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Gary Romain - Le radici del cielo |
A Fort-Lamy, nell'Africa Equatoriale Francese, il centro d'attrazione è l'Hotel del Ciadien. Il caffè-bar-dancing è di proprietà di Habib, una canaglia col sigaro perennemente alle labbra, il sorriso beffardo che non si rivolge a nessuno in particolare, ma pare destinato alla vita stessa, e di un suo protetto: de Vries, un giovane esile, eretto, capelli biondi ondulati, che si fa vedere raramente a Fort-Lamy e trascorre il tempo a braccare la natura in tutti i suoi rifugi col suo bel fucile col calcio incrostato d'argento. Fino a qualche tempo fa il Ciaden era un luogo piuttosto desolato, poi è arrivata Minna, tedesca, bionda, un gran corpo vistoso, un passato da dimenticare alle spalle, e l'atmosfera è cambiata. Un giorno, mentre Minna è al bar intenta a scegliere i dischi per la serata, piomba sulla pista da ballo un uomo con un viso energico e un po' scuro, i capelli castani e ricciuti, che ogni tanto rigetta indietro con un gesto brusco. L'uomo ordina un rhum. Poi comincia a parlare a Minna. Non le dice né chi è né da dove viene, ma le parla degli elefanti, delle migliaia di elefanti che vengono uccisi ogni anno in Africa. Meravigliosi animali in marcia negli ultimi grandi spazi liberi rimasti al mondo, abbattuti senza pietà. E così, quasi senza accorgersene, Minna e Morel, il "francese pazzo", l'"avventuriero dello spirito" compiono l'uno verso l'altra i primi passi di un'avventura che diventerà leggenda in Ciad e in tutta l'Africa Equatoriale Francese.
gianluca guidomei sidner@libero.it (10-06-2009)
"Le radici del cielo" è un libro del 1956, del dopoguerra e forse per questo si sente molto forte il bisogno di giustizia, libertà, amore.
Ad incarnare questo spirito è Morel, "il francese pazzo", il bianco innamorato degli elefanti, che lotta contro tutto e tutti per la loro salvaguardia. Intorno a questo anarchico sognatore ruotano diversi personaggi che incarnano tutte le contraddizioni del genere umano e di quel continente straordinario che è l' Africa.
L' idealismo di Morel sconcerta tutti, non solo i colonialisti, i cacciatori o gli affaristi bianchi allenati a depredare gli africani, ma gli stessi nativi, che non comprendono l' utopia, che reputano anzi dannosa per il progetto di una grande nazione africana, gli Stati Uniti d' Africa e per la loro rincorsa alla modernizzazione, all' occidentalizzazione ( alcune parole sono brutte sia nel significato che nel significante ).
Il giudizio sulle opportunità politiche e sociali di quegli anni e di quel continente rimane sospeso, come se Gary volesse dirci che in fondo, a pensarci bene, questo dannarsi dell' essere umano a trovare soluzioni è tutto così limitato, precario e infantile! Il mondo è "finito", solo l' utopia è infinita. Il coraggio di provare a lottare, di inseguire le idee più folli è un omaggio al miracolo della vita ed alla sua teleologia. A chi lo prende per un folle idealista, Morel risponde:
"Ti ricordi quel rettile preistorico che abbandonò il fango e andò a vivere all' aria aperta, iniziando a respirare. Era senza polmoni, aspettava che questi gli si formassero. Era matto anche lui. Completamente suonato. Per questo ci provò. E' il nostro antenato, non saremmo quel che siamo senza di lui. E anche noi dobbiamo provare, perché questo è il progresso. E a forza di provare forse spunteranno anche a noi gli organi necessari, per esempio l' organo della dignità o quello della fratell Voto: 5 / 5 |
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