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Schwarzenbach Annemarie - La via per Kabul. Turchia, Persia, Afghanistan 1939-1940 |
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Titolo | La via per Kabul. Turchia, Persia, Afghanistan 1939-1940 |
| Autore | Schwarzenbach Annemarie | Prezzo Sconto 15%
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€ 7,22
(Prezzo di copertina € 8,50 Risparmio € 1,28)
|  | | Dati | 2009, 157 p., ill., brossura | | Curatore | Perret R. | | Traduttore | D'Agostini T. |
| Editore | Il Saggiatore Tascabili
(collana Saggi) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Nel giugno 1939 Annemarie Schwarzenbach si lascia alle spalle una lunga terapia di disintossicazione, l'amore tormentato per Erika Mann e, insieme alla scrittrice Ella Mailart, si imbarca in un viaggio avventuroso a bordo di una Ford. La meta delle due donne è l'Afghanistan, un paese ai confini del mondo dove il tempo è rarefatto come l'aria delle montagne e brevi tragitti diventano peregrinazioni di giorni interi. Dalla Turchia alla Persia fino agli altopiani afghani, il viaggio diventa occasione di esplorare, insieme al mondo esterno, il proprio paesaggio interiore, di mettere alla prova certezze e paure, quello che Annemarie ha chiamato "un concentrato della nostra esistenza".
Tullio Pascoli tullio@brazintrade.com (02-03-2009) Forse mi aspettavo troppo io. Comunque, si tratta certamente di un resoconto interessante, soprattutto se inserito nel suo contesto temporale. Infatti, mentre in Europa stava per scoppiare il più doloroso conflitto armato, due donne da sole in cerca di pace si avventurano in Paesi, attraversando deserti e strade precarie, fermandosi in villaggi e località dove alle donne ben pochi diritti erano - ed ancor oggi sono riservati. Ciononostante, ci parlano dell’ospitalità che ricevono un po’ ovunque e che è tradizionalmente riservata ai viaggiatori da parte delle popolazioni islamiche.
In realtà, mi attendevo qualcosa di diverso, capace di fornirmi accenni sulle origini dei Popoli Afgano e Kashmiri perché cercavo delle tracce a proposito delle 10 tribù ebraiche disperse e che secondo altri autori si sarebbero rifugiate da quelle parti e che, poi, erano state assoggettate alla religione islamica, pur conservando alcune tipiche caratteristiche degli Ebraici. Purtroppo, l’unico inizio trovato in rapporto a questo particolare aspetto, è il fatto che l’autrice ci descrive come le donne afgane ebraiche si distinguevano, per il fatto d’indossatre “tcharis” (una versione di burka) di color nero e, pertanto diverse da quelle indossate dalle donne musulmane.
In sé, si tratta senza dubbio, di una lettura interessante, anche a distanza di tanto tempo, dal momento che quelle zone sono attualmente oggetto di particolari attenzioni di tutta la stampa. Un aspetto singolare ed interessante è costituito dal fatto che l'autrice si riferisce già allora, all'ipotetica invasione dell'Afganista che l’Unione Sovietica stava preparando; infatti, in alcune occasioni saranno vigilate e sospettate di spionaggio. Evidentemente, gli eventi della guerra mondiale prima e della guerra fredda poi hanno ritardato questo progetto a cui avevano già pensato gli zar e che i comunisti, finalmente, metteranno in pratica in modo fallimentare, solo decenni più tardi, quando l'impero sovietico si trovava ormai già alla vigilia del proprio definitivo tramonto. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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