltiamo le loro voci.
Sono molti i personaggi che l'hanno conosciuto, odiato o amato: il disertore americano Forsythe, il faccendiere e trafficante d'armi libanese Habib, il cacciatore italiano Orsini d'Acquaviva, il colonnello inglese Babcock, il futuro dittatore africano Waitari, il naturalista danese Qvist, il missionario francese padre Fargue, il fotoreporter ebreo Fields, e molti altri ancora; e ognuno di loro -il mondo è appena uscito dalla guerra- ha alle spalle una storia dura e difficile da dimenticare.
E più di tutti, naturalmente, Minna, la ragazza che è tutte le donne del mondo.
Per l'importanza fondamentale dei temi trattati (che sempre più importanti sono diventati poi nei decenni successivi e lo sono oggi più che mai) e per la pluralità dei punti di vista nel trattarli, per la grandiosità dello scenario storico, la poesia nel ritrarre la condizione umana, la sapienza della costruzione narrativa, e infine l'incomparabile bellezza e purezza della scrittura di Gary, ritengo che questo romanzo vada considerato un "Guerra e Pace" del XX° secolo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
gianluca guidomei sidner@libero.it (10-06-2009)
"Le radici del cielo" è un libro del 1956, del dopoguerra e forse per questo si sente molto forte il bisogno di giustizia, libertà, amore.
Ad incarnare questo spirito è Morel, "il francese pazzo", il bianco innamorato degli elefanti, che lotta contro tutto e tutti per la loro salvaguardia. Intorno a questo anarchico sognatore ruotano diversi personaggi che incarnano tutte le contraddizioni del genere umano e di quel continente straordinario che è l' Africa.
L' idealismo di Morel sconcerta tutti, non solo i colonialisti, i cacciatori o gli affaristi bianchi allenati a depredare gli africani, ma gli stessi nativi, che non comprendono l' utopia, che reputano anzi dannosa per il progetto di una grande nazione africana, gli Stati Uniti d' Africa e per la loro rincorsa alla modernizzazione, all' occidentalizzazione ( alcune parole sono brutte sia nel significato che nel significante ).
Il giudizio sulle opportunità politiche e sociali di quegli anni e di quel continente rimane sospeso, come se Gary volesse dirci che in fondo, a pensarci bene, questo dannarsi dell' essere umano a trovare soluzioni è tutto così limitato, precario e infantile! Il mondo è "finito", solo l' utopia è infinita. Il coraggio di provare a lottare, di inseguire le idee più folli è un omaggio al miracolo della vita ed alla sua teleologia. A chi lo prende per un folle idealista, Morel risponde:
"Ti ricordi quel rettile preistorico che abbandonò il fango e andò a vivere all' aria aperta, iniziando a respirare. Era senza polmoni, aspettava che questi gli si formassero. Era matto anche lui. Completamente suonato. Per questo ci provò. E' il nostro antenato, non saremmo quel che siamo senza di lui. E anche noi dobbiamo provare, perché questo è il progresso. E a forza di provare forse spunteranno anche a noi gli organi necessari, per esempio l' organo della dignità o quello della fratell Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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