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Connelly Michael - Il ragno | Nella cabina della funicolare di Los Angeles un uomo in un elegante abito grigio scuro giace faccia a terra, freddato da un colpo di pistola. E Howard Elias, importante avvocato di colore specializzato in diritti civili. I suoi clienti non si distinguono di certo per onestà e rettitudine, trattandosi perlopiù di farabutti o autentici criminali, ma Elias ha sposato una causa ben precisa: intentare azioni legali contro il Dipartimento di Polizia, facendo leva sul nervo scoperto del razzismo diffuso in città e sui metodi non sempre ortodossi usati dalle forze dell'ordine. Le sue invettive gli hanno procurato grande fama e, inevitabilmente, l'odio feroce di quasi tutti gli agenti. Sullo sfondo di una Los Angeles sconvolta dalla difficile convivenza tra bianchi e neri, le indagini di un caso dì cui nessuno vorrebbe occuparsi sono affidate al detective Harry Bosch, uomo duro e tormentato, solitario per dovere e per necessità. Alle prese con un'umanità cinica ed egoista, è lui che deve scandagliare la vita privata di Elias, addentrarsi nei recessi più sordidi di Internet, alla ricerca di una giustizia "che vede soltanto il colore del sangue".
Media Voto: 3.66 / 5impro (27-02-2011) Grande ritmo per un thriller che lascia col fiato sospeso fino all'ultima pagina. Conflitti sociali, politica e la malinconia a cui il detective Boch, antieroe per eccellenza, ci ha da sempre abituati, fanno da contorno a una trama ben strutturata, avvincente e per nulla scontata.
Uno dei migliori romanzi di Connelly. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
vito (26-02-2011) Sembra di essere giunti alla risoluzione del caso, ma ogni volta emerge un piccolo dettaglio che rimette tutto in discussione. Questo è un signor autore. Veramente esaustivo nelle sue descrizioni dei luoghi; difficile non impersonificarsi con il detective. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
lettore4 (08-01-2011) Prevedibilissimo il colpevole, trama quasi identica ad "Utente sconosciuto", personaggi senza un perché. Il protagonista per tutto il libro si duole della perdita più o meno definitiva della moglie cui telefona ogni quattro pagine circa per non approdare poi a nulla (la moglie non ha alcuno spessore, non si capisce che ci stia a fare nel libro, francamente); allo stesso modo butta lì una relazione fra la vittima e l'amante di cui non si avverte alcuna necessità. Si salva, nel finale, l'amarezza di dover soggiacere alle regole di un gioco più grande. Troppo poco. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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